RUBBERBAND IL NUOVO ALBUM DI MILES DAVIS, MAI ASCOLTATO E INTATTO PER PIU’ DI 30 ANNI

Miles Davis – Foto di Stephane Tabet

Il 6 settembre è uscito “Rubberband”, il cosiddetto album “perduto” di Miles Davis, inciso dopo la firma con la Warner Bros. L’album è stato completato dai produttori originali e dal nipote di Miles Davis, Vince Wilburn Jr. con diversi ospiti tra cui Randy Hall, Lalah Harhaway e Ledisi.

La frase “Perché suonare tutte queste note quando possiamo suonare solo le migliori?” sintetizza nel migliore dei modi la poetica musicale di Miles. Essa è basata sull’inconfondibile suono languido e sull’emotività strumentale della sua tromba piuttosto che spostandosi su un virtuosismo fine a se stesso.

Miles, dopo aver lasciato la Columbia Records nel 1985, entrò a far parte del roster della Warner Bros. Records. Proprio in quell’anno – agli Ameraycan Studios di Los Angeles – iniziò le registrazioni di “Rubberband”, affiancato dai produttori Randy Hall e Zane Giles.

La direzione musicale di Miles in quell’anno marcava sempre più un distacco dalle sonorità impresse nei solchi di “Tutu”, che continuò a registrare lasciando, così, questa “nuova fase” intatta e mai ascoltata per oltre trent’anni.

Rubberband, il nuovo album di Miles Davis, è distribuito dall’etichetta Rhino. È disponibile su tutte le piattaforme digitali, nonché su CD e Vinile 180 grammi. È stato concluso dai produttori originali – Hall e Giles – e dal nipote Vince Wilburn Jr. che aveva suonato la batteria nelle sessioni originali dell’album tra il 1985 e 1986.

È dello stesso Davis l’originale dipinto dell’epoca impresso nella cover dell’album. Il geniale artista di Alton, Illinois, suona sia la tromba che le tastiere. A lui si affiancano i tastieristi Adam Holzman, Neil Larsen e Wayne Linsey, il percussionista Steve Reid e il sassofonista Glen Burris.

Miles Davis è, sicuramente, una delle figure più importanti per la musica mondiale, non solo jazz.
Nato ad Alton, nell’Illinois, il 26 maggio del 1926 si è sempre contraddistinto per il suo stile inconfondibile, che lo ha reso uno dei fondamentali autori del XX Secolo.

Considerato uno tra gli ideatori di diversi stili, quali il cool jazz, l’hard bop il jazz modale, quello elettrico fino alla fusione con il rock ha avuto l’opportunità di esibirsi coi migliori artisti mondiali.

Nella sua carriera ha lasciato il segno con alcuni capolavori ancora oggi immortali, che hanno influenzato un grandissimo numero di artisti. Tra tutti spiccano le gemme “Birth Of The Cool” del 1957, “Kind Of Blues” del 1959 e “Bitches Brew” uscito nel 1970.

Persona dal carattere non facile Miles Davis è stato uno dei trombettisti più imitati ed immediatamente identificabili. Riservato ma spesso esigente, Davis proiettò nella sua musica una sincera tenerezza oltre ad un senso ritmico senza eguali.

Iniziò a suonare la tromba a 13 anni. Sembrava destinato ad un ‘educazione musicale classica fino a quando incontrò la musica di Charlie Parker che divenne per il giovane Miles Diwey Davis una vera e propria ossessione.

Nel 1944 si trasferì a New York e abbandonò pressoché gli studi con l’unica meta di seguire il celebre sassofonista da un club all’altro. Questa perseveranza lo portò a diventare un membro effettivo del quintetto di Parker in sostituzione di Dizzy Gillespie.

Con “Bird” realizzò diverse incisioni, ma il carattere e lo stile di vita del band leader causarono l’abbandono da parte del giovale Davis che iniziò un’attività di sideman con tutte le maggiori formazioni del periodo.

Nel periodo compreso tra l’estate del 1848 e la fine del 1949 prese vita la prima formazione di Miles. Si trattava di una formazione a nove elementi che sembrava poter offrire una versione estesa e totalmente arricchita del suono della sua tromba.

Tra gli elementi figuravano Max Roach, Gil Evans, Gerry Mulligan e Lee Konitz. Questo esperimento non ebbe grande fortuna e gli ingaggi erano scarsi e agli inizi dei ’50 Davis iniziò ad usare droghe pesanti.

Ripulito dall’abuso di eroina, nel 1955 fece un grande rientro sulle scene partecipando al Newport Jazz Festival e questa esperienza, assai positiva, lo spinse a formare una nuova band.

Qui iniziò la collaborazione col fenomenale John Coltrane, sassofonista tanto veloce, intenso e pieno di calore quanto Davis era introverso. Assieme al piano di Red Garland, il basso di Paul Chambers e la batteria di Philly Joe Jones la band divenne una delle vette del primo Hard Bop, incidendo per la Prestige Records quattro album.

Problemi di droga tra i membri provocarono lo scioglimento di questo quintetto e Miles, che nel frattempo aveva iniziato ad utilizzare la sordina Harmon, rafforzò il sodalizio con Gil Evans e passò ad incidere per la Columbia.

Spostandosi tra Parigi e New York tra diversi progetti, nella metropoli statunitense riunì il vecchio quintetto reclutando il sax contralto di Julian “Cannonball” Adderley creando capolavori come “Milestones” e, col gli ingressi di Jimmy Cobb alla batteria e l’alternanza dei pianisti Bill Evans e Wynton Kelly il capolavoro assoluto “Kind Of Blue”.

Dopo questo album Davis si prese una pausa dal gruppo arrivando ad un distacco definitivo con Coltrane che, intanto, stava dando il meglio di sé con album del livello di “A Love Supreme” e “Giant Step”.

In quei primi anni ’60 Miles si spostò verso il Free Jazz assumendo giovani musicisti come l’allora sedicenne batterista Tony Williams, il pianista Herbie Hancock, Wayne Shorter e Ron Carter che erano il sassofonista e il bassista della band di Art Blakey. Il gruppo abbandonò gli standard modali per sviluppare un perfetto interplay che andava in contrapposizione col sound di Coltrane arrivando ad una forma di improvvisazione collettiva.

Stavano entrando nel clou dei favolosi anni ’60 dove il rock stava prendendo il sopravvento sul jazz e artisti come Jimi Hendrix attiravano folle oceaniche.
Davis, allora, ebbe l’intuizione di fondere il suono modale ed improvvisativo del suo quintetto con strutture e strumenti tipici del rock e in album epocali come “In A Silent Night” e – soprattutto – “Bitches Brew” mise a frutto una concezione di tipo elettrico delle orchestrazioni che Gill Evans aveva composto per lui dieci anni prima.

Numerosissimi grandi artisti passarono attraverso la band jazz-rock di Miles Davis e solo nominare Keith Jarrett, Chick Corea, John Scofield e Dave Holland deve bastare per far capire l’importanza di questa figura per la musica mondiale.

Quando morì, il 28 settembre 1991 in California per un attacco di polmonite, stava lavorando assieme a Prince e, allo stesso tempo, su un disco di musica rap assieme al produttore di dance music Easy Mo Bee.

Oggi, con l’uscita di Rubberband il nuovo album di Miles Davis, viene celebrata degnamente la carriera di un artista che ha lasciato il segno.

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