A-Z Press https://a-zpress.com Agenzia di comunicazione per eventi legati a musica, festival, manifestazioni, viaggi, cultura, enogastronomia Wed, 25 Nov 2020 11:11:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 #unacasaperspazio – il popolo della musica si mobilita https://a-zpress.com/unacasaperspazio-il-popolo-della-musica-si-mobilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=unacasaperspazio-il-popolo-della-musica-si-mobilita https://a-zpress.com/unacasaperspazio-il-popolo-della-musica-si-mobilita/#respond Wed, 25 Nov 2020 11:03:12 +0000 https://a-zpress.com/?p=674 C’è un grande fermento sulla rete in questi giorni, complice anche questa sorta di lockdown, con l’uso dello slogan #unacasaperspazio che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica e il Comune di Pavia sulla riapertura di SpazioMusica, storico locale che da parecchi anni è meta fidata e apprezzata di una nutrita schiera di appassionati di musica dell’area pavese, […]

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C’è un grande fermento sulla rete in questi giorni, complice anche questa sorta di lockdown, con l’uso dello slogan #unacasaperspazio che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica e il Comune di Pavia sulla riapertura di SpazioMusica, storico locale che da parecchi anni è meta fidata e apprezzata di una nutrita schiera di appassionati di musica dell’area pavese, ma non solo.

SpazioMusica Pavia è costretto a chiudere, si mobilita un nutrito numero di appassionati con #unacasaperspazio

Perché chiude SpazioMusica Pavia

Appassionati di quelli veri, quelli per cui la musica è ancora un simbolo, uno stile di vita, che si sobbarcano senza fiatare centinaia di km. Sono – anzi siamo, perché anche noi che scriviamo ci fregiamo di appartenere a questa pacifica schiera – tutte persone in parte deluse da come stanno andando le cose in questo ultimo drammatico anno.

Siamo tutti consapevoli che la pandemia ci costringe ad un “ritiro forzato” nelle nostre case, ma nutriamo la giusta speranza di poter ritornare, quando tutto si sarà calmato, a poter ascoltare musica e a socializzare e a fare nuove conoscenze. Ecco, perché locali come SpazioMusica hanno anche questa prerogativa, di offrire un servizio sociale spesso sottovalutato, ma di importanza vitale per le persone e per la cultura.

Oggi, senza entrare nei dettagli tecnici, per dei “semplici” cavilli burocratici, il locale nel quale il proprietario Paolo Pieretto ha investito tutti i suoi risparmi, è chiuso in forma definitiva. Ciò significa che al ritorno alla normalità i suoi cancelli resteranno serrati, e tutta la musica, l’atmosfera, le piacevoli sensazioni resteranno attaccate alle pareti del locale, assieme alle decine di locandine che testimoniano la preziosissima attività concertistica che ha caratterizzato il celebre posto di via Federico Faruffini.

I titolari stanno domandando uno spazio alternativo dove poter continuare la programmazione artistica e l’attività imprenditoriale (non dimentichiamo questo aspetto). E assieme a loro lo stanno chiedendo i tantissimi fruitori di SpazioMusica, un po’ da tutto il Nord Italia, perché questo locale è (ne vogliamo parlare al presente, perché crediamo che tutto si possa risolvere) un’isola felice per la buona musica rock e folk, dove la qualità delle proposte non subisce le influenze di un mercato musicale sempre più malato e senza personalità.

#unacasaperspazio: la voce del pubblico

Quindi #unacasaperspazio è una pacifica richiesta da parte di una pacifica platea per poter ridare voce alla cultura, un invito a chi di dovere di venire a dare un’occhiata a cosa si sta impedendo, magari davanti ad un buon bicchiere di birra o di vino, rigorosamente dell’Oltrepò pavese.

Da segnalare che – purtroppo – quello di SpazioMusica non è un caso isolato sul territorio nazionale.
Pensiamo ad esempio, tra i tanti, al Nidaba di Milano e All’UnaeTrentacinqueCirca di Cantù e via discorrendo, tutti spazi che hanno una bella storia alle spalle, la volontà di continuare ma che, per problemi vari, rischiano la chiusura, lasciando una buona fetta di pubblico in balìa di nuovi locali in cui contano solo gli incassi, dove la musica è un riempitivo e dove la socialità viene sicuramente messa in secondo piano da alcol e volumi improponibili.

Tutti i problemi sono risolvibili, basta volerlo.

Lo slogan per la riapertura di SpazioMusica Pavia

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Editoria in Italia: l’evoluzione nell’ultimo secolo https://a-zpress.com/editoria-in-italia-levoluzione-nellultimo-secolo/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=editoria-in-italia-levoluzione-nellultimo-secolo https://a-zpress.com/editoria-in-italia-levoluzione-nellultimo-secolo/#respond Mon, 23 Nov 2020 12:00:59 +0000 https://a-zpress.com/?p=666 La storia dell’editoria in Italia nell’ultimo secolo ci presenta un panorama evolutivo del libro, ma anche e soprattutto dei suoi lettori. Un tema, questo, molto utile a farci capire come le pagine stampate abbiano accompagnato di pari passo i più importanti fatti storici e ne siano al contempo state influenzate a loro volta. I primi […]

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La storia dell’editoria in Italia nell’ultimo secolo ci presenta un panorama evolutivo del libro, ma anche e soprattutto dei suoi lettori. Un tema, questo, molto utile a farci capire come le pagine stampate abbiano accompagnato di pari passo i più importanti fatti storici e ne siano al contempo state influenzate a loro volta.

L'evoluzione dell'editoria in Italia dai primi anni del Novecento ad oggi

I primi anni dell’editoria in Italia

I primi anni ’20 del ‘900 sono stati caratterizzati da una produzione letteraria destinata ai nuovi ceti sociali interessati alla lettura e anche da un forte incentivo verso il rinnovamento politico e culturale. Due erano le macro categorie all’interno del mondo editoriale di quel periodo: l’intrattenimento e la cultura. Il largo mercato dei lettori di narrativa rappresentava il bacino d’utenti a cui si rivolgevano le maggiori case editrici, una su tutti, Treves di Milano.

Proprio nel catalogo di quest’ultima infatti si stagliavano fianco a fianco libri di consumo, ma anche autori contemporanei emergenti, come ad esempio Pirandello, e scrittori di cultura come d’Annunzio.

L’immediato dopoguerra è un periodo duro per tutta l’economia. Nel 1922 il Partito Fascista condotto da Mussolini veniva designato per guidare l’Italia e anche l’editoria viene investita dai dettami del fascio: “editori e librai devono entrare nell’ingranaggio dell’attività nazionale, concorrendo al fine comune del benessere individuale e della grandezza della Patria”.

Per l’editoria libraria la censura si inasprisce solo durante gli anni ’30, in particolare nel 1938 con l’entrata in vigore delle leggi razziali e l’istituzione di una commissione per la bonifica libraria con cui diventa impossibile pubblicare libri di scrittori di origine ebrea.

Il mondo editoriale degli anni ’30 guadagna comunque un incremento dei titoli pubblicati annualmente e nel frattempo, sebbene molte case editrici abbiano chiuso i battenti, ne sono nate altre che avranno gran successo come ad esempio Bompiani, Rizzoli, Einaudi e Garzanti.

Proprio con questi ultimi citati nasce la figura dell’ “editore protagonista”, ossia un editore capace di caratterizzare fortemente il suo progetto in modo personale e anche l’intero processo di ideazione e produzione, dalla scelta del testo alla distribuzione del libro finito.

Gli anni ’40 vedono l’editoria in Italia ricadere nelle braccia della crisi e delle sanzioni affibbiate alla nostra penisola da parte della Società delle Nazioni per aver violato i patti internazionali con la guerra in Etiopia. Mancava la carta, vigevano provvedimenti restrittivi per quanto riguardava la libertà di stampa, gli stabilimenti erano stati danneggiati dalle bombe. Un vero e proprio periodo nero.
Dal 1942 la produzione libraria calava a vista d’occhio: dai 10762 titoli del 1941 si è passati ai 2248 del 1944.

L’editoria italiana nel dopoguerra

Nell’immediato dopoguerra le cose iniziano a cambiare grazie al clima di fervore e alla voglia di ripartire. Dal 1945 al ’49 si registra infatti un incredibile +131% di titoli pubblicati grazie appunto alla grande esplosione di creatività di quegli anni.

Le case editrici inaugurano nuove collane, una su tutti Mondadori che ne avvia ben quattro, “I classici contemporanei italiani”, “I classici contemporanei stranieri”, “La medusa degli italiani”, “La Biblioteca moderna Mondadori”.
Alla fine del decennio nasce la BUR, “Biblioteca Universale Rizzoli” che porta con sé una vera e propria rivoluzione perché è la prima collana in Italia a dar vita ad un progetto articolato di letteratura universale, dall’antichità classica fino ai giorni nostri. Con la BUR nell’editoria si apre un mondo nuovo: si dà la possibilità ad un pubblico molto vasto di accedere alla lettura ad un prezzo molto contenuto di 50 lire per ogni 100 pagine di libro.

Negli anni ’50 l’editoria italiana si assesta e vede sbocciare collane di qualità, come “I Gettoni” di Einaudi diretta da Elio Vittorini che batteva nuove strade e raccoglieva testi narrativi di autori giovani.

Il decennio successivo la nostra penisola viene invasa da un grande sviluppo industriale, economico e culturale e di conseguenza anche l’editoria guadagnava più spazio. Nascevano in quegli anni nuove case editrici come Adelphi, Dedalo e Marsilio e verrà perseguito il modello di “romanzo di successo”, detto anche “best-seller all’italiana”, nel quale la qualità letteraria si mescola a elementi accattivanti per il consumo.

Il 1965 è un anno molto importante perché il 27 aprile la Mondadori lancia sul mercato la collana economica e tascabile degli “Oscar” che escono in edicola: una vera e propria rivoluzione nel commercio dei libri.

Gli anni ’70 nel settore editoriale scorrono tra alti e bassi in un quadro politico, sociale e culturale che tende all’emancipazione su diversi fronti. Il 1977 è un altro anno nero per i libri a causa della crisi economica che mette un freno all’espansione del mercato che si era vista fino a quel momento.

Il decennio degli ’80 è quello che inaugura una nuova circolarità tra i diversi mezzi di comunicazione, in primis dando vita a uno scambio e un sostegno reciproco tra libro e telenovela. E’ proprio in questo contesto che c’è il boom del romanzo rosa e viene lanciata nelle edicole la serie “Harmony”.

Dal 1991 l’editoria entra in una parabola discendente con un netto calo dei titoli stampati, lo svuotamento dei magazzini, l’applicazione di supersconti e una completa stasi di mercato. L’evidente calo dell’acquisto di libri viene interrotto solamente dal fenomeno dei “Millelire” nel 1992, volumetti di poche pagine venduti appunto a 1.000 Lire l’uno. Questa pubblicazione ha dato il via ad una vera e propria rivoluzione nel settore: fioriscono interventi editoriali nuovi e proliferano nuove prospettive in tutto il settore dei tascabili.

Il nuovo millennio

Con l’avvento del nuovo secolo l’editoria ha visto un’accelerazione sempre maggiore dell’integrazione tra editoria tradizionale e multimedialità: nasce l’e-book e le librerie fisiche vengono affiancate dai negozi e dalle piattaforme digitali.

E in questi ferventi anni di incertezza e instabilità come vive il libro? In bilico tra poco tempo libero e scarsa attenzione, sostituito dall’iperconnessione ai social o sbocconcellato qui e là ogni tanto? Oppure è ancora forte della sua materialità cartacea, del suo profumo e del suo “peso”culturale?

Fortunatamente possiamo anche assistere anche alla nascita di nuove case editrici, spinte da una grande volontà di proporre al lettore italiano libri di grande qualità, tra queste si stanno mettendo in luce nell’ultimo periodo NNE, Minimum Fax e Jimenez, un bel segnale visto, anche, il grande interesse che stanno ricevendo da quello zoccolo duro di pubblico ancora interessato ed innamorato della carta stampata.

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L’alligatore, tanto blues e le paludi venete su Rai2 https://a-zpress.com/lalligatore-tanto-blues-e-le-paludi-venete-su-rai2/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=lalligatore-tanto-blues-e-le-paludi-venete-su-rai2 https://a-zpress.com/lalligatore-tanto-blues-e-le-paludi-venete-su-rai2/#respond Wed, 18 Nov 2020 09:11:44 +0000 https://a-zpress.com/?p=654 No, non siamo nel bayou della Louisiana dove vive l’alligatore e nemmeno nel Delta del Mississippi, ma al di qua dell’Oceano nella nostra cara vecchia Italia. Siamo nelle paludi del Po, la zona più blues che potete immaginare e ci siamo grazie allo scrittore più blues che potevamo trovare. Parliamo di Massimo Carlotto, il sessantaquattrenne […]

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No, non siamo nel bayou della Louisiana dove vive l’alligatore e nemmeno nel Delta del Mississippi, ma al di qua dell’Oceano nella nostra cara vecchia Italia. Siamo nelle paludi del Po, la zona più blues che potete immaginare e ci siamo grazie allo scrittore più blues che potevamo trovare.

Parliamo di Massimo Carlotto, il sessantaquattrenne scrittore veneto che ha creato il detective privato Marco Buratti, meglio conosciuto come l’Alligatore, tra le tante cose che ha fatto nella sua ormai lunga e tormentata carriera.

Oggi, grazie a Rai2, l’Alligatore esce dalla carta stampata e diventa un film, anzi una serie televisiva in 4 puntate che occuperà le prime serate del secondo canale della televisione di Stato a partire da mercoledì 25 novembre.

La serie TV

Con una coproduzione Rai Fiction e Fandango, la produzione di Domenico Procacci e la regia di Daniele Vicari (“Diaz”, “Sole cuore amore”, “Velocità massima”) e di Emanuele Caringi sono una garanzia, un perfetto abbinamento con i racconti di Carlotto e quella laguna veneta perfetta come scenografia per le indagini di un non troppo ortodosso investigatore qual è Buratti, ex galeotto ed ex cantante che quando non è sulle tracce di qualche caso da risolvere si dedica al blues e al Calvadòs.

L’Alligatore se ne va in giro con due altri loschi figuri, Max detto La Memoria un ambientalista e convinto pacifista e Beniamino Rossi, un malavitoso milanese dall’aspetto di un Nick Cave assai malandato. Questi i tre principali protagonisti delle 4 puntate che sono interpretati dal veronese Matteo Martari, perfetto con la sua parlata veneta e la sua voce dai toni paludosi come i racconti, mentre i due compari di sventura sono Gianluca Gobbi (Max) e Thomas Trabacchi (Beniamino).

A questi si affiancano la brava Valeria Solarino, che interpreta Greta, Fausto Maria Sciarappa (Castelli), Eleonora Giovanardi (Virna), Shalana Santana (Marielita) e Andrea Gherpelli (Pellegrini).

Chi è l’Alligatore

Una vicenda che si avvicina alla reale storia di Carlotto vede Marco Buratti ritornare alla vita “normale” dopo aver trascorso ingiustamente sette lunghi anni in carcere. Anni che avranno inciso profondamente sul carattere del protagonista, che perde la voglia e la voce per poter tornare ad essere un cantante blues ma dedica il suo tempo a combattere la criminalità, ossessionato dalla giustizia. Casi sempre difficili ed ingarbugliati, spesso a supporto di avvocati che vedono nell’Alligatore la miglior strada per risolvere circostanze disperate, confidando nella sua abilità e nelle sue conoscenze in campo malavitoso.

Non ama particolarmente poliziotti e magistrati, preferisce risolvere le cose a modo suo, con l’aiuto dei suoi amici, certamente non persone qualsiasi.

Poi c’è Greta, il vecchio amore da riconquistare, la bella rock star che non gli perdona di averla tradita vanificando il loro sodalizio musicale ed è qui che blues e Calvadòs potranno dare il meglio.

Molto belli tutti i personaggi, l’ambientazione tra Comacchio e Venezia, la fotografia di Gherardo Grossi e una menzione speciale va alla colonna sonora curata da Teho Teardo che si è ispirato al magnifico lavoro di raccolta “on field” di Alessandro Portelli, indubbiamente il più grande ed importante etnomusicologo di casa nostra.

Le 4 puntate avranno questa programmazione:

  • mercoledì 25 novembre: La verità dell’alligatore
  • mercoledì 2 dicembre: Il corriere colombiano
  • mercoledì 9 dicembre: Il Maestro di Nodi
  • mercoledì 16 dicembre: Fine dei Giochi

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I NUOVI CEDRINI TORNANO CON IL NUOVO SINGOLO “SAN GIUTO BLUES” CON UTILI RIMEDI PER IL SINGHIOZZO https://a-zpress.com/i-nuovi-cedrini-tornano-con-il-nuovo-singolo-san-giuto-blues-con-utili-rimedi-per-il-singhiozzo/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=i-nuovi-cedrini-tornano-con-il-nuovo-singolo-san-giuto-blues-con-utili-rimedi-per-il-singhiozzo https://a-zpress.com/i-nuovi-cedrini-tornano-con-il-nuovo-singolo-san-giuto-blues-con-utili-rimedi-per-il-singhiozzo/#respond Tue, 10 Nov 2020 09:52:46 +0000 https://a-zpress.com/?p=646 I Nuovi Cedrini hanno sempre strizzato l’occhio a vibrazioni allegre e positive, forse, per questo, nella loro produzione mai si sono avvicinati a sonorità riconducibili all’alveo del blues. Tale genere, anche se il mondo di cui parliamo è vastissimo, affonda comunque le proprie radici in stati d’animo malinconici se non di vera e propria sofferenza. […]

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I Nuovi Cedrini hanno sempre strizzato l’occhio a vibrazioni allegre e positive, forse, per questo, nella loro produzione mai si sono avvicinati a sonorità riconducibili all’alveo del blues. Tale genere, anche se il mondo di cui parliamo è vastissimo, affonda comunque le proprie radici in stati d’animo malinconici se non di vera e propria sofferenza.

I Nuovi Cedrini band che ha sempre strizzato l'occhio a vibrazioni allegre e positive

Bene, dopo decenni di attività, anche i Nuovi Cedrini hanno deciso di affrontare il tema della sofferenza e di farlo in chiave blues. Si parla di una sofferenza universale, un fastidio fisico che sicuramente tutti, animali compresi, e in tutto il pianeta hanno vissuto creando disagi e imbarazzi. Chi non ha mai sofferto di singhiozzo?

SAN GIUTO BLUES

Ecco, il “San Giuto Blues” parla proprio di questo, di questo disturbo della deglutizione che rende imbarazzanti le relazioni sociali e i cui rimedi sono notoriamente fallaci creando ulteriore disagio per la sua persistenza. Per mantenere un tono più “roots” il singhiozzo viene evocato col termine dialettale veronesesangiuto“, complice di mandare al tappeto una già difficile e tormentata relazione amorosa.

Fabio Rocco Casarotti e Leonardo Maria Frattini hanno composto questa canzone scambiandosi divertiti messaggi via WhatsApp e hanno poi deciso di affidarsi all’aiuto di due maestri veronesi del genere: Lorenz Zadro (chitarrista nonché patron della nota kermesse “Blues Made In Italy“) e Giorgio Peggiani all’armonica a bocca. Fido complice del tutto è Davide Mirandola al piano e organo, ha completato l’ensemble Federico Grella suonando la batteria oltre che a registrare il brano nel suo studio di Angiari (rigorosamente nella bassa veronese), il Dirty Sound Studio. Esce su tutte le piattaforme digitali per la Kaleidofon Records dei Montefiori Cocktail.

CONOSCIAMO I NUOVI CEDRINI

Storico gruppo musicale veronese, di rock ironico si diceva al tempo, più precisamente di Legnago. L’attività più intensa l’ebbe a cavallo degli anni 2000, una band rock con una forte propensione all’allegria e al sorriso tanto da vincere un premio nazionale (il festival di Sanscemo che allora aveva un buon seguito e lanciava numerosi talenti musical-cabarettistici). Aprirono, tra gli altri, qualche concerto di Elio e le Storie Tese e degli Skiantos; pure Fiorello si accorse di loro trasmettendo per mesi a Viva Radio Due la canzone Oh Carolina (una love song dedicata alla nota calciatrice Carolina Morace). Poi, dopo anni anche di intensa attività live, la spinta un po’ si affievolì e i vari componenti seguirono un po’ altre strade. Nel periodo di emergenza coronavirus la collaborazione è riaffiorata specialmente tra Fabio Rocco Casarotti e Leonardo Maria Frattini e ne sono uscite due canzoni in cui credono molto: Un Metro da Me, registrata proprio il giorno prima del lockdown che invita a rispettare le distanze, e Dai Piangiamo Tutti Insieme, una canzone invece di fine lockdown tra l’altro un tributo (sia nel video che nell’aria cabarettistica surreale) ai concittadini Gatti di Vicolo Miracoli che festeggiano 40 anni di successi.

 GUARDA IL VIDEO DI SAN GIUTO BLUES

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Scommesse e gioco d’azzardo: l’evoluzione dalla schedina al betting live https://a-zpress.com/scommesse-e-gioco-dazzardo-levoluzione-dalla-schedina-al-betting-live/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=scommesse-e-gioco-dazzardo-levoluzione-dalla-schedina-al-betting-live https://a-zpress.com/scommesse-e-gioco-dazzardo-levoluzione-dalla-schedina-al-betting-live/#respond Thu, 15 Oct 2020 08:10:21 +0000 https://a-zpress.com/?p=636 Le scommesse sono una pratica che ha radici molto lontane, già molto diffuse al tempo di Greci e Romani che giocavano d’azzardo puntando sulle corse dei carri e sulle gare sportive. Col passare dei secoli questo mondo si è evoluto di pari passo con lo sviluppo di nuovi usi e costumi societari e proliferazione di […]

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Le scommesse sono una pratica che ha radici molto lontane, già molto diffuse al tempo di Greci e Romani che giocavano d’azzardo puntando sulle corse dei carri e sulle gare sportive. Col passare dei secoli questo mondo si è evoluto di pari passo con lo sviluppo di nuovi usi e costumi societari e proliferazione di tecnologie innovative. Nel corso degli anni infatti c’è stato un profondo cambiamento nel modo di scommettere, non solo per quanto riguarda le grosse modifiche apportate dalla nascita del web, ma anche e soprattutto a livello sociale.

Sotto questo punto di vista è bene sottolineare come la scommessa fino a qualche decennio fa era un fattore di aggregazione, si giocava a carte tutti assieme e si mettevano in palio piccole (o grandi) somme di denaro, oppure ci si ritrovava a giocare a tombola mentre si chiacchierava e socializzava. In tempi più recenti invece la tecnologia e la conseguente atomizzazione della vita quotidiana ha portato il gioco d’azzardo e il mondo delle scommesse ad un livello non più collettivo, ma individuale, e di conseguenza l’ha reso anche più pericoloso.

scommesse e gioco d'azzardo una piaga per la società

Internet e l’evoluzione delle scommesse e del gioco d’azzardo

L’avvento di internet ha modificato radicalmente le nostre abitudini e ha rivoluzionato il modo di commerciare, fare cultura, studiare e socializzare. Per quanto riguarda le scommesse, internet ha fatto sì che non fosse più necessario essere presenti fisicamente agli eventi su cui si voleva scommettere: niente più file agli ippodromi, basta affollamenti alle ricevitorie, ora si può fare tutto comodamente dal divano di casa. Da situazione di incontro e aggregazione sociale, le scommesse sono passate ad essere un semplice vizio individualistico sempre più legale e regolamentato.

Prendiamo ad esempio il tipico “gambling” durante gli anni del proibizionismo: assieme ai fiumi di alcolici sottobanco scorrevano veloci anche i dadi sui polverosi pavimenti dei retro bottega. Anche in quell’epoca il gioco d’azzardo era quindi legato, oltre che all’illegalità, anche alla socialità, quindi si può tranquillamente dire che l’evoluzione del mondo delle scommesse si è evoluto, o forse, meglio dire che ha subito un’involuzione, di pari passo con il cambiamento della società.

Prima dell’avvento di computer, cellulari e internet le persone si riunivano in luoghi come bar, centri diurni e piazze per socializzare, mentre da qualche decennio a questa parte la socializzazione è paradossalmente diventata individualistica: con un PC, uno smartphone e una connessione internet si può tranquillamente “chiacchierare” a distanza stando seduti da soli sulla poltrona del salotto. Di conseguenza anche la scommessa si è “atomizzata”: negli anni sono sbocciati siti in cui si può giocare d’azzardo a qualsiasi ora del giorno e della notte semplicemente inserendo una carta prepagata e cliccando su centinaia di giochi diversi per “investire” i propri soldi.

Le scommesse in Italia

In Italia c’è una data storica che riguarda il mondo delle scommesse nel mondo dello sport: il 27 giugno 1998 infatti veniva piazzata la primissima scommessa su un evento sportivo, i Mondiali di calcio di Francia, grazie all’intuito di Maurizio Ughi, presidente di Snai Servizi. Fino a quell’anno nel Bel Paese era legale solamente puntare sulle corse dei cavalli, compilare le schedine del Totocalcio o tentare la fortuna coi numeri del Lotto.

Dal 21 febbraio del 1994 in Italia iniziano a fiorire le lotterie nazionali ad estrazione istantanea, ossia quelle tipologie di gioco d’azzardo che consentono di conoscere immediatamente il risultato e che vengono fin da subito identificate con il nome di “Gratta e Vinci”. Solo dal 2004 questo tipo di gioco è stato commercializzato col nome di “Gratta e Vinci!” e pubblicizzato per la prima volta con lo slogan “Ti piace vincere facile?”.

Se in Italia il calcio era al centro del mondo delle scommesse, nell’Inghilterra del XIX secolo, si puntava sul “pedestrianism”, ossia il cammino a piedi. L’Associazione Amatoriale Athletic è stata fondata nel 1880 proprio per strutturare queste gare a piedi e per organizzarle in modo da influenzare l’esito degli eventi.

Gli USA patria delle scommesse

Negli Stati Uniti è stato invece il baseball il re del mondo delle scommesse, in particolare negli anni ’20 del Novecento. Al contempo nasceva anche un grosso problema: le puntate erano calcolate con le probabilità e se un giocatore voleva rischiare su un risultato proibitivo, poteva trovarsi a rischiare venti dollari per vincerne solamente uno. Tutto è poi cambiato negli anni ‘40 con l’introduzione del punto di spread, che ha di fatto dato vita al sistema moderno delle scommesse.

Lo scopo principale del punto di spread è stato quello di aiutare i bookmakers a bilanciare i loro sistemi: invece di avere la maggioranza dei giocatori d’azzardo che piazzano le scommesse tutti sulla stessa squadra, c’erano più scommesse poste su entrambe le squadre. In parole povere, i bookmakers hanno fatto sì che puntando ad esempio 11 dollari se ne potessero vincere dieci, quindi un sistema molto più equilibrato che garantisce al bookmaker un profitto indipendentemente dalla squadra che vince il gioco.

Il crollo di Wall Street del 1929 ha comportato la necessità immediata di rilanciare in qualsiasi modo l’economia e il gioco d’azzardo è stata una delle soluzioni più azzeccate. Molti stati americani in quel periodo ricominciano a legalizzare le scommesse, come ad esempio Il Massachusetts che ha depenalizzato il bingo nel 1931 e il Nevada. Anche in tempi più recenti si è visto che puntare sul gioco d’azzardo per rilanciare turismo ed economia è un’ottima soluzione: Atlantic City, celebre cittadina del New Jersey, nel 1978 ha legalizzato le scommesse nei casinò proprio per far rinascere la zona balneare della città.

Italia: dal Totocalcio alla ludopatia

Ma torniamo ora al mondo dell’azzardo tutto italiano e alla sua storia. Per trovarsi di fronte a un gioco a premi legalizzato all’interno del mondo sportivo bisogna attendere fino al 1946, anno in cui nasce il Totocalcio grazie all’intuizione del giornalista Massimo Della Pergola. Trentaquattro anni più tardi scoppia uno dei più grandi scandali legati al mondo del calcioscommesse. Tutto è cominciato a causa di, o meglio, grazie a Massimo Cruciani, un commerciante che fu convinto da alcuni atleti della Lazio a puntare al mercato nero dell’azzardo su alcuni incontri truccati. I risultati previsti non si verificarono e lui denunciò i responsabili.

Questo evento è stato solo l’inizio di tutta una serie di fatti che sono stati etichettati come “Totonero”. Il Totocalcio da quel periodo in poi ha cominciato il suo declino, anche grazie al decreto del 31 maggio 2002 che dà il via alle scommesse online che negli ultimi anni si sono evolute nel betting live, ossia la possibilità di scommettere con la partita ancora in pieno svolgimento e con le varie quote che si modificano in base alle diverse pieghe che prende il match.

Di pari passo, negli stessi anni, viene inaugurata a Treviso la prima sala Bingo. Proprio questa prima apertura del novembre 2001 ha poi dato vita alla piaga delle sale scommesse che da quel momento sono spuntate come funghi in tutto il territorio nazionale. Queste stanze completamente oscurate che impediscono di vedere la luce del sole e, di conseguenza, favoriscono la perdita del senso del tempo e della realtà, provocano nei giocatori una vera e propria assuefazione.

Assuefazione che, in moltissimi casi, porta a spendere l’intero stipendio o a chiedere ingenti somme di denaro in prestito pur di scommettere nella speranza di una vincita, catturando il giocatore in un circolo vizioso, il quale, a volte, arriva a giocarsi pure la vita stessa.

La tecnologia ha cambiato non solo la socialità e la quotidianità di ognuno di noi, ma anche il mondo del gioco d’azzardo: tutto è diventato più “finto” e impalpabile, persino le partite su cui scommettere sono diventate virtuali, simulate e autogenerate da computer. Nemmeno lo sport su cui si punta è più reale. Davvero incredibile.

Se vogliamo comprendere la storia del gioco d’azzardo è quindi bene tenere d’occhio l’evoluzione tecnologica e l’involuzione sociale che ne è conseguita. E nel futuro cosa ci attende? Un ritorno ai giochi collettivi o uno sviluppo ancora più massiccio di colorate piattaforme web che incrementano ludopatia e abbassano sempre più l’età media dei giocatori? Questa è sicuramente una grande scommessa sociale: continuerà a vincere la tecnologia o avrà la meglio l’aspetto umano?

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STEFANO BELLUZZI TORNA CON IL NUOVO EP “RIDI” E’ IL NUOVO SINGOLO https://a-zpress.com/stefano-belluzzi-torna-con-il-nuovo-ep-ridi-e-il-nuovo-singolo/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=stefano-belluzzi-torna-con-il-nuovo-ep-ridi-e-il-nuovo-singolo https://a-zpress.com/stefano-belluzzi-torna-con-il-nuovo-ep-ridi-e-il-nuovo-singolo/#respond Sat, 10 Oct 2020 09:10:23 +0000 https://a-zpress.com/?p=627 Da venerdì 16 ottobre 2020 sarà disponibile in rotazione radiofonica “Ridi” il nuovo singolo contenuto nell’omonimo Ep di Stefano Belluzzi, cantautore e jazzista emiliano di Correggio, noto per il suo lungo trascorso nel panorama della musica italiana. Nei mesi estivi di questo 2020, recupera vecchie composizioni che andranno a comporre le 6 tracce del nuovo Ep, […]

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Da venerdì 16 ottobre 2020 sarà disponibile in rotazione radiofonica “Ridi” il nuovo singolo contenuto nell’omonimo Ep di Stefano Belluzzi, cantautore e jazzista emiliano di Correggio, noto per il suo lungo trascorso nel panorama della musica italiana.

Nei mesi estivi di questo 2020, recupera vecchie composizioni che andranno a comporre le 6 tracce del nuovo Ep, intitolato “Ridi”.

Accompagnato dalla chitarra di Giancarlo Bianchetti Stefano Belluzzi ci propone una visione alternativa del suo modo di fare musica, un’esplorazione del suo inconscio attraverso 6 personaggi protagonisti dei brani che compongono “Ridi”.

Stefano Belluzzi presenta Ridi il nuovo EP in uscita venerdì 16 ottobre su tutti i digital store

Chi è Stefano Belluzzi

Nato nel 1959 nelle montagne del Trentino ma con uno sviscerato amore per il mare, Stefano Belluzzi è un sensibile contrabbassista jazz, che vanta collaborazioni con moltissimi artisti italiani e stranieri.

La sua vena creativa dalle mille sfaccettature lo porta a comporre musica per importanti spot pubblicitari per celebri brand, quali Parmacotto, Collant Levante, Givenchy Profumi, creme solari Bilboa e molti altri ancora.

Si dedica al cantautorato pubblicando due album con la casa editrice Wea, “Sono cose inutili?” (1994), che vede la produzione artistica di Luciano Ligabue e “Sono rosso di nascita” (1996).

Nello stesso anno interpreta il brano “Ho capito che ti amo” di Luigi Tenco, che verrà incluso nella compilation “Quando”, sempre edita dalla Wea, che lo porta ad esibirsi prima al Premio Tenco e, successivamente, al Premio Recanati.

Partecipa come musicista in diverse trasmissioni televisive tra cui Roxy Bar, Maurizio Costanzo Show e Segnali di Fumo e a diverse trasmissioni radiofoniche come Rai Radio 2 e verrà scelto per aprile ad Elvis Costello nello storico concerto al Foro Italico di Roma.

La qualità delle composizioni di Stefano Belluzzi hanno catturato l’attenzione di Claudio Maioli, manager di Luciano Ligabue che – prendendolo sotto la sua ala – produce per la sua etichetta Riserva Rossa due nuove canzoni, “Che ora è?” e “Solo a matita”.

Nel 2010, il successivo album “Voilà”, contiene il singolo “Ho diritto al mio panico”, sempre prodotta da Maioli.

Nel 2020 pubblica il nuovo Ep “Ridi” per Busker, con la produzione artistica di Fabio Ferraboschi.

ASCOLTA RIDI SU SPOTIFY

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TOPOLINO BLUES: UNA NUOVA AVVENTURA DEL CELEBRE PERSONAGGIO DI WALT DISNEY https://a-zpress.com/topolino-blues-una-nuova-avventura-del-celebre-personaggio-di-walt-disney/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=topolino-blues-una-nuova-avventura-del-celebre-personaggio-di-walt-disney https://a-zpress.com/topolino-blues-una-nuova-avventura-del-celebre-personaggio-di-walt-disney/#respond Mon, 21 Sep 2020 20:27:54 +0000 https://a-zpress.com/?p=615 Il numero 3381 di Topolino uscito in edicola lo scorso 9 settembre è una lettura ghiotta per tutti gli appassionati di blues. La prima storia in cui ci si imbatte sfogliando il fumetto s’intitola “Il ritorno del bluesman” e vede protagonista Topolino giramondo che viaggia fino in Louisiana per realizzare un reportage. Nella profonda Bayou, […]

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Il numero 3381 di Topolino uscito in edicola lo scorso 9 settembre è una lettura ghiotta per tutti gli appassionati di blues. La prima storia in cui ci si imbatte sfogliando il fumetto s’intitola “Il ritorno del bluesman” e vede protagonista Topolino giramondo che viaggia fino in Louisiana per realizzare un reportage.

Nella profonda Bayou, tra alligatori e musica in ogni dove, Topolino cerca materiale per scrivere il suo nuovo articolo, ma non è una gita tutta rose e fiori come ben ci dimostra l’incipit.
«Il mio viaggio in Louisiana era partito male, fra caldo afoso e paludi!».

Topolino di Walt Disney in una nuova avventura blues

Un’avventura densa e adrenalinica, tra spostamenti in hovercraft sulle acque paludose del Mississippi, incontri fortuiti con musicisti innamorati e scontri imprevisti con delinquenti affiliati alla malavita.

Topolino ritorna a suonare il blues

Già nel luglio 2018 lo storico fumetto di Walt Disney aveva pubblicato “Topolino e le notti blues”, una storia di Giuseppe Zironi dedicata all’ambiente del blues che riportava il lettore alle origini di questo genere musicale, tirando in ballo Robert Johnson e il suo celebre diabolico patto.
Due anni dopo la sceneggiatura di Gabriele Panini e i disegni di Giuseppe Zironi ripropongono un altro avventuroso viaggio nel Deep South statunitense in cui Topolino si ritrova a girovagare tra New Orleans e le sue periferie, ma trova subito “molte trappole per turisti”, lontane dallo spirito che contava di scoprire.

Ad accompagnarlo nel suo peregrinare ci pensa Muddy, un musicista che per amore ha chiesto in prestito dei soldi a Lommy, un losco personaggio di quelle zone. Tra caramelle al chili, dolci e piccantissime allo stesso tempo, e puzzole che tengono lontano i seccatori, Topolino e il suo nuovo amico si rimboccano le maniche per tentare di ritrovare Corinne, la ragazza di cui il bluesman è perdutamente innamorato.
Ma basta star qui a raccontarvi tutto per filo e per segno!

Oltre a “Il ritorno del bluesman” ci sono anche numerose pagine che evocano per immagini e piccole descrizioni i luoghi da scoprire di New Orleans: il suo doppio ponte a sbalzo che collega la Highway 90 alla città attraversando il Mississippi, i celebri battelli a vapore, le paludi stracolme di alligatori e, per finire, cita ovviamente anche i suoi bluesmen più famosi.

Tra uragani distruttori, vecchi debiti non saldati, amori persi (ma forse alla fine ritrovati?), Topolino e Muddy non hanno vita facile giù al Sud.

Ma…“Se tutto può accadere..nella realtà o nel più bello dei sogni..non dobbiamo smettere di crederci..o smettere di sognare!”.
Correte in edicola!

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PFM IN CONCERTO ALL’AREA EXP DI CEREA: “TVB – THE VERY BEST TOUR” CON I PIU’ GRANDI SUCCESSI DEL VASTISSIMO REPERTORIO https://a-zpress.com/pfm-in-concerto-allarea-exp-di-cerea-tvb-the-very-best-tour-con-i-piu-grandi-successi-del-vastissimo-repertorio/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=pfm-in-concerto-allarea-exp-di-cerea-tvb-the-very-best-tour-con-i-piu-grandi-successi-del-vastissimo-repertorio https://a-zpress.com/pfm-in-concerto-allarea-exp-di-cerea-tvb-the-very-best-tour-con-i-piu-grandi-successi-del-vastissimo-repertorio/#respond Tue, 18 Aug 2020 14:21:02 +0000 https://a-zpress.com/?p=594 Sabato 19 Settembre alle ore, 21:00 presso l’Area Exp di Cerea (VR) si terrà un’imperdibile tappa del nuovo tour della PFM – Premiata Forneria Marconi. La storica band, dopo lo stop imposto dalle disposizioni ministeriali, torna con nuove date del suo “TVB – The Very Best Tour”. Durante le serate la band presenterà i più […]

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Sabato 19 Settembre alle ore, 21:00 presso l’Area Exp di Cerea (VR) si terrà un’imperdibile tappa del nuovo tour della PFM – Premiata Forneria Marconi. La storica band, dopo lo stop imposto dalle disposizioni ministeriali, torna con nuove date del suo “TVB – The Very Best Tour”. Durante le serate la band presenterà i più grandi successi estratti dal vastissimo repertorio della lunga carriera, dai primi anni fino ai grandissimi successi di oggi, aprendo anche una finestra su De André e il pezzo di storia della musica italiana che insieme hanno condiviso. Il tour durante l’estate attraverserà moltissime città italiane.

PFM-Premiata-Forneria-Marconi Area Exp Cerea

“TVB – The Very Best Tour” vedrà sul palco questa formazione: Franz Di Cioccio (voce e batteria), Patrick Djivas (basso), Lucio Fabbri (violino e chitarra acustica), Marco Sfogli (chitarra elettrica), Alessandro Scaglione (tastiere), Alberto Bravin (voce, tastiere, chitarra), Eugenio Mori (batteria e percussioni).

PFM – Premiata Forneria Marconi ha uno stile unico e inconfondibile che combina la potenza espressiva della musica rock, progressive e classica in un’unica entità affascinante. Nata nel 1970 (discograficamente nel 1971), la band ha guadagnato rapidamente un posto di rilievo sulla scena internazionale che mantiene tutt’oggi.

Nel 2017 PFM è stata premiata con la posizione n. 50 nella “Royal Rock Hall of Fame” tra i 100 artisti più importanti del mondo, mentre nel 2018 ha ricevuto a Londra il prestigioso riconoscimento come “International Band of the year” ai Prog Music Awards UK. Nel 2019 ha partecipato – per la terza volta – alla “Cruise to The Edge” (fino ad oggi unico artista italiano che ha partecipato all’evento), facendo tappa per una breve tourneé in UK, per approdare poi alla prima parte del fortunatissimo tour “PFM canta De Andrè Anniversary”. Durante l’estate ha portato in tutta Italia il “TVB Tour” in cui PFM ha presentato il proprio repertorio. Tra “TVB” e “PFM canta De André – Anniversary” PFM ha superato gli oltre 100 concerti nel 2019! Sempre nel 2019 ha ricevuto anche diversi premi e riconoscimenti tra cui il Premio Nazionale Franco Enriquez, il Premio Miglior Tour (Rock targato Italia), il Premio Pierangelo Bertoli “Italia d’Oro” e infine la rivista inglese “Prog UK” nomina Franz Di Cioccio tra le 100 icone della “musica che hanno cambiato il nostro mondo (unico musicista del mondo latino).

Link Biglietti
Location: Via Guglielmo Oberdan, 8 – Cerea (VR)
Evento Fb
Contatto stampa: lorenz@a-zpress.com

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CEREA – CACCIA AL BIGLIETTO PER IL CONCERTO DEI NOMADI ALL’AREA EXP DI CEREA: SABATO 26 SETTEMBRE https://a-zpress.com/cerea-caccia-al-biglietto-per-il-concerto-dei-nomadi-allarea-exp-di-cerea-sabato-26-settembre/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=cerea-caccia-al-biglietto-per-il-concerto-dei-nomadi-allarea-exp-di-cerea-sabato-26-settembre https://a-zpress.com/cerea-caccia-al-biglietto-per-il-concerto-dei-nomadi-allarea-exp-di-cerea-sabato-26-settembre/#respond Tue, 18 Aug 2020 11:30:10 +0000 https://a-zpress.com/?p=590 Sabato 26 Settembre alle ore, 21:00 presso l’Area Exp di Cerea (VR) torneranno I Nomadi con una tappa del nuovo tour. La storica band, dopo lo stop imposto dalle disposizioni ministeriali, tornerà con nuove date del tour presentando i più grandi successi estratti dal vastissimo repertorio. La band dichiara: “I Nomadi, come sempre non si […]

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Sabato 26 Settembre alle ore, 21:00 presso l’Area Exp di Cerea (VR) torneranno I Nomadi con una tappa del nuovo tour. La storica band, dopo lo stop imposto dalle disposizioni ministeriali, tornerà con nuove date del tour presentando i più grandi successi estratti dal vastissimo repertorio.

Nomadi in concerto a Cerea

La band dichiara: “I Nomadi, come sempre non si fermano. Il modo, l’unico possibile, per non far morire la musica in questo difficile 2020, è continuare con i concerti dal vivo, seppur in maniera ridimensionata”. Da oltre mezzo secolo il palco è la loro vita, il live una linfa vitale che unisce artisti e spettatori, i Nomadi decidono di continuare perché non possono non farlo, per tutti gli operatori che sono “dietro le quinte”, per i fans, per la musica. “Dietro ogni operatore dello spettacolo c’è una famiglia. Ringraziamo gli organizzatori per la passione e per condividere questi obiettivi”.

I Nomadi vengono fondati nel 1963, da Beppe Carletti e Augusto Daolio, in un periodo in cui nascevano, a ritmo frequentissimo, centinaia di gruppi musicali, accomunati dalla voglia di esprimere sensazioni, pensieri ed insoddisfazioni dei giovani della nuova generazione, la prima del dopoguerra. Il nome fu scelto un po’ per caso ma forse anche un po’ per destino: la loro l’attività tocca capillarmente numerose località d’Italia, anche nei piccoli paesi della provincia, ed è scandita ad una media di 90 concerti all’anno, capaci di conquistare un pubblico transgenerazionale, unendo i padri ai figli, i nonni ai nipoti. “Il Popolo Nomade” rappresenta da sempre il settimo componente del gruppo: 100 fan club sparsi in tutta Italia, migliaia di fan in ogni angolo della penisola. Ed è proprio grazie al sostegno di queste persone che l’attività musicale è affiancata dall’impegno umanitario, la raccolta fondi e i numerosi viaggi nelle aree critiche del mondo come ambasciatori di Pace e Solidarietà. La band più longeva d’Italia porta in giro da 57 anni la storia della musica. Si potranno ascoltare tutti i grandi successi della carriera della band, tra cui “Ma noi no!”, “Noi non ci saremo”, “Gli aironi neri”, “Ho difeso il mio amore”, “Dio è morto”, “Canzone per un’amica”, “Io vagabondo” e molti altri ancora.

Il concerto dei Nomadi, una delle band italiane più amate, si svolgerà mettendo in atto tutte le prescrizioni di sicurezza indicate dalla Legge relative agli eventi nella nuova fase del post-emergenza. E così, mentre molti artisti rinviano i tour, I Nomadi, guidati dall’anima storica Beppe Carletti, non abbandonano il “popolo nomade” in questo duro momento per lo spettacolo.


Info Biglietti
Location: Via Guglielmo Oberdan, 8 – Cerea (VR)
Evento Facebook
Contatto stampa: lorenz@a-zpress.com

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Le rose e il deserto Esce il nuovo EP ‘Io non sono sabbia’ https://a-zpress.com/le-rose-e-il-deserto-esce-il-nuovo-ep-io-non-sono-sabbia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=le-rose-e-il-deserto-esce-il-nuovo-ep-io-non-sono-sabbia https://a-zpress.com/le-rose-e-il-deserto-esce-il-nuovo-ep-io-non-sono-sabbia/#respond Thu, 18 Jun 2020 10:03:34 +0000 https://a-zpress.com/?p=557 “Le poesie vanno cercate sotto la sabbia: come le rose del deserto rimangono sepolte sotto la sabbia finché un Tuareg non le trova, così le parole restano confuse fra i ricordi del poeta finché un’intuizione non le mette in fila in forma di versi.” Dopo il singolo ‘Un terzo’ uscito in aprile, Le rose e il […]

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“Le poesie vanno cercate sotto la sabbia: come le rose del deserto rimangono sepolte sotto la sabbia finché un Tuareg non le trova, così le parole restano confuse fra i ricordi del poeta finché un’intuizione non le mette in fila in forma di versi.”

le rose e il deserto presentano il nuovo EP


Dopo il singolo ‘Un terzo’ uscito in aprile, Le rose e il deserto pubblica l’EP d’esordio dal titolo ‘Io non sono sabbia’ (PF Music), in uscita venerdì 19 giugno. Cinque canzoni che combinano cura del testo e immaginario tipico del miglior cantautorato italiano con arrangiamenti freschi e vicini all’elettro-pop contemporaneo. Dentro, si possono trovare echi di Francesco De Gregori e Lo Stato Sociale, Cesare Pavese e i Talking Heads.

Testi e musiche sono di Luca Cassano (il nome che si cela dietro Le rose e il deserto) e gli arrangiamenti, produzioni e registrazioni di Stefano Morselli, delle Manifatture Morselli Recording di Modena. ‘Io non sono sabbia’ è un disco di autoanalisi con cui l’autore si mette a nudo, affrontando temi ed esperienze che altrimenti, se non in musica, non avrebbe avuto il coraggio di guardare in faccia.

È un disco che parla con lucida sincerità e allo stesso tempo con visioni oniriche di affetti, di paure e di amore.

io non sono sabbia il nuovo ED de le rose e il deserto

Biografia di Le rose e il deserto

Nato in provincia di Cosenza nel 1985, Luca Cassano studia sin da ragazzino chitarra e pianoforte. I lunghi e noiosi pomeriggi di solfeggio insieme alla vecchia maestra di musica ben presto lo allontaneranno dagli strumenti.

Per i successivi vent’anni Luca si dedicherà esclusivamente alla lettura di qualsiasi forma di testo scritto passasse per casa iniziando contemporaneamente ad avvicinarsi alla scrittura di poesie.

Alla soglia dei trent’anni, da poco trasferitosi a Milano, Luca decide di riprendere la via abbandonata e di affiancare la chitarra ai testi e poesie che nel frattempo aveva prodotto.

Inizia così l’attività di busking che viene affiancata ai concerti nei locali di Milano dove suona cover con il duo assieme al suo coinquilino: i Citofonare Colombo.

Allo scioglimento del duo, Luca decide che è arrivato il momento di lanciare un progetto con cui portare sui palchi le canzoni che nel frattempo prendevano vita: è la primavera del 2018 e nascono Le rose e il deserto.

Dopo il primo anno, in cui si muove sui palchi di Milano e della Lombardia, nell’autunno 2019 entra in studio, presso le Manifatture Morselli Recording di Modena per registrare l’EP d’esordio, intitolato ‘Io non sono sabbia’.

Il resto della storia è tutta da scrivere.


il pubblico durante un concerto de le rose e il deserto

Guarda il video


Contatti

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Email: leroseeildeserto@gmail.com

MANAGEMENT PF Music
Tel: (02)97388148
Cell: 345.3135709
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SUPPORTI MUSICALI: L’EVOLUZIONE DALLA A ALLA Z https://a-zpress.com/supporti-musicali-levoluzione-dalla-a-alla-z/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=supporti-musicali-levoluzione-dalla-a-alla-z https://a-zpress.com/supporti-musicali-levoluzione-dalla-a-alla-z/#respond Mon, 11 May 2020 15:43:30 +0000 https://a-zpress.com/?p=543 Le modalità di ascolto della musica sono cambiate molto nel corso degli anni e, allo stesso modo, c’è stata una rapida evoluzione anche nella fruizione della musica stessa. I supporti musicali sono cambiati adeguandosi al costante cambiamento della vita quotidiana e rispondendo alle sue necessità. La storia ci insegna che il punto di partenza è […]

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Le modalità di ascolto della musica sono cambiate molto nel corso degli anni e, allo stesso modo, c’è stata una rapida evoluzione anche nella fruizione della musica stessa. I supporti musicali sono cambiati adeguandosi al costante cambiamento della vita quotidiana e rispondendo alle sue necessità.

Supporti Mucicali: la Philips presenta il CD

La storia ci insegna che il punto di partenza è stato la A di “ascolto analogico” e dopo decenni di vere e proprie rivoluzioni sonore siamo giunti ora all’impalpabile Z di “zero (o quasi) supporti musicali fisici”. Un processo lungo e articolato ha portato gli ascoltatori a modificare il loro modo di fruire la musica, all’inizio solamente dentro le mura di casa e successivamente portandola sempre con sé.

Un piccolo excursus storico andrebbe fatto su come la musica veniva ascoltata prima dell’invenzione del fonografo, dispositivo pensato per registrare e riprodurre il suono, inventato da Edison nel 1877. In effetti, ben prima del rock and roll, la musica viveva solamente di esibizioni live come le chiameremmo oggi, ovvero concerti, spesso limitatamente all’alta società, in teatri o case private, e ancor prima solamente presso la corte dei vari re. Certo i menestrelli e cantastorie non hanno mai smesso di portare il loro messaggio educativo al popolo, come dei veri e propri ipod umani potremmo dire, ed il suono è sempre stato fonte di aggregazione e condivisione, prima di diventare “privato” e poter essere riprodotto senza la presenza fisica dei musicisti all’interno di quattro mura.

Supporti Musicali: gli inizi

Partiamo simbolicamente dal 1948, anno in cui negli Stati Uniti viene introdotto ufficialmente il disco in vinile a 33 giri, neonato dall’evoluzione del suo antenato in gommalacca a 78 giri. Il giradischi s’impone nei magnifici anni ’50 come status symbol di una nuova generazione pronta a lasciarsi alle spalle i nefasti effetti della guerra e che vuole godersi il boom vitale del nuovo decennio. Sul finire dei fifties, le grandi catene di elettrodomestici cominciano a produrre il famoso mangiadischi, un giradischi portatile a batteria perfetto per ascoltare i 45 giri preferiti in auto e durante i picnic. Da questo momento la musica abbatte la barriera del nido casalingo e comincia ad “invadere” anche gli spazi extra domestici.

L’evoluzione

Con l’avvento degli anni ’60 appaiono sul mercato sia lo Stereo8, sia la mitica musicassetta lanciata dalla Philips. Lo Steroe8 è stato inventato specificamente per la riproduzione della musica in automobile, infatti i primi prototipi degli 8-track e i primi lettori sono stati offerti come optional sulle Ford del 1966. Solo successivamente questo supporto musicale è stato prodotto anche per l’uso domestico. L’audiocassetta, ancora più facile da usare, economica e compatta, guadagna fin da subito popolarità e, parallelamente, dà vita anche al mercato delle registrazioni amatoriali e di conseguenza anche a quello dei bootleg, le “registrazioni pirata”. Nel 1979 nasce il Walkman Sony, il primissimo lettore portatile di audiocassette: la musica diventa sempre meno ingombrante e, dopo auto e picnic, inizia ad accompagnare i musicofili anche mentre fanno jogging o pattinano.

Sempre negli anni ’60 e ’70 proliferano nelle abitazioni anche i sistemi Hi-Fi che diventano veri e propri oggetti di vanto e gioielli da ostentare come segno di agiatezza economica. Spesso in quel periodo sorgevano confronti e accese discussioni fra appassionati riguardo gli abbinamenti migliori tra piatto-stereo-casse, ma pare proprio che riguardo la classicità e l’efficacia di unire il piatto Thorens TD145 con l’amplificatore Marantz 1072 e le casse JBL fossero tutti più o meno d’accordo. In quei decenni quindi la differenza tra classi sociali non era data solamente dal possesso o meno dell’automobile, ma anche dall’essere proprietari o meno di prestigiosi impianti Hi-Fi, cosa che oggi non riusciamo neanche lontanamente ad immaginare.

Nei primi anni ’80 vengono lanciati i dischi ottici tra cui, il più stabile e longevo CD. Questo supporto, nato dalla collaborazione tra Sony e Philips, ha permesso di ridurre notevolmente il rapporto tra dimensioni e quantità di dati immagazzinabili imponendosi arrogantemente nel mercato musicale e scalciando via il vinile dal gradino più alto del podio. A questo punto molti collezionisti, attirati dalla piccola e luccicante ciambella sonora, iniziano a smantellare le proprie raccolte di LP per ricomprare tutti i propri album preferiti nel nuovo formato CD. Fino all’avvento del nuovo millennio, questo supporto fisico domina incontrastato il mercato musicale, ma già dal 2007 le cose iniziano a cambiare con l’introduzione della “musica liquida”.

La musica liquida

Tutto partì prima dal genio di un giovane Shawn Fanning che nel Massachusetts degli anni Novanta inventò il file sharing, ovvero Napster, come scambiare musica compressa tra pari attraverso la rete internet, iniziando così una vera e propria rivoluzione dando i natali a una sorta di “discoteca infinita”. Il music business corse ovviamente ai ripari, anche e soprattutto attraverso diversi procedimenti legali.

In quell’anno, il 2007, EMI ed Apple stipulano un accordo che prevede la possibilità di scaricare file musicali liberi dal DRM (Digital Rights Management) dalla piattaforma iTunes. I tempi stanno cambiando drasticamente e la copertina della rivista Suono del maggio 2007 lo grida al mondo: un CD è in procinto di sciogliersi e poco sotto spicca il titolo “Dal supporto fisico al download: musica liquida”.

Gli anni 2000 hanno portato a un cambiamento estremo: la smaterializzazione della musica ha fatto sì che la si possa portare con sé ovunque si vada, dando vita una sorta di micro mondo totalmente personale grazie ad un semplice paio di cuffie. Dalla fruizione collettiva degli anni ’50 siamo giunti a quella cibernetica individuale nel 2020 e, mentre prima si condivideva un vinile ascoltandolo collettivamente, ora si clicca sul tasto “condividi” di YouTube, Spotify o qualsiasi altra piattaforma di streaming e lo si pubblica su Facebook.

La maniera di condividere, anzi di vivere, la musica è cambiata molto nel tempo: i modi in cui venivano fruite le canzoni nella società degli anni ’50 e ’60 basata sul collettivismo, sono ora anacronistici nella nostra società atomizzata e individualistica. Questo dimostra come anche i supporti musicali sono riusciti a restare sempre al passo coi tempi adeguandosi al cambiamento e rispondendo alle nuove esigenze della vita quotidiana.

Da pochi artisti a disposizione di cui si possedevano tutti i dischi ad una infinità di artisti di cui non interessa avere nulla, visto che con lo streaming si possono ascoltare tutte le volte che si vuole.

E nel futuro cosa ci aspetta? Un’evoluzione ancora più estrema verso tecnologie impalpabili e veloci o magari un ritorno ai supporti fisici e ad una “slow music”?

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RIVISTE MUSICALI: DAL 1970 A OGGI, CINQUANT’ANNI DI MUSICA SCRITTA IN ITALIA https://a-zpress.com/riviste-musicali-50-anni-di-storia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=riviste-musicali-50-anni-di-storia https://a-zpress.com/riviste-musicali-50-anni-di-storia/#respond Wed, 06 May 2020 12:01:47 +0000 https://a-zpress.com/?p=525 Riviste musicali, chi avrebbe immaginato nel lontano 1970 che si sarebbero quasi estinte? Mezzo secolo può sembrare tanto o nulla, a seconda del punto di osservazione che vogliamo scegliere per analizzare la storia dei magazine che hanno trattato di musica – quella di interesse internazionale legate al rock e ai suoni delle tradizioni folk – […]

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Riviste musicali, chi avrebbe immaginato nel lontano 1970 che si sarebbero quasi estinte? Mezzo secolo può sembrare tanto o nulla, a seconda del punto di osservazione che vogliamo scegliere per analizzare la storia dei magazine che hanno trattato di musica – quella di interesse internazionale legate al rock e ai suoni delle tradizioni folk – in una continua evoluzione ma che – con l’avvento di Internet – hanno dovuto cedere il passo pur restando, in alcuni casi, un punto saldo tra gli appassionati, rockettari e non.

Le riviste musicali ci hanno insegnato ad ascoltare la musica, ad amarla e ci hanno presentato la sua continua evoluzione, quasi sempre con puntualità e precisione.

storia delle riviste musicali italiane
Alcune delle principali copertine delle riviste musicali italiane

La storia delle riviste musicali italiane

Volendo parlare delle riviste che si occupano di musica rock o, comunque, di tutte quelle che ne hanno decretato la nascita, ovviamente il periodo da analizzare parte dalla metà degli anni Sessanta quando, anche in Italia, si iniziarono ad ascoltare quei “nuovi suoni” che giungevano dall’Inghilterra e dalla lontanissima America. Cercheremo di fare una carrellata sulle varie testate – almeno le più famose – senza considerare anche le innumerevoli fanzine nate nelle “cantine” dove il profumo del ciclostile e le mani imbrattate di inchiostro erano segni quasi eroici per gli allora giornalisti di settore.

Vogliamo evitare, soprattutto, ogni forma di polemica o di prendere posizioni in alcune diatribe, a volte anche aspre, sorte durante le conduzioni di alcune delle testate, che hanno visto burrascose separazioni e che, al contrario, vogliamo vedere come positive dal lato del rinnovamento della proposta offerta al pubblico.

Inutile anche porre l’accento sul passato come era dell’oro, non sarebbe corretto ricordare o sottolineare, con fare malinconico, che “si stava meglio quando si stava peggio”, perché non corrispondente al vero. Ogni epoca contiene in sé il seme della successiva, con errori e pregi, come scoprirete continuando la lettura.

Un aspetto per nulla da sottovalutare era l’abilità e la perseveranza di queste redazioni, spesso dei veri e propri dopolavoro, nel recuperare informazioni e materiale per poter impaginare questi piccoli capolavori di passione e cultura. Oggi, nell’era del digitale ci sembra tutto molto semplice, ma quando internet era ipotizzabile sono nei più arditi film di fantascienza avere informazioni sulle formazioni musicali, sulle loro uscite discografiche (si calcoli che in Italia una ridotta percentuale del materiale stampato veniva importato) era una vera e propria impresa, fatta di lettere scritte spesso a mano o a macchina ed inviate oltre oceano o nella “giovane” (musicalmente parlando) isola britannica, attendendo con pazienza l’arrivo delle risposte o – ancora meglio – i pacchi contenenti i 45 e 33 rpm con le loro formidabili copertine, vere enciclopedie di sapere.

I primi anni

Tra le prime riviste musicali italiane ad occuparsi delle nuove sonorità troviamo “Musica & Dischi”, fondata a Milano nel primissimo dopoguerra (ottobre 1945) con l’iniziale denominazione “Musica” alla quale si aggiungerà anche “Dischi” dalla seconda uscita. Se, come si può ipotizzare facilmente, all’inizio il magazine fondato dal musicologo Aldo Mario De Luigi si occupava quasi unicamente di musica classica col sopraggiungere degli anni Cinquanta ebbe l’intelligenza di aprirsi al jazz e alla musica leggera, introducendo le prime recensioni e diventando punto di riferimento per gli addetti del settore. Nello stesso anno metteva in moto le rotative anche “Musica Jazz” grazie a Gian Carlo Testoni al quale succederà il celebre Arrigo Polillo. Oggi – con le oltre 800 uscite – è un sicuro punto di riferimento per tutti gli appassionati di jazz italiani.

Gli anni ‘60

È con l’arrivo dei celebri sixties che la musica diventa una vera e propria icona del movimento giovanile che, proprio in quegli anni, decideva che la canzone era la loro miglior forma di comunicazione generazionale. Tralasciando i periodici che dedicavano spazio alla musica italiana, dal “Musichiere”, “Tuttamusica” fino a “Ciao Amici”, “Big” e “Qui Giovani” si arriva alla fine dei Sessanta quando nelle edicole italiane appare “Ciao 2001

Ciao 2001

L’avvento di questa rivista ad uscita settimanale si rivelò un grande successo. Le copertine iniziarono già da subito a dare risalto ai nuovi eroi dei giovani italiani, come Gianni Morandi e i nascenti cantautori, vedi Guccini, Francesco De Gregori o Lucio Dalla, alternati dalle star che arrivavano soprattutto dall’Inghilterra – grazie al lavoro dell’inviato Michael Pergolani – come Beatles e tutto il filone del Progressive che in quegli anni dettava legge anche in Italia. Ci fu una grande apertura anche alle sonorità che arrivavano dall’America, sospinte dal fenomeno Crosby, Stills, Nash & Young e dal West Coast Sound. Il periodico romano ebbe in quegli anni un ruolo determinante sotto la guida di Saverio Rotondi e Francesco Puzo che lanciarono anche nuove importanti firme dell’allora panorama giornalistico, come il giovanissimo Riccardo Bertoncelli, Enzo Caffarelli e Walter Mauro. Ciao 2001 terminò le pubblicazioni nel 2000, arrivando al numero 1212.

Gli anni ‘70

Sono questi gli anni decisamente più importanti per la musica rock e la diffusione di essa in Italia. Anni roventi in tutti i sensi e che generarono una serie di pubblicazioni di alto livello culturale, da quelle definite di “controcultura” e politicamente indirizzate ad altre solamente dedicate alla musica. In quegli anni si passò dalla fine del sogno hippie alla nascita del punk e della new wave, le ultime vere forme di ribellione sociale prettamente legate alla musica.

Suono

Fondato nel 1971 “Suono” è la più longeva rivista che si occupa di hi-fi e di musica. I consigli sugli acquisti dei vari impianti stereofonici per ascoltare sempre meglio la musica (quasi un paradosso oggi) e quali dischi ascoltare era alla base di questa storica rivista. Col passare del tempo nella rivista venne dato sempre maggiore spazio alle recensioni di dischi e di libri grazie al contributo di alcune valenti figure del giornalismo italiano quali Max Stèfani, Aldo Pedron, Paolo Carù, Marino Grandi e Pierangelo Valenti, che rivedremo in altri futuri progetti.

Muzak

In quegli anni di lotte politiche dagli ambienti extraparlamentari della sinistra romana prese il via la rivista “Muzak” che arrivò per la prima volta in edicola nell’ottobre del 1973. Diretto da Giaime Pintor era un vero e proprio manifesto alternativo, della “muzak generation” che trattava tematiche sociali e culturali, dedicando grande spazio alla musica, dal rock progressivo, a Dylan, passando per gli Stones e Frank Zappa. Una visione alternativa, con grandi firme del giornalismo tra cui Bertoncelli, Paolo Carù, Aldo Pedron, ma anche nomi illustri come Francesco Guccini, Fernanda Pivano, Giovanna Marini, Lidia Ravera e Paolo Pietrangeli, a voler regalare il proprio contributo in quegli anni indimenticabili, almeno musicalmente parlando, ma che ebbe breve vita. Infatti la rivista cessò la propria attività nel 1975.

Gong

Se “Muzak” era l’espressione della controcultura della sinistra romana a Milano – nel luglio del 1974 – venne fondato il mensile “Gong” da un gruppo redazionale che ne rappresentava la costola lombarda. Diretto da Antonino Antonucci Fumagalli il nuovo mensile si poteva vantare di essere stato il primo ad aver diffuso in Italia la scena di Canterbury, oltre al jazz, la musica contemporanea e le varie nascenti avanguardie. Non era solo una rivista di musica, ma dedicava ampi spazi alla politica, al cinema e all’editoria, fumetti compresi. Dal formato grafico maggiorato con le grafiche curate dal geniale Mario Convertino (fino al 1976) chiuse i battenti nel 1978, quando a dirigerlo era Riccardo Bertoncelli.

Popster

Dopo l’esperienza in “Suono” Max Stèfani fonda – in collaborazione con Danilo Moroni – “Popster” che aveva la caratteristica si essere un poster ripiegato su sé stesso e nel cui retro si potevano avere ben 8 pagine dedicate all’artista o alla band protagonista di quel numero. La brillante idea portò ben presto ad ampliarne il formato e dal quarto numero Carlo Massarini diverrà il nuovo direttore, il quale lo trasformò in vera e propria rivista di 80 pagine, ma sempre con il poster al suo interno. Nel 1979 entra in redazione anche Red Ronnie e, per restare al passo coi tempi, il magazine aprì all’emergente new wave e alla musica italiana, ma un solo anno dopo chiuse e buona parte dei collaboratori confluirono nel nuovo progetto “Rockstar”.

Il Mucchio Selvaggio

Ormai i tempi erano maturi per arrivare ad una rivista mensile che si occupasse unicamente di musica statunitense ed – in parte – inglese, dando grande spazio alle musiche popolari quali blues, old-time, bluegrass e folk britannico, grazie al contributo fondamentale di Marino Grandi, Pierangelo Valenti, Mariano De Simone, Raffaele Galli e tanti altri veri esperti del settore. È sempre Stèfani, in quegli anni particolarmente attivo, che riunisce i collaboratori dell’area milanese di “Suono”, ovvero Carù, Pedron e Grandi i quali provano a ricreare l’asse Roma-Milano. Con Neil Young in copertina, una lunga biografia dedicata a David Bromberg, un’altra a Jesse Winchester, più gli spazi dedicati al blues e alla popular music ci fanno capire già dal primo numero quale sarà la “mission” de “Il Mucchio Selvaggio” che prende il titolo da un film di Sam Peckinpah. Una rivista che immediatamente entra nel cuore dei tanti appassionati, anche se – siamo alla fine del 1977 – l’ombra scura ed opprimente del punk sta arrivando ad offuscare la magia che il rock aveva creato nel decennio precedente.

Ma il sodalizio tra la Capitale e la comitiva meneghina dura fino al 1980, poi una rottura interna vede il Mucchio restare in territorio laziale, dove aprirà sempre più all’onda della new wave, sempre sotto l’egida di Stèfani che resterà alla guida della rivista, che vedrà tanti cambiamenti ed avvicendamenti, fino al 2018, anno della definitiva chiusura.

Rockerilla

Perfetta alternativa al Mucchio Selvaggio “Rockerilla” è la rivista che ha dato voce ai movimenti alternativi al classic rock e al folk. Nato quasi come fanzine, ma molto ben organizzata, dal 1980 la rivista ligure ebbe la capacità di intercettare i nuovi gusti dei giovani, attratti dal punk, dalla new wave ma anche dal metal e, negli anni ’90, dal movimento grunge. Da rivista underground ben presto arrivò a trovare una nutrita schiera di lettori, grazie all’abilità dei numerosi collaboratori.

Gli anni ‘80

Gli anni Ottanta coincidono con un rito di passaggio del testimone, la definitiva fine di un’epoca, di un modo di pensare e di fare musica rock, lasciando il passo al punk e alla new wave capaci di intercettare i sentimenti di ribellione di una nuova generazione che vuol prendere le distanze da certi suoni, divenuti ormai ricchi di orpelli e senza più quell’anima artistica e trasgressiva che aveva caratterizzato la prima parte del decennio precedente. Ultimo spiraglio di vera rivoluzione musicale, ma anche questa dalla flebile durata e invasa dal sistema capitalistico. La musica dei capelli colorati, delle catene e delle spille conficcate nella pelle entra di diritto nelle riviste musicali, scalzando i grandi eroi di un tempo, mentre solo il Metal – in tutte le sue variabili – pare voler partecipare ad un “campionato a parte”.

Rockstar

Nata nel 1980 “Rockstar” è una rivista di rock mainstream – come si definisce. A differenza delle altre riviste del periodo è quella che si presentava ad un pubblico meno attento, intercettando i lettori di Ciao 2001 piuttosto che quelli più interessati ad un certo tipo di cultura musicale. La rivista interruppe le pubblicazioni dopo 351 edizioni, nel febbraio 2010.

L’Ultimo Buscadero

Il coraggio di un’ancora forte zoccolo duro di affezionati al rock – soprattutto stelle e strisce – non vuole gettare la spugna, e viene quindi fondato “L’Ultimo Buscadero”. È la truppa milanese uscita dal “Mucchio Selvaggio” che – ancora ispirandosi ad un film di Peckinpah – mette nelle edicole di tutta Italia una nuova rivista che si presenta con Bruce Springsteen sulla copertina per chiarire la linea editoriale. Sono Paolo Carù e Aldo Pedron che si rendono abili nell’attorniarsi di un grande numero di collaboratori per tenere alta la bandiera americana e di un certo rock che ha ancora tanti estimatori. È attraverso le pagine di questa rivista –ancora oggi in edicola – che il pubblico italiano ha potuto seguire l’evoluzione di certa musica statunitense e il “Buscadero” (questo il nuovo titolo apparso dal n. 53 del Novembre 1985) è diventato una tappa fissa per una serie di lettori, diciamo nostalgici ma anche aperti a scoprire una normale evoluzione del suono, nella sua ciclica fase di mutazioni.

Il Blues

Marino Grandi non se la sente di seguire i vecchi amici e collaboratori, forse fiutando che per il blues – la sua grande passione che lo vede tra i massimi esperti mondiali della cultura afro-americana – ci sarebbe stato poco spazio, in collaborazione quindi con una serie di illustri figure dell’ambiente blues dà vita ad una rivista esclusivamente dedicata alla black music. “Il Blues”, nome azzeccatissimo, vede la luce nel dicembre 1982 e ha un aspetto grafico molto più sobrio e minimale, quasi nel rispetto del genere trattato. Anche la scelta di non cedere all’utilizzo del colore ma di rimanere – e lo è tutt’ora – in bianco e nero è una preferenza fortemente voluta che è diventata una caratteristica che lo contraddistingue un po’ da tutte le altre riviste. “Il Blues” ha mantenuto lo spirito iniziale: la genuinità e l’onestà intellettuale è una prerogativa che il direttore Grandi, sempre alla guida, chiede e in un certo senso pretende dai suoi collaboratori. Il trimestrale, oggi non più in edicola in edizione cartacea, lo si può trovare solamente online previo abbonamento.

Hi, Folks!

Al pari di Marino Grandi anche Pierangelo Valenti ha in mente un progetto ben definito e legato alla sua passione, che lo vede come uno dei massimi esperti di musica popolare bianca. Dopo l’uscita dal Mucchio lascia sedimentare le idee per poi dar vita nel 1983, assieme ad Ezio Guaitamacchi, Roberto Monesi, Isabella Pinucci e ad un discreto numero di collaboratori ad “Hi, Folks!” che si prenderà cura nei 10 anni di pubblicazioni ad quel settore della musica acustica che trovava, in quegli anni, sempre meno visibilità sulla carta stampata. Che fosse blues, bluegrass, old-time, cajun o musica di derivazione britannica tra le pagine di questa incredibile rivista veniva sempre analizzata con competenza e passione.

Gli anni ‘90

Un certo tipo di musica perde sempre più di intensità, ormai i grandi numeri in fatto di vendite discografiche (ma anche nei concerti) arrivano dal settore più commerciale. Non più la musica come oggetto di comunicazione, ma solamente di svago. Farà eccezione per un breve periodo l’avvento del grunge, nato sul finire del decennio precedente nell’area metropolitana di Seattle e che farà del nichilismo la sua arma vincente. Ispirato da Iggy Pop, Neil Young, Velvet Underground, il grunge sarà l’ultimo vero sussulto musicale degno di nota, che vedrà nelle seguenti generazioni un differente utilizzo e percezione della musica, modificando, anche grazie alla nascita dei video musicali, la fruizione della stessa.

Rumore

Rumore” nasce nel 1992 per volontà di Claudio Sorge – già codirettore di “Rockerilla” – che decide di farne una sorta di clone sempre trattando di musica alternativa. Autorevoli firme si sono succedute tra le pagine di questa rivista che continua a godere di un certo interesse da parte di un pubblico di nicchia, ma che sa dimostrarsi fedele alla linea editoriale.

Late For The Sky

Altra rivista di spessore dedicata alla musica principalmente acustica o, comunque, molto vicina al country rock statunitense. “Late For The Sky” nasce come organo ufficiale dell’Associazione Vinyl Legacy nel 1992, e non sempre di facile reperibilità, si è contraddistinta per l’accuratezza dei suoi articoli e per la sempre curata veste grafica. Oggi è un magazine regolarmente online e attivo.

Jam

Fondata nel 1994 da Ezio Guaitamacchi e da Marialina Marcucci (che all’epoca dirigeva Videomusic) “Jam” è una rivista mensile d’informazione musicale che dal 2014 ha smesso le pubblicazioni cartacee ed è rimasto come magazine digitale. Nato sulla falsariga del Mucchio Selvaggio e del Buscadero ha saputo imporsi per la presenza di ottimi giornalisti, tra cui Paolo Vites, Ernesto De Pascale, Fabio Treves, Aldo Pedron, Enzo Gentile, si rivolge ad un pubblico più eterogeneo, grazie anche ad un’accattivante veste grafica.

Blow Up

Rivista molto intelligente e ben curata dal direttore Stefano Isidoro Bianchi che è stato capace di dargli un taglio culturale dedicato a filoni tematici. “Blow Up” nasce nel 1995 come fanzine diventa rivista a tutti gli effetti nel 1998 e si impossessa di quel pubblico alla ricerca di informazioni sulla musica alternativa di alto livello, ma spesso relegata nell’ombra, senza disdegnare disgressioni nella musica più popolare, ma sempre con acume e professionalità. Assieme alla rivista sono usciti anche una serie di volumi tematici e tra le pagine della rivista è possibile leggere firme autorevoli, quali quelle di Bertoncelli, Federico Guglielmi, Gino Dal Soler, Christian Zingales e tanti altri.

L’isola che non c’era

Anche se in questo caso parliamo di una rivista che tratta esclusivamente musica italiana, merita una menzione anche la lombarda “L’isola che non c’era”, fondata nel 1996 e che per 20 anni è stata in formato cartaceo, per poi passare all’online dove continua ancor oggi con grande professionalità. Cantautorato, ma anche blues e rock targato Italia, sempre alla ricerca del meglio della produzione di casa nostra. Da sottolineare che dal 2004 la redazione ha dato vita ad un concorso – intitolato “L’artista che non c’era” – tra i più importanti a livello nazionale e dedicato alla nuova canzone d’autore.

Il nuovo millennio

Col sopraggiungere del XXI Secolo, l’avvento di internet e la sempre più diversa percezione dell’ascolto della musica e del suo utilizzo, le riviste musicali hanno subito una notevole flessione. Tante di esse hanno chiuso i battenti, molte si sono trasferite sul web, solo qualcuna ha mantenuto le uscite, nonostante la ben nota crisi del settore dell’editoria. Segnali di cambiamenti, ai quali si spera possano succederne di più positivi, perché la musica – un po’ come tutte le forme d’arte – merita maggiore rispetto. E’ inimmaginabile un mondo senza musica e senza la curiosità che contraddistingueva quegli impareggiabili anni ’60 e ’70.

Beato chi li ha potuti vivere.

Ovviamente le riviste musicali che abbiamo analizzato sono solo alcune, forse quelle che maggiormente hanno influito nella vita di una certa generazione, consapevoli dell’esistenza di altre realtà di grande spessore, come ad esempio “Chitarre”, “Guitar Club” e “Axe“, dedicate alle 6 corde, “Raro!”, “Velvet”, “Classic Rock“, “Classix” e “Metal Shock”, tra le più conosciute.

Un capitolo a parte andrebbe dedicato a tutte le testate e i blog che si possono trovare in rete, nuova forma di comunicazione, spesso fatta da firme di qualità, molti dei quali già protagonisti dell’era cartacea.

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Le sagre paesane e le fiere sparse in tutto il territorio italiano, che sono sempre state per il nostro paese l’ossatura delle relazioni sociali e delle tradizioni, sono a grosso rischio a causa dell’emergenza sanitaria. Un settore questo, assieme a quello dello spettacolo, che sta purtroppo subendo da qualche anno il peso della burocrazia e che ora è al limite del collasso definitivo.

le sagre e le fiere di paese

Dopo i fatti di piazza San Carlo a Torino del 3 giugno 2017 in occasione della finale di Champions League, le prefetture italiane hanno imposto alle feste di paese di adeguarsi a standard di sicurezza più elevati che hanno spinto molte Pro Loco – il vero motore trainante ed organizzativo – a rinunciare all’organizzazione degli eventi stessi. Per allinearsi con le nuove normative ci sono costi sempre più elevati, questo vale anche per il noleggio delle attrezzature e delle tensostrutture. La fatidica “Circolare Gabrielli” ha falcidiato di netto moltissime feste di paese nate decenni fa e che da tempo incentivavano la promozione e la cultura dei prodotti locali tipici e dell’artigianato, promuovendo il mercato territoriale e supportando i piccoli e medi coltivatori, anima delle nostre tradizioni.

C’è chi crede che questa nuova normativa sia solo una questione di business e chi invece sostiene che sia più che giusto che anche le sagre di paese rispettino standard di sicurezza più elevati al fine di evitare incidenti, anche gravi, già successi in passato.

Le linee guida da seguire per poter essere in regola sono davvero numerose, molto precise e severe: requisiti di accesso all’area per i mezzi di soccorso, indicazioni per la capienza massima di partecipanti all’evento e norme per la suddivisione della zona in settori se si tratta di fiere o manifestazioni con tanta affluenza. Molte sagre, soprattutto le piccole realtà costruite sul volontariato, sono state obbligate a chiudere i battenti a causa della mancanza di un professionista che firmi e approvi il piano di sicurezza.

Come spesso accade, una richiesta più che legittima, ovvero quella di adeguarsi agli standard di sicurezza richiesti per qualunque tipo di manifestazione pubblica, viene riversata direttamente sui principali interessati, senza un processo di crescita e di cultura che potrebbe e dovrebbe essere supportato dalle istituzioni, in maniera tale da garantire la transizione verso un futuro più organizzato, senza dimenticare e perdere la ricchezza del passato. I cambiamenti repentini sono spesso dovuti alla negligenza che ha trascurato questo come altri settori, salvo poi in situazioni di emergenza chiudere i rubinetti e impedire di fatto la crescita del senso civico e lo sviluppo tecnologico e previdenziale, che sarebbe invece necessario per il bene della comunità.

Ora, le poche manifestazioni che sono riuscite ad adeguarsi ai nuovi standard si ritrovano a dover fare i conti con il problema del coronavirus: l’estate è alle porte, ma non c’è alcuna speranza che la stagione delle sagre paesane possa essere festosa come gli anni passati. Gli assembramenti e il pericolo di contagi vanno a sommarsi ai problemi burocratici e lasciano col fiato sospeso organizzatori e Pro Loco di tutta Italia.

Il coronavirus è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso in questo settore mai abbastanza considerato, ma di vitale importanza per l’identità dei territori e la salvaguardia di prodotti tipici di alta qualità. Le sagre molto spesso vengono ingiustamente tacciate come manifestazioni “popolane”, senza spessore culturale, ma in un paese come l’Italia sono di fondamentale importanza per far conoscere le eccellenze enogastronomiche e tornare anche ad uno spirito di comunità basato su volontariato e aiuto reciproco. Chissà se dopo le lungaggini burocratiche sarà proprio il coronavirus a stroncare definitivamente questo settore già in difficoltà, proprio come quello degli eventi musicali e dello spettacolo, oppure se proprio da un momento di difficoltà ci sarà la voglia di affrontare il cambiamento necessario agendo sulla riduzione della burocrazia e fornendo gli strumenti necessari per crescere e mettersi a norma.

E tra le sagre e i concerti, ci sono quegli eventi che fanno da trait d’union tra i due settori, come ad esempio il Rootsway, il festival che ogni anno si tiene nelle provincie di Parma e Reggio Emilia e che unisce i prodotti locali alla musica d’Oltreoceano. Questa manifestazione si prefigge di unire le tradizioni enogastronomiche dell’Emilia alla cultura e alla musica Blues e Roots: un evento straordinariamente importante per promuovere l’integrazione e l’interazione tra popoli attraverso una forma d’arte universale come la musica e la convivialità di ritrovarsi seduti attorno ad un tavolo ad assaporare cibo di qualità.

Anche il Palio Storico di Noale (VE), un evento inestricabilmente legato al mondo delle feste paesane, quest’anno è stato annullato perché fonte di assembramenti e quindi pericoloso per la diffusione del virus. Il Presidente della Pro Loco Enrico Scotton dice: «la maggior parte degli eventi che proponiamo sono per loro natura assembramenti e se non è possibile far stare la gente insieme, viene meno il senso stesso di far festa. Come si può pensare una pista da ballo in sagra mantenendo la distanza? Oppure uno stand gastronomico dove la gente deve rimanere distanziata, magari separata da divisori in plexiglass, non potendo nemmeno conversare. Forse è preferibile annullare tutto e aspettare tempi migliori».

Le prospettive di certo non sono rosee e gli organizzatori sono ormai rassegnati a fare un passo indietro, con la speranza che si possa tornare ad aggregarsi in un futuro non troppo lontano, magari diversamente, in sicurezza, ma non per questo rinunciarvi.

Anche le “sorelle maggiori” delle sagre, le fiere, sono a grosso rischio e si calcolano già i danni economici provocati al settore da questo stop imprevisto. Vinitaly, ad esempio, la più grande manifestazione dedicata al mondo del vino, dopo un tentativo di rinvio di qualche mese, è stata annullata definitivamente e riprogrammata per il prossimo anno.

Quale sarà il futuro di questi eventi tanto cari agli italiani? È difficile fare delle ipotesi oggi, ma siamo sicuri che la fantasia e l’ingegno dei tanti organizzatori sparsi sull’intero territorio nazionale saranno in grado di inventarsi una valida alternativa, perché – e questo è innegabile – in questo campo gli italiani sono i migliori al mondo.

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NICOLA CIPRIANI & BRAD MYRICK: IL 24 APRILE ESCE IL SINGOLO ‘BORDERS’ https://a-zpress.com/nicola-cipriani-brad-myrick-il-24-aprile-esce-il-singolo-borders/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=nicola-cipriani-brad-myrick-il-24-aprile-esce-il-singolo-borders https://a-zpress.com/nicola-cipriani-brad-myrick-il-24-aprile-esce-il-singolo-borders/#respond Fri, 24 Apr 2020 07:43:01 +0000 https://a-zpress.com/?p=498 Anticipazione del nuovo album ‘Reflections’, disponibile dal 15 Maggio Il 24 aprile esce “Borders” il singolo di Nicola Cipriani & Brad Myrick che anticipa il nuovo album ‘Reflections’, disponibile su tutte le piattaforme a partire dal 15 maggio. ‘Reflections’ segna la maturazione artistica nata in decine di concerti e chilometri insieme, dalla Florida al New […]

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Anticipazione del nuovo album ‘Reflections’, disponibile dal 15 Maggio

Il 24 aprile esce “Borders” il singolo di Nicola Cipriani & Brad Myrick che anticipa il nuovo album ‘Reflections’, disponibile su tutte le piattaforme a partire dal 15 maggio.

Nicola Cipriani e Brad Myrick Boarders

‘Reflections’ segna la maturazione artistica nata in decine di concerti e chilometri insieme, dalla Florida al New Hampshire, passando naturalmente per l’Italia. Registrato alla fine di un lungo tour è una virata evocativa e cinematografica per la loro musica: le suggestioni plasmano i brani, da eterei ed evocativi fino ad emozionanti incursioni nel pop e nella tradizione folk americana.

Il sodalizio artistico tra Nicola Cipriani e Brad Myrick è un diamante raro di musica, promozione culturale, virtuosismo strumentale e di forte impatto comunicativo. Da due anni portano la loro musica composta, arrangiata e registrata per due chitarre acustiche tra l’Europa e gli Stati Uniti riempiendo club, teatri e università, suonando e raccontando le composizioni.

Nicola Cipriani & Brad Myrick in studio di registrazione
Nicola Cipriani & Brad Myrick in studio di registrazione per il nuovo album “Reflections”

Dopo l’EP “Live in Bulb” (2018) e “Wanderlust” (2019) sono pronti ad inaugurare questo 2020 con l’album più profondo e importante della loro carriera: “Reflections”. Wanderlust è stato l’album del viaggio: composizioni nate dalle esperienze in tour di Cipriani e Myrick, nominato tra i dieci migliori dischi jazz dell’anno ai New England Music Award 2019, il tour che ne è seguito è stato definito “best concert in the State 2019” dalla rivista The Hippo nello stato del New Hampshire.


Guarda il video di ‘Borders’ e segui Nicola Cipriani e Brad Myrick sui social



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BOBBY SOLO: INTERVISTA A TEMPO DI COVID-19 https://a-zpress.com/bobby-solo-intervista-a-tempo-di-covid-19/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=bobby-solo-intervista-a-tempo-di-covid-19 https://a-zpress.com/bobby-solo-intervista-a-tempo-di-covid-19/#respond Tue, 21 Apr 2020 18:11:28 +0000 https://a-zpress.com/?p=488 Bobby Solo è un mito senza tempo, un intramontabile protagonista della canzone italiana e, allo stesso tempo, uno straordinario interprete dei classici del rock’n’roll e della musica americana. Roberto Satti, questo è il vero nome del cantante, debutta diciottenne nel 1963 e nel 1964 presenta a Sanremo la celebre “Una lacrima sul viso”, uno dei […]

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Bobby Solo è un mito senza tempo, un intramontabile protagonista della canzone italiana e, allo stesso tempo, uno straordinario interprete dei classici del rock’n’roll e della musica americana. Roberto Satti, questo è il vero nome del cantante, debutta diciottenne nel 1963 e nel 1964 presenta a Sanremo la celebre “Una lacrima sul viso”, uno dei brani di maggiore successo della discografia italiana. L’anno seguente torna a Sanremo e vince con “Se piangi, se ridi”. Dal 1967 seguono altri grandi successi come “Non c’è più niente da fare”, “San Francisco” (cover del brano di Scott McKenzie); “Una granita di limone”, “Siesta” e “Domenica d’agosto”. Nel 1969 vince ancora il Festival di Sanremo con “Zingara”, in doppia esecuzione con Iva Zanicchi. La sua attività di cantante e produttore continua ininterrotta nei decenni successivi, anche con la riscoperta classici della tradizione blues, country e rock come i tributi a John Lee Hooker, Elvis Presley e Johnny Cash. Nel 2015 festeggia i suoi 70 anni con un nuovo album di inediti “Meravigliosa Vita (i grandiosi 70 anni di un mito!)”, scritti in collaborazione con Mogol.

Bobby Solo intervistato da AZ Press
Bobby Solo (foto Stefano Gislon)

La nostra intervista a Bobby Solo:

  • La diffusione di questo virus e la conseguente emergenza sanitaria ha paralizzato il mondo e moltissimi settori mettendoli in uno stato di pausa forzata, non si sa ancora per quanto. Tra i molti settori professionali in ginocchio, assieme al turismo, c’è quello dello spettacolo, sicuramente tra i più colpiti. Come stai vivendo questa quarantena e quali prospettive ci sono per questo settore secondo il tuo punto di vista?

Penso continuamente ai concerti, ai viaggi in autostrada, alle persone e agli amici che incontro tutti i giorni. A causa di questa “paralisi” mi sono stati cancellati diversi concerti ma non ne faccio solo una questione economica. Ho molto bisogno del mio pubblico, è un calore a cui sono abituato da una vita e mi manca fortemente. Questa situazione mi ha portato molta malinconia, lo vivo come un peso che rischia di destabilizzarmi psicologicamente. Per fortuna ho una famiglia meravigliosa, così riesco a dedicarmi a molte attività assieme a mia moglie Tracy e al mio piccolo figlio Ryan, loro sanno sempre rendermi questo momento molto meno amaro.

  • Quale iniziativa risulta più funzionale in questo momento alla tua attività?

Mi sto dedicando molto alla composizione e devo dire che questo velo di malinconia in qualche modo mi facilita. Ho composto un brano Gospel che sarà utilizzato nel periodo del prossimo Natale per un’iniziativa dell’editore Antonio Salvati di Rosso al Tramonto, con gli arrangiamenti del pianista Luca Sala. Mi sono ispirato ad Elvis Presley, ricordando un viaggio in cui mi sono ritrovato a Tupelo, paese in cui proprio Elvis è nato e dove da giovane si affacciava alle finestre di una piccola chiesa battista per ascoltare i canti religiosi. Sono ascolti che gli sono sicuramente serviti per avvicinarsi a quelle sonorità, che più avanti ha anche inciso in molti suoi dischi.

  • Sei un fruitore dei social? Se sì, ti sono di aiuto per accorciare le distanze con il tuo pubblico in questo momento?

Assolutamente, questa “prigionia” mi ha maggiormente spinto ad usare i social, soprattutto Facebook. Tutti i venerdì faccio una diretta live dal mio profilo ufficiale in cui mi diverto a cantare e suonare la chitarra, così posso cogliere tutte le reazioni e le interazioni con il pubblico che mi segue. Non è la stessa cosa, ma mi devo accontentare. Durante le dirette mi diverto nel suonare un repertorio che magari non è quello che faccio comunemente durante i miei concerti, così mi diletto con i brani che mi sono cari: tanto gospel, blues e rock’n’roll.

  • Sospesa l’attività dai concerti in piazze e teatri, come stai sfruttando questo tempo?

Sono un uomo di fede e uno dei progetti su cui sto lavorando è la composizione di alcuni canti gospel con testi in italiano; il mio sogno è che poi vengano accolti dalla Santa Sede in Vaticano. Tra non molto uscirà anche un libro a cura di Dario Salvatori dal titolo “Cronache di una lacrima sul viso” (ed. Azzurra Music). Il libro contiene tanti aneddoti e piccoli segreti che non ho mai svelato. Non vedo l’ora di riuscire a programmarne l’uscita e le presentazioni.

  • Cosa chiederesti al Governo in questa particolare situazione?

Noto una certa riluttanza da parte dell’Unione Europea ad entrare concretamente in aiuto agli Stati indeboliti a causa dell’espansione del virus. Se si è uniti, è necessario esserlo sia nei momenti di benessere che nei momenti di sciagura. Chiederei dunque al Governo di non mollare la presa, essere forte e, anzi, di forzare la mano.

  • E per il futuro, cosa ci dobbiamo aspettare da Bobby Solo?

Non riesco a prevedere cosa ne sarà del mio futuro ma so che voglio cantare, suonare, lavorare e divertirmi fino a quando il buon Dio mi lascerà respirare! Grazie!


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L’IMPORTANZA  DELLA MUSICA “DAL VIVO” https://a-zpress.com/limportanza-della-musica-dal-vivo/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=limportanza-della-musica-dal-vivo https://a-zpress.com/limportanza-della-musica-dal-vivo/#respond Tue, 14 Apr 2020 10:38:27 +0000 https://a-zpress.com/?p=481 In molti, in questo periodo di sospensione degli eventi musicali e culturali in generale, stanno sentendo la mancanza del “clima da concerto”, compresi i più insospettabili che, in mancanza di altro, sono persino diventati sportivi accaniti. Per chi, come noi, vive la musica live ogni settimana, sia da spettatore, da organizzatore, o da musicista, sta davvero […]

L'articolo L’IMPORTANZA  DELLA MUSICA “DAL VIVO” proviene da A-Z Press.

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In molti, in questo periodo di sospensione degli eventi musicali e culturali in generale, stanno sentendo la mancanza del “clima da concerto”, compresi i più insospettabili che, in mancanza di altro, sono persino diventati sportivi accaniti. Per chi, come noi, vive la musica live ogni settimana, sia da spettatore, da organizzatore, o da musicista, sta davvero una sofferenza notevole lo stop di questo periodo. In questi giorni stiamo tutti scoprendo quando sia fondamentale il settore che possiamo chiamare “concerti ed eventi” nella nostra vita quotidiana.

Live Music

La musica live ha infatti un sacco di “proprietà” benefiche, proprio come fosse una sostanza indispensabile per il perfetto funzionamento del nostro organismo. Numerosi studi hanno dimostrato come andare a concerti con regolarità allunghi la vita: la musica del vivo aumenta notevolmente il nostro senso di benessere, ad una crescita del senso di comunità e all’aumento della propria autostima. Inoltre, è ancora più importante sottolineare che quella che trae maggiori benefici dai concerti è la nostra mente perché in queste situazioni riceve moltissimi stimoli diversi.

Ora come ora che siamo costretti a rinunciare a questo lato della vita e della musica è il momento giusto per riflettere, tra gli altri, anche su questi punti per poi tornare, quando sarà finita l’emergenza, a dar ancora più valore agli eventi culturali “live” e a tante cose che ci sembravano scontate. Le numerose iniziative di concerti in streaming e dirette Facebook, da una parte sono proprio la prova di questa necessità intrinseca del musicista di vivere la dimensione del concerto e dall’altra sono un modo alternativo per il pubblico di supportare gli artisti e far sentire loro che continuiamo a seguirli nonostante la distanza.

Tutto ciò appaga almeno in parte quella voglia, oggi costretta a sopire, di andare a vedersi un bel concerto con tutti i benefici che offre.  Sì perché i concerti di giovamenti ce ne procurano davvero tanti! Ad esempio, le numerose emozioni che una situazione live può regalare sono molteplici e diverse: lo stupore che emerge quando i musicisti creano giochi sonori strani, l’adrenalina che scorre a fiumi durante gli assoli, la pelle d’oca che si forma quando la band si lancia in trascendenti cavalcate sonore, e l’emozione di poterli incontrare una volta finita la performance e scoprirli più uguali a noi di quanto immaginavamo.

E poi, vogliamo parlare delle nuove amicizie? I concerti sono dei momenti perfetti per conoscere nuove persone che condividono la nostra stessa passione e che magari, col tempo, possono diventare addirittura i nostri migliori amici. Ad un concerto dal vivo poi si ha la possibilità di conoscere personalmente i musicisti che si esibiscono sul palco, e soprattutto di esprimere direttamente il sentimento di gratitudine che ci pervade alla fine di ogni concerto, uno dei motori fondamentali di ogni forma d’arte.

Perché in fondo il musicista come il pittore, il ballerino, il poeta, l’attore e tutti gli artisti in generale, anela ad essere “visto”, riconosciuto, apprezzato e ad uscire dal suo guscio, tramite il veicolo della sua espressione artistica. E mai come ora possiamo capire quanto si possa desiderare di uscire dal guscio, di non essere soli e di ricevere un feedback da altri esseri umani.

Forse questa condizione, comunque privilegiata, di detenzione forzata, ci aiuterà ad apprezzare i momenti belli della vita, e a desiderare di viverli non attraverso uno schermo ma di persona, respirando dal vero le emozioni che la tecnologia non potrà mai riprodurre pienamente!

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CAMPAGNA E INDUSTRIA: UNA RIFLESSIONE SUI CAMBIAMENTI NEL NOSTRO VIVERE https://a-zpress.com/campagna-e-industria-una-riflessione-sui-cambiamenti-nel-nostro-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=campagna-e-industria-una-riflessione-sui-cambiamenti-nel-nostro-vivere https://a-zpress.com/campagna-e-industria-una-riflessione-sui-cambiamenti-nel-nostro-vivere/#respond Thu, 09 Apr 2020 09:30:44 +0000 https://a-zpress.com/?p=471 Se pensiamo alla campagna e industria di qualche secolo fa, inevitabilmente la associamo ad un lavoro onesto di sudore e fatiche legato inestricabilmente ai ritmi della natura. Con l’arrivo della prima rivoluzione industriale nella seconda metà del ‘700 iniziano ad esserci i primi cambiamenti consistenti: vengono introdotte la macchina a vapore e la spoletta volante, […]

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Se pensiamo alla campagna e industria di qualche secolo fa, inevitabilmente la associamo ad un lavoro onesto di sudore e fatiche legato inestricabilmente ai ritmi della natura. Con l’arrivo della prima rivoluzione industriale nella seconda metà del ‘700 iniziano ad esserci i primi cambiamenti consistenti: vengono introdotte la macchina a vapore e la spoletta volante, che inizieranno a portare forti cambiamenti nel settore tessile-metallurgico. Con la seconda rivoluzione industriale iniziata intorno al 1870, la campagna viene pian piano sempre più accantonata per incentivare l’uso di macchinari e catene di montaggio grazie all’introduzione dell’elettricità e di prodotti chimici. La città e i suoi ritmi hanno preso il sopravvento sulla campagna e sulla natura passando rapidamente dall’idea generale di “lavorare per vivere” a quella terribile e snervante del “vivere per lavorare”.

Campagna e industria, contadino che lavora con vecchi mezzi

Campagna e industria, ieri

La campagna, un tempo, era sinonimo di duro lavoro in qualunque condizione climatica, ma anche di aggregazione e famiglia. Infatti, dopo una lunga giornata nei campi ci si ritrovava tutti assieme la sera nelle stalle a “far filò”, raccontando storie, cantando e sgranando pannocchie al lume di candela. Era una convivialità semplice e genuina, basata su valori forti e legami duraturi e sulla preservazione della tradizione orale, ricca di proverbi, fiabe e modi di dire, tutti strumenti che comprendevano la sapienza e la ricchezza racchiuse in una cultura che legava tra loro le generazioni.

Certamente, bisogna dirlo, non era tutto rose e fiori, dalla figura della donna, relegata in casa e spesso succube della figura maschile, all’impossibilità per alcuni giovani di seguire ispirazioni e desideri per un futuro diverso, costretti da regole non scritte a perseverare nell’azienda di famiglia. Ogni realtà nella storia dell’umanità racchiude in sé aspetti positivi e negativi, ma è sui primi che al momento vogliamo soffermarci, senza dimenticare le conquiste di libertà ed emancipazione che con il tempo sono state raggiunte.

Oggi, dopo la terza rivoluzione industriale cominciata intorno agli anni ’70, questa convivialità e certi valori non esistono quasi più. Quest’ultima rivoluzione infatti è quella che ha introdotto nella società a livello massiccio l’elettronica, lo sviluppo delle telecomunicazioni e tutto quello che è legato al mondo dell’informatica. Riassumendo tutto ciò con le parole dello scrittore Paolo Malaguti: “Siamo forse più autonomi, ma di certo più soli. E molto illusi.”

Campagna e industria, oggi

Oggi, in questo preciso momento storico, dettato dall’emergenza sanitaria e dominato dall’hashtag #iorestoacasa, chi vive in campagna è sotto molti aspetti fortunato. Da sempre additate per lo più come persone ruvide e ignoranti, coloro che hanno scelto di lasciar perdere i folli ritmi cittadini per vivere secondo quelli della natura vengono ora invidiate. Chi è costretto dentro un appartamento di pochi metri quadri, e magari per di più senza terrazzino, senza poter uscire a passeggiare per prendere una boccata d’aria forse comincia a guardare con altri occhi chi vive “fuori dal mondo” tra il verde dei campi.

La nostra società ormai non può più fare a meno del livello di avanzamento tecnologico raggiunto, che inevitabilmente ha portato ad un miglioramento della vita di tutti i giorni, facilitando cose che un tempo richiedevano sforzi immani, pensiamo solo all’acqua corrente e all’elettricità, agli elettrodomestici e alla possibilità di vedere e sentire persone lontane senza spostarsi. Forse oggi più che mai stiamo riflettendo sulla necessità di uno sviluppo tecnologico che vada di pari passo con il vero benessere delle persone.

E domani?

Chissà che questa situazione non sia proprio l’occasione per portarci a riflettere sul nostro stile di vita: forse questo è il momento giusto per pensare ad una “rivoluzione agricola” e “retrocedere” a una vita basata sul rispetto della natura, dei suoi ritmi e dei veri valori.

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GUIDO DRITTO E LE ‘CANZONI CATTIVE PER BAMBINI BUONI’ – IL NUOVO ALBUM A SORPRESA https://a-zpress.com/guido-dritto-e-le-canzoni-cattive-per-bambini-buoni-il-nuovo-album-a-sorpresa/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=guido-dritto-e-le-canzoni-cattive-per-bambini-buoni-il-nuovo-album-a-sorpresa https://a-zpress.com/guido-dritto-e-le-canzoni-cattive-per-bambini-buoni-il-nuovo-album-a-sorpresa/#respond Fri, 03 Apr 2020 17:43:27 +0000 https://a-zpress.com/?p=465 E’ uscito il 3 aprile “Canzoni Cattive per Bambini Buoni”, il disco d’esordio di Guido Dritto, un album indie folk di sette canzoni che A-Z Press è orgogliosa di presentare. Senza passare dal lancio di un singolo. Non è da tutti dare una possibilità, in questi tempi difficili, ad un artista sconosciuto. Emerso dal nulla, […]

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E’ uscito il 3 aprile “Canzoni Cattive per Bambini Buoni”, il disco d’esordio di Guido Dritto, un album indie folk di sette canzoni che A-Z Press è orgogliosa di presentare. Senza passare dal lancio di un singolo.

Non è da tutti dare una possibilità, in questi tempi difficili, ad un artista sconosciuto.

Emerso dal nulla, all’improvviso, senza nemmeno passare per quell’interminabile gavetta, per tutti fatta di concertini, nei locali di nicchia. Questa è la breve e vera storia di Guido Dritto.

 

Va Dritto, Guido, Dritto per la sua strada. Un disco di contraddizioni lessicali e sbalzi d’umore, senza mai prendersi troppo sul serio. Si provi ad ascoltare “La Canzone più Triste del Mondo” per averne un’idea.

D’altronde chi scrive “la Katambra del kantabrico, la monzamba del Monzàmbico” dimostra di saper fare il suo mestiere, convinto che le più importanti riviste del settore ne parleranno.

Il giovane Guido Dritto, timido, riservato e introverso per natura, non ama parlare di sé. Alla richiesta di maggiori informazioni su di lui, citando Bob Dylan, risponde: «Non chiedetemi nulla, potrei rispondere con la verità».

Signore e signori, ecco Guido Dritto: la nuova star del panorama indie-folk italiano.


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