A-Z Press https://a-zpress.com Agenzia di comunicazione per eventi legati a musica, festival, manifestazioni, viaggi, cultura, enogastronomia Fri, 21 Aug 2020 09:29:39 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.1 PFM IN CONCERTO ALL’AREA EXP DI CEREA: “TVB – THE VERY BEST TOUR” CON I PIU’ GRANDI SUCCESSI DEL VASTISSIMO REPERTORIO https://a-zpress.com/pfm-in-concerto-allarea-exp-di-cerea-tvb-the-very-best-tour-con-i-piu-grandi-successi-del-vastissimo-repertorio/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=pfm-in-concerto-allarea-exp-di-cerea-tvb-the-very-best-tour-con-i-piu-grandi-successi-del-vastissimo-repertorio https://a-zpress.com/pfm-in-concerto-allarea-exp-di-cerea-tvb-the-very-best-tour-con-i-piu-grandi-successi-del-vastissimo-repertorio/#respond Tue, 18 Aug 2020 14:21:02 +0000 https://a-zpress.com/?p=594 Sabato 19 Settembre alle ore, 21:00 presso l’Area Exp di Cerea (VR) si terrà un’imperdibile tappa del nuovo tour della PFM – Premiata Forneria Marconi. La storica band, dopo lo stop imposto dalle disposizioni ministeriali, torna con nuove date del suo “TVB – The Very Best Tour”. Durante le serate la band presenterà i più […]

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Sabato 19 Settembre alle ore, 21:00 presso l’Area Exp di Cerea (VR) si terrà un’imperdibile tappa del nuovo tour della PFM – Premiata Forneria Marconi. La storica band, dopo lo stop imposto dalle disposizioni ministeriali, torna con nuove date del suo “TVB – The Very Best Tour”. Durante le serate la band presenterà i più grandi successi estratti dal vastissimo repertorio della lunga carriera, dai primi anni fino ai grandissimi successi di oggi, aprendo anche una finestra su De André e il pezzo di storia della musica italiana che insieme hanno condiviso. Il tour durante l’estate attraverserà moltissime città italiane.

PFM-Premiata-Forneria-Marconi Area Exp Cerea

“TVB – The Very Best Tour” vedrà sul palco questa formazione: Franz Di Cioccio (voce e batteria), Patrick Djivas (basso), Lucio Fabbri (violino e chitarra acustica), Marco Sfogli (chitarra elettrica), Alessandro Scaglione (tastiere), Alberto Bravin (voce, tastiere, chitarra), Eugenio Mori (batteria e percussioni).

PFM – Premiata Forneria Marconi ha uno stile unico e inconfondibile che combina la potenza espressiva della musica rock, progressive e classica in un’unica entità affascinante. Nata nel 1970 (discograficamente nel 1971), la band ha guadagnato rapidamente un posto di rilievo sulla scena internazionale che mantiene tutt’oggi.

Nel 2017 PFM è stata premiata con la posizione n. 50 nella “Royal Rock Hall of Fame” tra i 100 artisti più importanti del mondo, mentre nel 2018 ha ricevuto a Londra il prestigioso riconoscimento come “International Band of the year” ai Prog Music Awards UK. Nel 2019 ha partecipato – per la terza volta – alla “Cruise to The Edge” (fino ad oggi unico artista italiano che ha partecipato all’evento), facendo tappa per una breve tourneé in UK, per approdare poi alla prima parte del fortunatissimo tour “PFM canta De Andrè Anniversary”. Durante l’estate ha portato in tutta Italia il “TVB Tour” in cui PFM ha presentato il proprio repertorio. Tra “TVB” e “PFM canta De André – Anniversary” PFM ha superato gli oltre 100 concerti nel 2019! Sempre nel 2019 ha ricevuto anche diversi premi e riconoscimenti tra cui il Premio Nazionale Franco Enriquez, il Premio Miglior Tour (Rock targato Italia), il Premio Pierangelo Bertoli “Italia d’Oro” e infine la rivista inglese “Prog UK” nomina Franz Di Cioccio tra le 100 icone della “musica che hanno cambiato il nostro mondo (unico musicista del mondo latino).

Link Biglietti
Location: Via Guglielmo Oberdan, 8 – Cerea (VR)
Evento Fb
Contatto stampa: lorenz@a-zpress.com

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CEREA – CACCIA AL BIGLIETTO PER IL CONCERTO DEI NOMADI ALL’AREA EXP DI CEREA: SABATO 26 SETTEMBRE https://a-zpress.com/cerea-caccia-al-biglietto-per-il-concerto-dei-nomadi-allarea-exp-di-cerea-sabato-26-settembre/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=cerea-caccia-al-biglietto-per-il-concerto-dei-nomadi-allarea-exp-di-cerea-sabato-26-settembre https://a-zpress.com/cerea-caccia-al-biglietto-per-il-concerto-dei-nomadi-allarea-exp-di-cerea-sabato-26-settembre/#respond Tue, 18 Aug 2020 11:30:10 +0000 https://a-zpress.com/?p=590 Sabato 26 Settembre alle ore, 21:00 presso l’Area Exp di Cerea (VR) torneranno I Nomadi con una tappa del nuovo tour. La storica band, dopo lo stop imposto dalle disposizioni ministeriali, tornerà con nuove date del tour presentando i più grandi successi estratti dal vastissimo repertorio. La band dichiara: “I Nomadi, come sempre non si […]

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Sabato 26 Settembre alle ore, 21:00 presso l’Area Exp di Cerea (VR) torneranno I Nomadi con una tappa del nuovo tour. La storica band, dopo lo stop imposto dalle disposizioni ministeriali, tornerà con nuove date del tour presentando i più grandi successi estratti dal vastissimo repertorio.

Nomadi in concerto a Cerea

La band dichiara: “I Nomadi, come sempre non si fermano. Il modo, l’unico possibile, per non far morire la musica in questo difficile 2020, è continuare con i concerti dal vivo, seppur in maniera ridimensionata”. Da oltre mezzo secolo il palco è la loro vita, il live una linfa vitale che unisce artisti e spettatori, i Nomadi decidono di continuare perché non possono non farlo, per tutti gli operatori che sono “dietro le quinte”, per i fans, per la musica. “Dietro ogni operatore dello spettacolo c’è una famiglia. Ringraziamo gli organizzatori per la passione e per condividere questi obiettivi”.

I Nomadi vengono fondati nel 1963, da Beppe Carletti e Augusto Daolio, in un periodo in cui nascevano, a ritmo frequentissimo, centinaia di gruppi musicali, accomunati dalla voglia di esprimere sensazioni, pensieri ed insoddisfazioni dei giovani della nuova generazione, la prima del dopoguerra. Il nome fu scelto un po’ per caso ma forse anche un po’ per destino: la loro l’attività tocca capillarmente numerose località d’Italia, anche nei piccoli paesi della provincia, ed è scandita ad una media di 90 concerti all’anno, capaci di conquistare un pubblico transgenerazionale, unendo i padri ai figli, i nonni ai nipoti. “Il Popolo Nomade” rappresenta da sempre il settimo componente del gruppo: 100 fan club sparsi in tutta Italia, migliaia di fan in ogni angolo della penisola. Ed è proprio grazie al sostegno di queste persone che l’attività musicale è affiancata dall’impegno umanitario, la raccolta fondi e i numerosi viaggi nelle aree critiche del mondo come ambasciatori di Pace e Solidarietà. La band più longeva d’Italia porta in giro da 57 anni la storia della musica. Si potranno ascoltare tutti i grandi successi della carriera della band, tra cui “Ma noi no!”, “Noi non ci saremo”, “Gli aironi neri”, “Ho difeso il mio amore”, “Dio è morto”, “Canzone per un’amica”, “Io vagabondo” e molti altri ancora.

Il concerto dei Nomadi, una delle band italiane più amate, si svolgerà mettendo in atto tutte le prescrizioni di sicurezza indicate dalla Legge relative agli eventi nella nuova fase del post-emergenza. E così, mentre molti artisti rinviano i tour, I Nomadi, guidati dall’anima storica Beppe Carletti, non abbandonano il “popolo nomade” in questo duro momento per lo spettacolo.


Info Biglietti
Location: Via Guglielmo Oberdan, 8 – Cerea (VR)
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Le rose e il deserto Esce il nuovo EP ‘Io non sono sabbia’ https://a-zpress.com/le-rose-e-il-deserto-esce-il-nuovo-ep-io-non-sono-sabbia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=le-rose-e-il-deserto-esce-il-nuovo-ep-io-non-sono-sabbia https://a-zpress.com/le-rose-e-il-deserto-esce-il-nuovo-ep-io-non-sono-sabbia/#respond Thu, 18 Jun 2020 10:03:34 +0000 https://a-zpress.com/?p=557 “Le poesie vanno cercate sotto la sabbia: come le rose del deserto rimangono sepolte sotto la sabbia finché un Tuareg non le trova, così le parole restano confuse fra i ricordi del poeta finché un’intuizione non le mette in fila in forma di versi.” Dopo il singolo ‘Un terzo’ uscito in aprile, Le rose e il […]

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“Le poesie vanno cercate sotto la sabbia: come le rose del deserto rimangono sepolte sotto la sabbia finché un Tuareg non le trova, così le parole restano confuse fra i ricordi del poeta finché un’intuizione non le mette in fila in forma di versi.”

le rose e il deserto presentano il nuovo EP


Dopo il singolo ‘Un terzo’ uscito in aprile, Le rose e il deserto pubblica l’EP d’esordio dal titolo ‘Io non sono sabbia’ (PF Music), in uscita venerdì 19 giugno. Cinque canzoni che combinano cura del testo e immaginario tipico del miglior cantautorato italiano con arrangiamenti freschi e vicini all’elettro-pop contemporaneo. Dentro, si possono trovare echi di Francesco De Gregori e Lo Stato Sociale, Cesare Pavese e i Talking Heads.

Testi e musiche sono di Luca Cassano (il nome che si cela dietro Le rose e il deserto) e gli arrangiamenti, produzioni e registrazioni di Stefano Morselli, delle Manifatture Morselli Recording di Modena. ‘Io non sono sabbia’ è un disco di autoanalisi con cui l’autore si mette a nudo, affrontando temi ed esperienze che altrimenti, se non in musica, non avrebbe avuto il coraggio di guardare in faccia.

È un disco che parla con lucida sincerità e allo stesso tempo con visioni oniriche di affetti, di paure e di amore.

io non sono sabbia il nuovo ED de le rose e il deserto

Biografia di Le rose e il deserto

Nato in provincia di Cosenza nel 1985, Luca Cassano studia sin da ragazzino chitarra e pianoforte. I lunghi e noiosi pomeriggi di solfeggio insieme alla vecchia maestra di musica ben presto lo allontaneranno dagli strumenti.

Per i successivi vent’anni Luca si dedicherà esclusivamente alla lettura di qualsiasi forma di testo scritto passasse per casa iniziando contemporaneamente ad avvicinarsi alla scrittura di poesie.

Alla soglia dei trent’anni, da poco trasferitosi a Milano, Luca decide di riprendere la via abbandonata e di affiancare la chitarra ai testi e poesie che nel frattempo aveva prodotto.

Inizia così l’attività di busking che viene affiancata ai concerti nei locali di Milano dove suona cover con il duo assieme al suo coinquilino: i Citofonare Colombo.

Allo scioglimento del duo, Luca decide che è arrivato il momento di lanciare un progetto con cui portare sui palchi le canzoni che nel frattempo prendevano vita: è la primavera del 2018 e nascono Le rose e il deserto.

Dopo il primo anno, in cui si muove sui palchi di Milano e della Lombardia, nell’autunno 2019 entra in studio, presso le Manifatture Morselli Recording di Modena per registrare l’EP d’esordio, intitolato ‘Io non sono sabbia’.

Il resto della storia è tutta da scrivere.


il pubblico durante un concerto de le rose e il deserto

Guarda il video


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MANAGEMENT PF Music
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SUPPORTI MUSICALI: L’EVOLUZIONE DALLA A ALLA Z https://a-zpress.com/supporti-musicali-levoluzione-dalla-a-alla-z/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=supporti-musicali-levoluzione-dalla-a-alla-z https://a-zpress.com/supporti-musicali-levoluzione-dalla-a-alla-z/#respond Mon, 11 May 2020 15:43:30 +0000 https://a-zpress.com/?p=543 Le modalità di ascolto della musica sono cambiate molto nel corso degli anni e, allo stesso modo, c’è stata una rapida evoluzione anche nella fruizione della musica stessa. I supporti musicali sono cambiati adeguandosi al costante cambiamento della vita quotidiana e rispondendo alle sue necessità. La storia ci insegna che il punto di partenza è […]

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Le modalità di ascolto della musica sono cambiate molto nel corso degli anni e, allo stesso modo, c’è stata una rapida evoluzione anche nella fruizione della musica stessa. I supporti musicali sono cambiati adeguandosi al costante cambiamento della vita quotidiana e rispondendo alle sue necessità.

Supporti Mucicali: la Philips presenta il CD

La storia ci insegna che il punto di partenza è stato la A di “ascolto analogico” e dopo decenni di vere e proprie rivoluzioni sonore siamo giunti ora all’impalpabile Z di “zero (o quasi) supporti musicali fisici”. Un processo lungo e articolato ha portato gli ascoltatori a modificare il loro modo di fruire la musica, all’inizio solamente dentro le mura di casa e successivamente portandola sempre con sé.

Un piccolo excursus storico andrebbe fatto su come la musica veniva ascoltata prima dell’invenzione del fonografo, dispositivo pensato per registrare e riprodurre il suono, inventato da Edison nel 1877. In effetti, ben prima del rock and roll, la musica viveva solamente di esibizioni live come le chiameremmo oggi, ovvero concerti, spesso limitatamente all’alta società, in teatri o case private, e ancor prima solamente presso la corte dei vari re. Certo i menestrelli e cantastorie non hanno mai smesso di portare il loro messaggio educativo al popolo, come dei veri e propri ipod umani potremmo dire, ed il suono è sempre stato fonte di aggregazione e condivisione, prima di diventare “privato” e poter essere riprodotto senza la presenza fisica dei musicisti all’interno di quattro mura.

Supporti Musicali: gli inizi

Partiamo simbolicamente dal 1948, anno in cui negli Stati Uniti viene introdotto ufficialmente il disco in vinile a 33 giri, neonato dall’evoluzione del suo antenato in gommalacca a 78 giri. Il giradischi s’impone nei magnifici anni ’50 come status symbol di una nuova generazione pronta a lasciarsi alle spalle i nefasti effetti della guerra e che vuole godersi il boom vitale del nuovo decennio. Sul finire dei fifties, le grandi catene di elettrodomestici cominciano a produrre il famoso mangiadischi, un giradischi portatile a batteria perfetto per ascoltare i 45 giri preferiti in auto e durante i picnic. Da questo momento la musica abbatte la barriera del nido casalingo e comincia ad “invadere” anche gli spazi extra domestici.

L’evoluzione

Con l’avvento degli anni ’60 appaiono sul mercato sia lo Stereo8, sia la mitica musicassetta lanciata dalla Philips. Lo Steroe8 è stato inventato specificamente per la riproduzione della musica in automobile, infatti i primi prototipi degli 8-track e i primi lettori sono stati offerti come optional sulle Ford del 1966. Solo successivamente questo supporto musicale è stato prodotto anche per l’uso domestico. L’audiocassetta, ancora più facile da usare, economica e compatta, guadagna fin da subito popolarità e, parallelamente, dà vita anche al mercato delle registrazioni amatoriali e di conseguenza anche a quello dei bootleg, le “registrazioni pirata”. Nel 1979 nasce il Walkman Sony, il primissimo lettore portatile di audiocassette: la musica diventa sempre meno ingombrante e, dopo auto e picnic, inizia ad accompagnare i musicofili anche mentre fanno jogging o pattinano.

Sempre negli anni ’60 e ’70 proliferano nelle abitazioni anche i sistemi Hi-Fi che diventano veri e propri oggetti di vanto e gioielli da ostentare come segno di agiatezza economica. Spesso in quel periodo sorgevano confronti e accese discussioni fra appassionati riguardo gli abbinamenti migliori tra piatto-stereo-casse, ma pare proprio che riguardo la classicità e l’efficacia di unire il piatto Thorens TD145 con l’amplificatore Marantz 1072 e le casse JBL fossero tutti più o meno d’accordo. In quei decenni quindi la differenza tra classi sociali non era data solamente dal possesso o meno dell’automobile, ma anche dall’essere proprietari o meno di prestigiosi impianti Hi-Fi, cosa che oggi non riusciamo neanche lontanamente ad immaginare.

Nei primi anni ’80 vengono lanciati i dischi ottici tra cui, il più stabile e longevo CD. Questo supporto, nato dalla collaborazione tra Sony e Philips, ha permesso di ridurre notevolmente il rapporto tra dimensioni e quantità di dati immagazzinabili imponendosi arrogantemente nel mercato musicale e scalciando via il vinile dal gradino più alto del podio. A questo punto molti collezionisti, attirati dalla piccola e luccicante ciambella sonora, iniziano a smantellare le proprie raccolte di LP per ricomprare tutti i propri album preferiti nel nuovo formato CD. Fino all’avvento del nuovo millennio, questo supporto fisico domina incontrastato il mercato musicale, ma già dal 2007 le cose iniziano a cambiare con l’introduzione della “musica liquida”.

La musica liquida

Tutto partì prima dal genio di un giovane Shawn Fanning che nel Massachusetts degli anni Novanta inventò il file sharing, ovvero Napster, come scambiare musica compressa tra pari attraverso la rete internet, iniziando così una vera e propria rivoluzione dando i natali a una sorta di “discoteca infinita”. Il music business corse ovviamente ai ripari, anche e soprattutto attraverso diversi procedimenti legali.

In quell’anno, il 2007, EMI ed Apple stipulano un accordo che prevede la possibilità di scaricare file musicali liberi dal DRM (Digital Rights Management) dalla piattaforma iTunes. I tempi stanno cambiando drasticamente e la copertina della rivista Suono del maggio 2007 lo grida al mondo: un CD è in procinto di sciogliersi e poco sotto spicca il titolo “Dal supporto fisico al download: musica liquida”.

Gli anni 2000 hanno portato a un cambiamento estremo: la smaterializzazione della musica ha fatto sì che la si possa portare con sé ovunque si vada, dando vita una sorta di micro mondo totalmente personale grazie ad un semplice paio di cuffie. Dalla fruizione collettiva degli anni ’50 siamo giunti a quella cibernetica individuale nel 2020 e, mentre prima si condivideva un vinile ascoltandolo collettivamente, ora si clicca sul tasto “condividi” di YouTube, Spotify o qualsiasi altra piattaforma di streaming e lo si pubblica su Facebook.

La maniera di condividere, anzi di vivere, la musica è cambiata molto nel tempo: i modi in cui venivano fruite le canzoni nella società degli anni ’50 e ’60 basata sul collettivismo, sono ora anacronistici nella nostra società atomizzata e individualistica. Questo dimostra come anche i supporti musicali sono riusciti a restare sempre al passo coi tempi adeguandosi al cambiamento e rispondendo alle nuove esigenze della vita quotidiana.

Da pochi artisti a disposizione di cui si possedevano tutti i dischi ad una infinità di artisti di cui non interessa avere nulla, visto che con lo streaming si possono ascoltare tutte le volte che si vuole.

E nel futuro cosa ci aspetta? Un’evoluzione ancora più estrema verso tecnologie impalpabili e veloci o magari un ritorno ai supporti fisici e ad una “slow music”?

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RIVISTE MUSICALI: DAL 1970 A OGGI, CINQUANT’ANNI DI MUSICA SCRITTA IN ITALIA https://a-zpress.com/riviste-musicali-50-anni-di-storia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=riviste-musicali-50-anni-di-storia https://a-zpress.com/riviste-musicali-50-anni-di-storia/#respond Wed, 06 May 2020 12:01:47 +0000 https://a-zpress.com/?p=525 Riviste musicali, chi avrebbe immaginato nel lontano 1970 che si sarebbero quasi estinte? Mezzo secolo può sembrare tanto o nulla, a seconda del punto di osservazione che vogliamo scegliere per analizzare la storia dei magazine che hanno trattato di musica – quella di interesse internazionale legate al rock e ai suoni delle tradizioni folk – […]

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Riviste musicali, chi avrebbe immaginato nel lontano 1970 che si sarebbero quasi estinte? Mezzo secolo può sembrare tanto o nulla, a seconda del punto di osservazione che vogliamo scegliere per analizzare la storia dei magazine che hanno trattato di musica – quella di interesse internazionale legate al rock e ai suoni delle tradizioni folk – in una continua evoluzione ma che – con l’avvento di Internet – hanno dovuto cedere il passo pur restando, in alcuni casi, un punto saldo tra gli appassionati, rockettari e non.

Le riviste musicali ci hanno insegnato ad ascoltare la musica, ad amarla e ci hanno presentato la sua continua evoluzione, quasi sempre con puntualità e precisione.

storia delle riviste musicali italiane
Alcune delle principali copertine delle riviste musicali italiane

La storia delle riviste musicali italiane

Volendo parlare delle riviste che si occupano di musica rock o, comunque, di tutte quelle che ne hanno decretato la nascita, ovviamente il periodo da analizzare parte dalla metà degli anni Sessanta quando, anche in Italia, si iniziarono ad ascoltare quei “nuovi suoni” che giungevano dall’Inghilterra e dalla lontanissima America. Cercheremo di fare una carrellata sulle varie testate – almeno le più famose – senza considerare anche le innumerevoli fanzine nate nelle “cantine” dove il profumo del ciclostile e le mani imbrattate di inchiostro erano segni quasi eroici per gli allora giornalisti di settore.

Vogliamo evitare, soprattutto, ogni forma di polemica o di prendere posizioni in alcune diatribe, a volte anche aspre, sorte durante le conduzioni di alcune delle testate, che hanno visto burrascose separazioni e che, al contrario, vogliamo vedere come positive dal lato del rinnovamento della proposta offerta al pubblico.

Inutile anche porre l’accento sul passato come era dell’oro, non sarebbe corretto ricordare o sottolineare, con fare malinconico, che “si stava meglio quando si stava peggio”, perché non corrispondente al vero. Ogni epoca contiene in sé il seme della successiva, con errori e pregi, come scoprirete continuando la lettura.

Un aspetto per nulla da sottovalutare era l’abilità e la perseveranza di queste redazioni, spesso dei veri e propri dopolavoro, nel recuperare informazioni e materiale per poter impaginare questi piccoli capolavori di passione e cultura. Oggi, nell’era del digitale ci sembra tutto molto semplice, ma quando internet era ipotizzabile sono nei più arditi film di fantascienza avere informazioni sulle formazioni musicali, sulle loro uscite discografiche (si calcoli che in Italia una ridotta percentuale del materiale stampato veniva importato) era una vera e propria impresa, fatta di lettere scritte spesso a mano o a macchina ed inviate oltre oceano o nella “giovane” (musicalmente parlando) isola britannica, attendendo con pazienza l’arrivo delle risposte o – ancora meglio – i pacchi contenenti i 45 e 33 rpm con le loro formidabili copertine, vere enciclopedie di sapere.

I primi anni

Tra le prime riviste musicali italiane ad occuparsi delle nuove sonorità troviamo “Musica & Dischi”, fondata a Milano nel primissimo dopoguerra (ottobre 1945) con l’iniziale denominazione “Musica” alla quale si aggiungerà anche “Dischi” dalla seconda uscita. Se, come si può ipotizzare facilmente, all’inizio il magazine fondato dal musicologo Aldo Mario De Luigi si occupava quasi unicamente di musica classica col sopraggiungere degli anni Cinquanta ebbe l’intelligenza di aprirsi al jazz e alla musica leggera, introducendo le prime recensioni e diventando punto di riferimento per gli addetti del settore. Nello stesso anno metteva in moto le rotative anche “Musica Jazz” grazie a Gian Carlo Testoni al quale succederà il celebre Arrigo Polillo. Oggi – con le oltre 800 uscite – è un sicuro punto di riferimento per tutti gli appassionati di jazz italiani.

Gli anni ‘60

È con l’arrivo dei celebri sixties che la musica diventa una vera e propria icona del movimento giovanile che, proprio in quegli anni, decideva che la canzone era la loro miglior forma di comunicazione generazionale. Tralasciando i periodici che dedicavano spazio alla musica italiana, dal “Musichiere”, “Tuttamusica” fino a “Ciao Amici”, “Big” e “Qui Giovani” si arriva alla fine dei Sessanta quando nelle edicole italiane appare “Ciao 2001

Ciao 2001

L’avvento di questa rivista ad uscita settimanale si rivelò un grande successo. Le copertine iniziarono già da subito a dare risalto ai nuovi eroi dei giovani italiani, come Gianni Morandi e i nascenti cantautori, vedi Guccini, Francesco De Gregori o Lucio Dalla, alternati dalle star che arrivavano soprattutto dall’Inghilterra – grazie al lavoro dell’inviato Michael Pergolani – come Beatles e tutto il filone del Progressive che in quegli anni dettava legge anche in Italia. Ci fu una grande apertura anche alle sonorità che arrivavano dall’America, sospinte dal fenomeno Crosby, Stills, Nash & Young e dal West Coast Sound. Il periodico romano ebbe in quegli anni un ruolo determinante sotto la guida di Saverio Rotondi e Francesco Puzo che lanciarono anche nuove importanti firme dell’allora panorama giornalistico, come il giovanissimo Riccardo Bertoncelli, Enzo Caffarelli e Walter Mauro. Ciao 2001 terminò le pubblicazioni nel 2000, arrivando al numero 1212.

Gli anni ‘70

Sono questi gli anni decisamente più importanti per la musica rock e la diffusione di essa in Italia. Anni roventi in tutti i sensi e che generarono una serie di pubblicazioni di alto livello culturale, da quelle definite di “controcultura” e politicamente indirizzate ad altre solamente dedicate alla musica. In quegli anni si passò dalla fine del sogno hippie alla nascita del punk e della new wave, le ultime vere forme di ribellione sociale prettamente legate alla musica.

Suono

Fondato nel 1971 “Suono” è la più longeva rivista che si occupa di hi-fi e di musica. I consigli sugli acquisti dei vari impianti stereofonici per ascoltare sempre meglio la musica (quasi un paradosso oggi) e quali dischi ascoltare era alla base di questa storica rivista. Col passare del tempo nella rivista venne dato sempre maggiore spazio alle recensioni di dischi e di libri grazie al contributo di alcune valenti figure del giornalismo italiano quali Max Stèfani, Aldo Pedron, Paolo Carù, Marino Grandi e Pierangelo Valenti, che rivedremo in altri futuri progetti.

Muzak

In quegli anni di lotte politiche dagli ambienti extraparlamentari della sinistra romana prese il via la rivista “Muzak” che arrivò per la prima volta in edicola nell’ottobre del 1973. Diretto da Giaime Pintor era un vero e proprio manifesto alternativo, della “muzak generation” che trattava tematiche sociali e culturali, dedicando grande spazio alla musica, dal rock progressivo, a Dylan, passando per gli Stones e Frank Zappa. Una visione alternativa, con grandi firme del giornalismo tra cui Bertoncelli, Paolo Carù, Aldo Pedron, ma anche nomi illustri come Francesco Guccini, Fernanda Pivano, Giovanna Marini, Lidia Ravera e Paolo Pietrangeli, a voler regalare il proprio contributo in quegli anni indimenticabili, almeno musicalmente parlando, ma che ebbe breve vita. Infatti la rivista cessò la propria attività nel 1975.

Gong

Se “Muzak” era l’espressione della controcultura della sinistra romana a Milano – nel luglio del 1974 – venne fondato il mensile “Gong” da un gruppo redazionale che ne rappresentava la costola lombarda. Diretto da Antonino Antonucci Fumagalli il nuovo mensile si poteva vantare di essere stato il primo ad aver diffuso in Italia la scena di Canterbury, oltre al jazz, la musica contemporanea e le varie nascenti avanguardie. Non era solo una rivista di musica, ma dedicava ampi spazi alla politica, al cinema e all’editoria, fumetti compresi. Dal formato grafico maggiorato con le grafiche curate dal geniale Mario Convertino (fino al 1976) chiuse i battenti nel 1978, quando a dirigerlo era Riccardo Bertoncelli.

Popster

Dopo l’esperienza in “Suono” Max Stèfani fonda – in collaborazione con Danilo Moroni – “Popster” che aveva la caratteristica si essere un poster ripiegato su sé stesso e nel cui retro si potevano avere ben 8 pagine dedicate all’artista o alla band protagonista di quel numero. La brillante idea portò ben presto ad ampliarne il formato e dal quarto numero Carlo Massarini diverrà il nuovo direttore, il quale lo trasformò in vera e propria rivista di 80 pagine, ma sempre con il poster al suo interno. Nel 1979 entra in redazione anche Red Ronnie e, per restare al passo coi tempi, il magazine aprì all’emergente new wave e alla musica italiana, ma un solo anno dopo chiuse e buona parte dei collaboratori confluirono nel nuovo progetto “Rockstar”.

Il Mucchio Selvaggio

Ormai i tempi erano maturi per arrivare ad una rivista mensile che si occupasse unicamente di musica statunitense ed – in parte – inglese, dando grande spazio alle musiche popolari quali blues, old-time, bluegrass e folk britannico, grazie al contributo fondamentale di Marino Grandi, Pierangelo Valenti, Mariano De Simone, Raffaele Galli e tanti altri veri esperti del settore. È sempre Stèfani, in quegli anni particolarmente attivo, che riunisce i collaboratori dell’area milanese di “Suono”, ovvero Carù, Pedron e Grandi i quali provano a ricreare l’asse Roma-Milano. Con Neil Young in copertina, una lunga biografia dedicata a David Bromberg, un’altra a Jesse Winchester, più gli spazi dedicati al blues e alla popular music ci fanno capire già dal primo numero quale sarà la “mission” de “Il Mucchio Selvaggio” che prende il titolo da un film di Sam Peckinpah. Una rivista che immediatamente entra nel cuore dei tanti appassionati, anche se – siamo alla fine del 1977 – l’ombra scura ed opprimente del punk sta arrivando ad offuscare la magia che il rock aveva creato nel decennio precedente.

Ma il sodalizio tra la Capitale e la comitiva meneghina dura fino al 1980, poi una rottura interna vede il Mucchio restare in territorio laziale, dove aprirà sempre più all’onda della new wave, sempre sotto l’egida di Stèfani che resterà alla guida della rivista, che vedrà tanti cambiamenti ed avvicendamenti, fino al 2018, anno della definitiva chiusura.

Rockerilla

Perfetta alternativa al Mucchio Selvaggio “Rockerilla” è la rivista che ha dato voce ai movimenti alternativi al classic rock e al folk. Nato quasi come fanzine, ma molto ben organizzata, dal 1980 la rivista ligure ebbe la capacità di intercettare i nuovi gusti dei giovani, attratti dal punk, dalla new wave ma anche dal metal e, negli anni ’90, dal movimento grunge. Da rivista underground ben presto arrivò a trovare una nutrita schiera di lettori, grazie all’abilità dei numerosi collaboratori.

Gli anni ‘80

Gli anni Ottanta coincidono con un rito di passaggio del testimone, la definitiva fine di un’epoca, di un modo di pensare e di fare musica rock, lasciando il passo al punk e alla new wave capaci di intercettare i sentimenti di ribellione di una nuova generazione che vuol prendere le distanze da certi suoni, divenuti ormai ricchi di orpelli e senza più quell’anima artistica e trasgressiva che aveva caratterizzato la prima parte del decennio precedente. Ultimo spiraglio di vera rivoluzione musicale, ma anche questa dalla flebile durata e invasa dal sistema capitalistico. La musica dei capelli colorati, delle catene e delle spille conficcate nella pelle entra di diritto nelle riviste musicali, scalzando i grandi eroi di un tempo, mentre solo il Metal – in tutte le sue variabili – pare voler partecipare ad un “campionato a parte”.

Rockstar

Nata nel 1980 “Rockstar” è una rivista di rock mainstream – come si definisce. A differenza delle altre riviste del periodo è quella che si presentava ad un pubblico meno attento, intercettando i lettori di Ciao 2001 piuttosto che quelli più interessati ad un certo tipo di cultura musicale. La rivista interruppe le pubblicazioni dopo 351 edizioni, nel febbraio 2010.

L’Ultimo Buscadero

Il coraggio di un’ancora forte zoccolo duro di affezionati al rock – soprattutto stelle e strisce – non vuole gettare la spugna, e viene quindi fondato “L’Ultimo Buscadero”. È la truppa milanese uscita dal “Mucchio Selvaggio” che – ancora ispirandosi ad un film di Peckinpah – mette nelle edicole di tutta Italia una nuova rivista che si presenta con Bruce Springsteen sulla copertina per chiarire la linea editoriale. Sono Paolo Carù e Aldo Pedron che si rendono abili nell’attorniarsi di un grande numero di collaboratori per tenere alta la bandiera americana e di un certo rock che ha ancora tanti estimatori. È attraverso le pagine di questa rivista –ancora oggi in edicola – che il pubblico italiano ha potuto seguire l’evoluzione di certa musica statunitense e il “Buscadero” (questo il nuovo titolo apparso dal n. 53 del Novembre 1985) è diventato una tappa fissa per una serie di lettori, diciamo nostalgici ma anche aperti a scoprire una normale evoluzione del suono, nella sua ciclica fase di mutazioni.

Il Blues

Marino Grandi non se la sente di seguire i vecchi amici e collaboratori, forse fiutando che per il blues – la sua grande passione che lo vede tra i massimi esperti mondiali della cultura afro-americana – ci sarebbe stato poco spazio, in collaborazione quindi con una serie di illustri figure dell’ambiente blues dà vita ad una rivista esclusivamente dedicata alla black music. “Il Blues”, nome azzeccatissimo, vede la luce nel dicembre 1982 e ha un aspetto grafico molto più sobrio e minimale, quasi nel rispetto del genere trattato. Anche la scelta di non cedere all’utilizzo del colore ma di rimanere – e lo è tutt’ora – in bianco e nero è una preferenza fortemente voluta che è diventata una caratteristica che lo contraddistingue un po’ da tutte le altre riviste. “Il Blues” ha mantenuto lo spirito iniziale: la genuinità e l’onestà intellettuale è una prerogativa che il direttore Grandi, sempre alla guida, chiede e in un certo senso pretende dai suoi collaboratori. Il trimestrale, oggi non più in edicola in edizione cartacea, lo si può trovare solamente online previo abbonamento.

Hi, Folks!

Al pari di Marino Grandi anche Pierangelo Valenti ha in mente un progetto ben definito e legato alla sua passione, che lo vede come uno dei massimi esperti di musica popolare bianca. Dopo l’uscita dal Mucchio lascia sedimentare le idee per poi dar vita nel 1983, assieme ad Ezio Guaitamacchi, Roberto Monesi, Isabella Pinucci e ad un discreto numero di collaboratori ad “Hi, Folks!” che si prenderà cura nei 10 anni di pubblicazioni ad quel settore della musica acustica che trovava, in quegli anni, sempre meno visibilità sulla carta stampata. Che fosse blues, bluegrass, old-time, cajun o musica di derivazione britannica tra le pagine di questa incredibile rivista veniva sempre analizzata con competenza e passione.

Gli anni ‘90

Un certo tipo di musica perde sempre più di intensità, ormai i grandi numeri in fatto di vendite discografiche (ma anche nei concerti) arrivano dal settore più commerciale. Non più la musica come oggetto di comunicazione, ma solamente di svago. Farà eccezione per un breve periodo l’avvento del grunge, nato sul finire del decennio precedente nell’area metropolitana di Seattle e che farà del nichilismo la sua arma vincente. Ispirato da Iggy Pop, Neil Young, Velvet Underground, il grunge sarà l’ultimo vero sussulto musicale degno di nota, che vedrà nelle seguenti generazioni un differente utilizzo e percezione della musica, modificando, anche grazie alla nascita dei video musicali, la fruizione della stessa.

Rumore

Rumore” nasce nel 1992 per volontà di Claudio Sorge – già codirettore di “Rockerilla” – che decide di farne una sorta di clone sempre trattando di musica alternativa. Autorevoli firme si sono succedute tra le pagine di questa rivista che continua a godere di un certo interesse da parte di un pubblico di nicchia, ma che sa dimostrarsi fedele alla linea editoriale.

Late For The Sky

Altra rivista di spessore dedicata alla musica principalmente acustica o, comunque, molto vicina al country rock statunitense. “Late For The Sky” nasce come organo ufficiale dell’Associazione Vinyl Legacy nel 1992, e non sempre di facile reperibilità, si è contraddistinta per l’accuratezza dei suoi articoli e per la sempre curata veste grafica. Oggi è un magazine regolarmente online e attivo.

Jam

Fondata nel 1994 da Ezio Guaitamacchi e da Marialina Marcucci (che all’epoca dirigeva Videomusic) “Jam” è una rivista mensile d’informazione musicale che dal 2014 ha smesso le pubblicazioni cartacee ed è rimasto come magazine digitale. Nato sulla falsariga del Mucchio Selvaggio e del Buscadero ha saputo imporsi per la presenza di ottimi giornalisti, tra cui Paolo Vites, Ernesto De Pascale, Fabio Treves, Aldo Pedron, Enzo Gentile, si rivolge ad un pubblico più eterogeneo, grazie anche ad un’accattivante veste grafica.

Blow Up

Rivista molto intelligente e ben curata dal direttore Stefano Isidoro Bianchi che è stato capace di dargli un taglio culturale dedicato a filoni tematici. “Blow Up” nasce nel 1995 come fanzine diventa rivista a tutti gli effetti nel 1998 e si impossessa di quel pubblico alla ricerca di informazioni sulla musica alternativa di alto livello, ma spesso relegata nell’ombra, senza disdegnare disgressioni nella musica più popolare, ma sempre con acume e professionalità. Assieme alla rivista sono usciti anche una serie di volumi tematici e tra le pagine della rivista è possibile leggere firme autorevoli, quali quelle di Bertoncelli, Federico Guglielmi, Gino Dal Soler, Christian Zingales e tanti altri.

L’isola che non c’era

Anche se in questo caso parliamo di una rivista che tratta esclusivamente musica italiana, merita una menzione anche la lombarda “L’isola che non c’era”, fondata nel 1996 e che per 20 anni è stata in formato cartaceo, per poi passare all’online dove continua ancor oggi con grande professionalità. Cantautorato, ma anche blues e rock targato Italia, sempre alla ricerca del meglio della produzione di casa nostra. Da sottolineare che dal 2004 la redazione ha dato vita ad un concorso – intitolato “L’artista che non c’era” – tra i più importanti a livello nazionale e dedicato alla nuova canzone d’autore.

Il nuovo millennio

Col sopraggiungere del XXI Secolo, l’avvento di internet e la sempre più diversa percezione dell’ascolto della musica e del suo utilizzo, le riviste musicali hanno subito una notevole flessione. Tante di esse hanno chiuso i battenti, molte si sono trasferite sul web, solo qualcuna ha mantenuto le uscite, nonostante la ben nota crisi del settore dell’editoria. Segnali di cambiamenti, ai quali si spera possano succederne di più positivi, perché la musica – un po’ come tutte le forme d’arte – merita maggiore rispetto. E’ inimmaginabile un mondo senza musica e senza la curiosità che contraddistingueva quegli impareggiabili anni ’60 e ’70.

Beato chi li ha potuti vivere.

Ovviamente le riviste musicali che abbiamo analizzato sono solo alcune, forse quelle che maggiormente hanno influito nella vita di una certa generazione, consapevoli dell’esistenza di altre realtà di grande spessore, come ad esempio “Chitarre”, “Guitar Club” e “Axe“, dedicate alle 6 corde, “Raro!”, “Velvet”, “Classic Rock“, “Classix” e “Metal Shock”, tra le più conosciute.

Un capitolo a parte andrebbe dedicato a tutte le testate e i blog che si possono trovare in rete, nuova forma di comunicazione, spesso fatta da firme di qualità, molti dei quali già protagonisti dell’era cartacea.

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SAGRE E FIERE: NEL 2020 A RISCHIO MIGLIAIA DI EVENTI IN TUTTA ITALIA. https://a-zpress.com/sagre-e-fiere-nel-2020-a-rischio-migliaia-di-eventi-in-tutta-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=sagre-e-fiere-nel-2020-a-rischio-migliaia-di-eventi-in-tutta-italia https://a-zpress.com/sagre-e-fiere-nel-2020-a-rischio-migliaia-di-eventi-in-tutta-italia/#respond Mon, 04 May 2020 10:55:53 +0000 https://a-zpress.com/?p=516 Le sagre paesane e le fiere sparse in tutto il territorio italiano, che sono sempre state per il nostro paese l’ossatura delle relazioni sociali e delle tradizioni, sono a grosso rischio a causa dell’emergenza sanitaria. Un settore questo, assieme a quello dello spettacolo, che sta purtroppo subendo da qualche anno il peso della burocrazia e […]

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Le sagre paesane e le fiere sparse in tutto il territorio italiano, che sono sempre state per il nostro paese l’ossatura delle relazioni sociali e delle tradizioni, sono a grosso rischio a causa dell’emergenza sanitaria. Un settore questo, assieme a quello dello spettacolo, che sta purtroppo subendo da qualche anno il peso della burocrazia e che ora è al limite del collasso definitivo.

le sagre e le fiere di paese

Dopo i fatti di piazza San Carlo a Torino del 3 giugno 2017 in occasione della finale di Champions League, le prefetture italiane hanno imposto alle feste di paese di adeguarsi a standard di sicurezza più elevati che hanno spinto molte Pro Loco – il vero motore trainante ed organizzativo – a rinunciare all’organizzazione degli eventi stessi. Per allinearsi con le nuove normative ci sono costi sempre più elevati, questo vale anche per il noleggio delle attrezzature e delle tensostrutture. La fatidica “Circolare Gabrielli” ha falcidiato di netto moltissime feste di paese nate decenni fa e che da tempo incentivavano la promozione e la cultura dei prodotti locali tipici e dell’artigianato, promuovendo il mercato territoriale e supportando i piccoli e medi coltivatori, anima delle nostre tradizioni.

C’è chi crede che questa nuova normativa sia solo una questione di business e chi invece sostiene che sia più che giusto che anche le sagre di paese rispettino standard di sicurezza più elevati al fine di evitare incidenti, anche gravi, già successi in passato.

Le linee guida da seguire per poter essere in regola sono davvero numerose, molto precise e severe: requisiti di accesso all’area per i mezzi di soccorso, indicazioni per la capienza massima di partecipanti all’evento e norme per la suddivisione della zona in settori se si tratta di fiere o manifestazioni con tanta affluenza. Molte sagre, soprattutto le piccole realtà costruite sul volontariato, sono state obbligate a chiudere i battenti a causa della mancanza di un professionista che firmi e approvi il piano di sicurezza.

Come spesso accade, una richiesta più che legittima, ovvero quella di adeguarsi agli standard di sicurezza richiesti per qualunque tipo di manifestazione pubblica, viene riversata direttamente sui principali interessati, senza un processo di crescita e di cultura che potrebbe e dovrebbe essere supportato dalle istituzioni, in maniera tale da garantire la transizione verso un futuro più organizzato, senza dimenticare e perdere la ricchezza del passato. I cambiamenti repentini sono spesso dovuti alla negligenza che ha trascurato questo come altri settori, salvo poi in situazioni di emergenza chiudere i rubinetti e impedire di fatto la crescita del senso civico e lo sviluppo tecnologico e previdenziale, che sarebbe invece necessario per il bene della comunità.

Ora, le poche manifestazioni che sono riuscite ad adeguarsi ai nuovi standard si ritrovano a dover fare i conti con il problema del coronavirus: l’estate è alle porte, ma non c’è alcuna speranza che la stagione delle sagre paesane possa essere festosa come gli anni passati. Gli assembramenti e il pericolo di contagi vanno a sommarsi ai problemi burocratici e lasciano col fiato sospeso organizzatori e Pro Loco di tutta Italia.

Il coronavirus è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso in questo settore mai abbastanza considerato, ma di vitale importanza per l’identità dei territori e la salvaguardia di prodotti tipici di alta qualità. Le sagre molto spesso vengono ingiustamente tacciate come manifestazioni “popolane”, senza spessore culturale, ma in un paese come l’Italia sono di fondamentale importanza per far conoscere le eccellenze enogastronomiche e tornare anche ad uno spirito di comunità basato su volontariato e aiuto reciproco. Chissà se dopo le lungaggini burocratiche sarà proprio il coronavirus a stroncare definitivamente questo settore già in difficoltà, proprio come quello degli eventi musicali e dello spettacolo, oppure se proprio da un momento di difficoltà ci sarà la voglia di affrontare il cambiamento necessario agendo sulla riduzione della burocrazia e fornendo gli strumenti necessari per crescere e mettersi a norma.

E tra le sagre e i concerti, ci sono quegli eventi che fanno da trait d’union tra i due settori, come ad esempio il Rootsway, il festival che ogni anno si tiene nelle provincie di Parma e Reggio Emilia e che unisce i prodotti locali alla musica d’Oltreoceano. Questa manifestazione si prefigge di unire le tradizioni enogastronomiche dell’Emilia alla cultura e alla musica Blues e Roots: un evento straordinariamente importante per promuovere l’integrazione e l’interazione tra popoli attraverso una forma d’arte universale come la musica e la convivialità di ritrovarsi seduti attorno ad un tavolo ad assaporare cibo di qualità.

Anche il Palio Storico di Noale (VE), un evento inestricabilmente legato al mondo delle feste paesane, quest’anno è stato annullato perché fonte di assembramenti e quindi pericoloso per la diffusione del virus. Il Presidente della Pro Loco Enrico Scotton dice: «la maggior parte degli eventi che proponiamo sono per loro natura assembramenti e se non è possibile far stare la gente insieme, viene meno il senso stesso di far festa. Come si può pensare una pista da ballo in sagra mantenendo la distanza? Oppure uno stand gastronomico dove la gente deve rimanere distanziata, magari separata da divisori in plexiglass, non potendo nemmeno conversare. Forse è preferibile annullare tutto e aspettare tempi migliori».

Le prospettive di certo non sono rosee e gli organizzatori sono ormai rassegnati a fare un passo indietro, con la speranza che si possa tornare ad aggregarsi in un futuro non troppo lontano, magari diversamente, in sicurezza, ma non per questo rinunciarvi.

Anche le “sorelle maggiori” delle sagre, le fiere, sono a grosso rischio e si calcolano già i danni economici provocati al settore da questo stop imprevisto. Vinitaly, ad esempio, la più grande manifestazione dedicata al mondo del vino, dopo un tentativo di rinvio di qualche mese, è stata annullata definitivamente e riprogrammata per il prossimo anno.

Quale sarà il futuro di questi eventi tanto cari agli italiani? È difficile fare delle ipotesi oggi, ma siamo sicuri che la fantasia e l’ingegno dei tanti organizzatori sparsi sull’intero territorio nazionale saranno in grado di inventarsi una valida alternativa, perché – e questo è innegabile – in questo campo gli italiani sono i migliori al mondo.

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NICOLA CIPRIANI & BRAD MYRICK: IL 24 APRILE ESCE IL SINGOLO ‘BORDERS’ https://a-zpress.com/nicola-cipriani-brad-myrick-il-24-aprile-esce-il-singolo-borders/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=nicola-cipriani-brad-myrick-il-24-aprile-esce-il-singolo-borders https://a-zpress.com/nicola-cipriani-brad-myrick-il-24-aprile-esce-il-singolo-borders/#respond Fri, 24 Apr 2020 07:43:01 +0000 https://a-zpress.com/?p=498 Anticipazione del nuovo album ‘Reflections’, disponibile dal 15 Maggio Il 24 aprile esce “Borders” il singolo di Nicola Cipriani & Brad Myrick che anticipa il nuovo album ‘Reflections’, disponibile su tutte le piattaforme a partire dal 15 maggio. ‘Reflections’ segna la maturazione artistica nata in decine di concerti e chilometri insieme, dalla Florida al New […]

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Anticipazione del nuovo album ‘Reflections’, disponibile dal 15 Maggio

Il 24 aprile esce “Borders” il singolo di Nicola Cipriani & Brad Myrick che anticipa il nuovo album ‘Reflections’, disponibile su tutte le piattaforme a partire dal 15 maggio.

Nicola Cipriani e Brad Myrick Boarders

‘Reflections’ segna la maturazione artistica nata in decine di concerti e chilometri insieme, dalla Florida al New Hampshire, passando naturalmente per l’Italia. Registrato alla fine di un lungo tour è una virata evocativa e cinematografica per la loro musica: le suggestioni plasmano i brani, da eterei ed evocativi fino ad emozionanti incursioni nel pop e nella tradizione folk americana.

Il sodalizio artistico tra Nicola Cipriani e Brad Myrick è un diamante raro di musica, promozione culturale, virtuosismo strumentale e di forte impatto comunicativo. Da due anni portano la loro musica composta, arrangiata e registrata per due chitarre acustiche tra l’Europa e gli Stati Uniti riempiendo club, teatri e università, suonando e raccontando le composizioni.

Nicola Cipriani & Brad Myrick in studio di registrazione
Nicola Cipriani & Brad Myrick in studio di registrazione per il nuovo album “Reflections”

Dopo l’EP “Live in Bulb” (2018) e “Wanderlust” (2019) sono pronti ad inaugurare questo 2020 con l’album più profondo e importante della loro carriera: “Reflections”. Wanderlust è stato l’album del viaggio: composizioni nate dalle esperienze in tour di Cipriani e Myrick, nominato tra i dieci migliori dischi jazz dell’anno ai New England Music Award 2019, il tour che ne è seguito è stato definito “best concert in the State 2019” dalla rivista The Hippo nello stato del New Hampshire.


Guarda il video di ‘Borders’ e segui Nicola Cipriani e Brad Myrick sui social



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BOBBY SOLO: INTERVISTA A TEMPO DI COVID-19 https://a-zpress.com/bobby-solo-intervista-a-tempo-di-covid-19/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=bobby-solo-intervista-a-tempo-di-covid-19 https://a-zpress.com/bobby-solo-intervista-a-tempo-di-covid-19/#respond Tue, 21 Apr 2020 18:11:28 +0000 https://a-zpress.com/?p=488 Bobby Solo è un mito senza tempo, un intramontabile protagonista della canzone italiana e, allo stesso tempo, uno straordinario interprete dei classici del rock’n’roll e della musica americana. Roberto Satti, questo è il vero nome del cantante, debutta diciottenne nel 1963 e nel 1964 presenta a Sanremo la celebre “Una lacrima sul viso”, uno dei […]

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Bobby Solo è un mito senza tempo, un intramontabile protagonista della canzone italiana e, allo stesso tempo, uno straordinario interprete dei classici del rock’n’roll e della musica americana. Roberto Satti, questo è il vero nome del cantante, debutta diciottenne nel 1963 e nel 1964 presenta a Sanremo la celebre “Una lacrima sul viso”, uno dei brani di maggiore successo della discografia italiana. L’anno seguente torna a Sanremo e vince con “Se piangi, se ridi”. Dal 1967 seguono altri grandi successi come “Non c’è più niente da fare”, “San Francisco” (cover del brano di Scott McKenzie); “Una granita di limone”, “Siesta” e “Domenica d’agosto”. Nel 1969 vince ancora il Festival di Sanremo con “Zingara”, in doppia esecuzione con Iva Zanicchi. La sua attività di cantante e produttore continua ininterrotta nei decenni successivi, anche con la riscoperta classici della tradizione blues, country e rock come i tributi a John Lee Hooker, Elvis Presley e Johnny Cash. Nel 2015 festeggia i suoi 70 anni con un nuovo album di inediti “Meravigliosa Vita (i grandiosi 70 anni di un mito!)”, scritti in collaborazione con Mogol.

Bobby Solo intervistato da AZ Press
Bobby Solo (foto Stefano Gislon)

La nostra intervista a Bobby Solo:

  • La diffusione di questo virus e la conseguente emergenza sanitaria ha paralizzato il mondo e moltissimi settori mettendoli in uno stato di pausa forzata, non si sa ancora per quanto. Tra i molti settori professionali in ginocchio, assieme al turismo, c’è quello dello spettacolo, sicuramente tra i più colpiti. Come stai vivendo questa quarantena e quali prospettive ci sono per questo settore secondo il tuo punto di vista?

Penso continuamente ai concerti, ai viaggi in autostrada, alle persone e agli amici che incontro tutti i giorni. A causa di questa “paralisi” mi sono stati cancellati diversi concerti ma non ne faccio solo una questione economica. Ho molto bisogno del mio pubblico, è un calore a cui sono abituato da una vita e mi manca fortemente. Questa situazione mi ha portato molta malinconia, lo vivo come un peso che rischia di destabilizzarmi psicologicamente. Per fortuna ho una famiglia meravigliosa, così riesco a dedicarmi a molte attività assieme a mia moglie Tracy e al mio piccolo figlio Ryan, loro sanno sempre rendermi questo momento molto meno amaro.

  • Quale iniziativa risulta più funzionale in questo momento alla tua attività?

Mi sto dedicando molto alla composizione e devo dire che questo velo di malinconia in qualche modo mi facilita. Ho composto un brano Gospel che sarà utilizzato nel periodo del prossimo Natale per un’iniziativa dell’editore Antonio Salvati di Rosso al Tramonto, con gli arrangiamenti del pianista Luca Sala. Mi sono ispirato ad Elvis Presley, ricordando un viaggio in cui mi sono ritrovato a Tupelo, paese in cui proprio Elvis è nato e dove da giovane si affacciava alle finestre di una piccola chiesa battista per ascoltare i canti religiosi. Sono ascolti che gli sono sicuramente serviti per avvicinarsi a quelle sonorità, che più avanti ha anche inciso in molti suoi dischi.

  • Sei un fruitore dei social? Se sì, ti sono di aiuto per accorciare le distanze con il tuo pubblico in questo momento?

Assolutamente, questa “prigionia” mi ha maggiormente spinto ad usare i social, soprattutto Facebook. Tutti i venerdì faccio una diretta live dal mio profilo ufficiale in cui mi diverto a cantare e suonare la chitarra, così posso cogliere tutte le reazioni e le interazioni con il pubblico che mi segue. Non è la stessa cosa, ma mi devo accontentare. Durante le dirette mi diverto nel suonare un repertorio che magari non è quello che faccio comunemente durante i miei concerti, così mi diletto con i brani che mi sono cari: tanto gospel, blues e rock’n’roll.

  • Sospesa l’attività dai concerti in piazze e teatri, come stai sfruttando questo tempo?

Sono un uomo di fede e uno dei progetti su cui sto lavorando è la composizione di alcuni canti gospel con testi in italiano; il mio sogno è che poi vengano accolti dalla Santa Sede in Vaticano. Tra non molto uscirà anche un libro a cura di Dario Salvatori dal titolo “Cronache di una lacrima sul viso” (ed. Azzurra Music). Il libro contiene tanti aneddoti e piccoli segreti che non ho mai svelato. Non vedo l’ora di riuscire a programmarne l’uscita e le presentazioni.

  • Cosa chiederesti al Governo in questa particolare situazione?

Noto una certa riluttanza da parte dell’Unione Europea ad entrare concretamente in aiuto agli Stati indeboliti a causa dell’espansione del virus. Se si è uniti, è necessario esserlo sia nei momenti di benessere che nei momenti di sciagura. Chiederei dunque al Governo di non mollare la presa, essere forte e, anzi, di forzare la mano.

  • E per il futuro, cosa ci dobbiamo aspettare da Bobby Solo?

Non riesco a prevedere cosa ne sarà del mio futuro ma so che voglio cantare, suonare, lavorare e divertirmi fino a quando il buon Dio mi lascerà respirare! Grazie!


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L’IMPORTANZA  DELLA MUSICA “DAL VIVO” https://a-zpress.com/limportanza-della-musica-dal-vivo/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=limportanza-della-musica-dal-vivo https://a-zpress.com/limportanza-della-musica-dal-vivo/#respond Tue, 14 Apr 2020 10:38:27 +0000 https://a-zpress.com/?p=481 In molti, in questo periodo di sospensione degli eventi musicali e culturali in generale, stanno sentendo la mancanza del “clima da concerto”, compresi i più insospettabili che, in mancanza di altro, sono persino diventati sportivi accaniti. Per chi, come noi, vive la musica live ogni settimana, sia da spettatore, da organizzatore, o da musicista, sta davvero […]

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In molti, in questo periodo di sospensione degli eventi musicali e culturali in generale, stanno sentendo la mancanza del “clima da concerto”, compresi i più insospettabili che, in mancanza di altro, sono persino diventati sportivi accaniti. Per chi, come noi, vive la musica live ogni settimana, sia da spettatore, da organizzatore, o da musicista, sta davvero una sofferenza notevole lo stop di questo periodo. In questi giorni stiamo tutti scoprendo quando sia fondamentale il settore che possiamo chiamare “concerti ed eventi” nella nostra vita quotidiana.

Live Music

La musica live ha infatti un sacco di “proprietà” benefiche, proprio come fosse una sostanza indispensabile per il perfetto funzionamento del nostro organismo. Numerosi studi hanno dimostrato come andare a concerti con regolarità allunghi la vita: la musica del vivo aumenta notevolmente il nostro senso di benessere, ad una crescita del senso di comunità e all’aumento della propria autostima. Inoltre, è ancora più importante sottolineare che quella che trae maggiori benefici dai concerti è la nostra mente perché in queste situazioni riceve moltissimi stimoli diversi.

Ora come ora che siamo costretti a rinunciare a questo lato della vita e della musica è il momento giusto per riflettere, tra gli altri, anche su questi punti per poi tornare, quando sarà finita l’emergenza, a dar ancora più valore agli eventi culturali “live” e a tante cose che ci sembravano scontate. Le numerose iniziative di concerti in streaming e dirette Facebook, da una parte sono proprio la prova di questa necessità intrinseca del musicista di vivere la dimensione del concerto e dall’altra sono un modo alternativo per il pubblico di supportare gli artisti e far sentire loro che continuiamo a seguirli nonostante la distanza.

Tutto ciò appaga almeno in parte quella voglia, oggi costretta a sopire, di andare a vedersi un bel concerto con tutti i benefici che offre.  Sì perché i concerti di giovamenti ce ne procurano davvero tanti! Ad esempio, le numerose emozioni che una situazione live può regalare sono molteplici e diverse: lo stupore che emerge quando i musicisti creano giochi sonori strani, l’adrenalina che scorre a fiumi durante gli assoli, la pelle d’oca che si forma quando la band si lancia in trascendenti cavalcate sonore, e l’emozione di poterli incontrare una volta finita la performance e scoprirli più uguali a noi di quanto immaginavamo.

E poi, vogliamo parlare delle nuove amicizie? I concerti sono dei momenti perfetti per conoscere nuove persone che condividono la nostra stessa passione e che magari, col tempo, possono diventare addirittura i nostri migliori amici. Ad un concerto dal vivo poi si ha la possibilità di conoscere personalmente i musicisti che si esibiscono sul palco, e soprattutto di esprimere direttamente il sentimento di gratitudine che ci pervade alla fine di ogni concerto, uno dei motori fondamentali di ogni forma d’arte.

Perché in fondo il musicista come il pittore, il ballerino, il poeta, l’attore e tutti gli artisti in generale, anela ad essere “visto”, riconosciuto, apprezzato e ad uscire dal suo guscio, tramite il veicolo della sua espressione artistica. E mai come ora possiamo capire quanto si possa desiderare di uscire dal guscio, di non essere soli e di ricevere un feedback da altri esseri umani.

Forse questa condizione, comunque privilegiata, di detenzione forzata, ci aiuterà ad apprezzare i momenti belli della vita, e a desiderare di viverli non attraverso uno schermo ma di persona, respirando dal vero le emozioni che la tecnologia non potrà mai riprodurre pienamente!

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CAMPAGNA E INDUSTRIA: UNA RIFLESSIONE SUI CAMBIAMENTI NEL NOSTRO VIVERE https://a-zpress.com/campagna-e-industria-una-riflessione-sui-cambiamenti-nel-nostro-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=campagna-e-industria-una-riflessione-sui-cambiamenti-nel-nostro-vivere https://a-zpress.com/campagna-e-industria-una-riflessione-sui-cambiamenti-nel-nostro-vivere/#respond Thu, 09 Apr 2020 09:30:44 +0000 https://a-zpress.com/?p=471 Se pensiamo alla campagna e industria di qualche secolo fa, inevitabilmente la associamo ad un lavoro onesto di sudore e fatiche legato inestricabilmente ai ritmi della natura. Con l’arrivo della prima rivoluzione industriale nella seconda metà del ‘700 iniziano ad esserci i primi cambiamenti consistenti: vengono introdotte la macchina a vapore e la spoletta volante, […]

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Se pensiamo alla campagna e industria di qualche secolo fa, inevitabilmente la associamo ad un lavoro onesto di sudore e fatiche legato inestricabilmente ai ritmi della natura. Con l’arrivo della prima rivoluzione industriale nella seconda metà del ‘700 iniziano ad esserci i primi cambiamenti consistenti: vengono introdotte la macchina a vapore e la spoletta volante, che inizieranno a portare forti cambiamenti nel settore tessile-metallurgico. Con la seconda rivoluzione industriale iniziata intorno al 1870, la campagna viene pian piano sempre più accantonata per incentivare l’uso di macchinari e catene di montaggio grazie all’introduzione dell’elettricità e di prodotti chimici. La città e i suoi ritmi hanno preso il sopravvento sulla campagna e sulla natura passando rapidamente dall’idea generale di “lavorare per vivere” a quella terribile e snervante del “vivere per lavorare”.

Campagna e industria, contadino che lavora con vecchi mezzi

Campagna e industria, ieri

La campagna, un tempo, era sinonimo di duro lavoro in qualunque condizione climatica, ma anche di aggregazione e famiglia. Infatti, dopo una lunga giornata nei campi ci si ritrovava tutti assieme la sera nelle stalle a “far filò”, raccontando storie, cantando e sgranando pannocchie al lume di candela. Era una convivialità semplice e genuina, basata su valori forti e legami duraturi e sulla preservazione della tradizione orale, ricca di proverbi, fiabe e modi di dire, tutti strumenti che comprendevano la sapienza e la ricchezza racchiuse in una cultura che legava tra loro le generazioni.

Certamente, bisogna dirlo, non era tutto rose e fiori, dalla figura della donna, relegata in casa e spesso succube della figura maschile, all’impossibilità per alcuni giovani di seguire ispirazioni e desideri per un futuro diverso, costretti da regole non scritte a perseverare nell’azienda di famiglia. Ogni realtà nella storia dell’umanità racchiude in sé aspetti positivi e negativi, ma è sui primi che al momento vogliamo soffermarci, senza dimenticare le conquiste di libertà ed emancipazione che con il tempo sono state raggiunte.

Oggi, dopo la terza rivoluzione industriale cominciata intorno agli anni ’70, questa convivialità e certi valori non esistono quasi più. Quest’ultima rivoluzione infatti è quella che ha introdotto nella società a livello massiccio l’elettronica, lo sviluppo delle telecomunicazioni e tutto quello che è legato al mondo dell’informatica. Riassumendo tutto ciò con le parole dello scrittore Paolo Malaguti: “Siamo forse più autonomi, ma di certo più soli. E molto illusi.”

Campagna e industria, oggi

Oggi, in questo preciso momento storico, dettato dall’emergenza sanitaria e dominato dall’hashtag #iorestoacasa, chi vive in campagna è sotto molti aspetti fortunato. Da sempre additate per lo più come persone ruvide e ignoranti, coloro che hanno scelto di lasciar perdere i folli ritmi cittadini per vivere secondo quelli della natura vengono ora invidiate. Chi è costretto dentro un appartamento di pochi metri quadri, e magari per di più senza terrazzino, senza poter uscire a passeggiare per prendere una boccata d’aria forse comincia a guardare con altri occhi chi vive “fuori dal mondo” tra il verde dei campi.

La nostra società ormai non può più fare a meno del livello di avanzamento tecnologico raggiunto, che inevitabilmente ha portato ad un miglioramento della vita di tutti i giorni, facilitando cose che un tempo richiedevano sforzi immani, pensiamo solo all’acqua corrente e all’elettricità, agli elettrodomestici e alla possibilità di vedere e sentire persone lontane senza spostarsi. Forse oggi più che mai stiamo riflettendo sulla necessità di uno sviluppo tecnologico che vada di pari passo con il vero benessere delle persone.

E domani?

Chissà che questa situazione non sia proprio l’occasione per portarci a riflettere sul nostro stile di vita: forse questo è il momento giusto per pensare ad una “rivoluzione agricola” e “retrocedere” a una vita basata sul rispetto della natura, dei suoi ritmi e dei veri valori.

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GUIDO DRITTO E LE ‘CANZONI CATTIVE PER BAMBINI BUONI’ – IL NUOVO ALBUM A SORPRESA https://a-zpress.com/guido-dritto-e-le-canzoni-cattive-per-bambini-buoni-il-nuovo-album-a-sorpresa/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=guido-dritto-e-le-canzoni-cattive-per-bambini-buoni-il-nuovo-album-a-sorpresa https://a-zpress.com/guido-dritto-e-le-canzoni-cattive-per-bambini-buoni-il-nuovo-album-a-sorpresa/#respond Fri, 03 Apr 2020 17:43:27 +0000 https://a-zpress.com/?p=465 E’ uscito il 3 aprile “Canzoni Cattive per Bambini Buoni”, il disco d’esordio di Guido Dritto, un album indie folk di sette canzoni che A-Z Press è orgogliosa di presentare. Senza passare dal lancio di un singolo. Non è da tutti dare una possibilità, in questi tempi difficili, ad un artista sconosciuto. Emerso dal nulla, […]

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E’ uscito il 3 aprile “Canzoni Cattive per Bambini Buoni”, il disco d’esordio di Guido Dritto, un album indie folk di sette canzoni che A-Z Press è orgogliosa di presentare. Senza passare dal lancio di un singolo.

Non è da tutti dare una possibilità, in questi tempi difficili, ad un artista sconosciuto.

Emerso dal nulla, all’improvviso, senza nemmeno passare per quell’interminabile gavetta, per tutti fatta di concertini, nei locali di nicchia. Questa è la breve e vera storia di Guido Dritto.

 

Va Dritto, Guido, Dritto per la sua strada. Un disco di contraddizioni lessicali e sbalzi d’umore, senza mai prendersi troppo sul serio. Si provi ad ascoltare “La Canzone più Triste del Mondo” per averne un’idea.

D’altronde chi scrive “la Katambra del kantabrico, la monzamba del Monzàmbico” dimostra di saper fare il suo mestiere, convinto che le più importanti riviste del settore ne parleranno.

Il giovane Guido Dritto, timido, riservato e introverso per natura, non ama parlare di sé. Alla richiesta di maggiori informazioni su di lui, citando Bob Dylan, risponde: «Non chiedetemi nulla, potrei rispondere con la verità».

Signore e signori, ecco Guido Dritto: la nuova star del panorama indie-folk italiano.


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I GIOVANI E LA MUSICA: UNA RIFLESSIONE NEI GIORNI DEL CORONAVIRUS https://a-zpress.com/i-giovani-e-la-musica-una-riflessione-nei-giorni-del-coronavirus/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=i-giovani-e-la-musica-una-riflessione-nei-giorni-del-coronavirus https://a-zpress.com/i-giovani-e-la-musica-una-riflessione-nei-giorni-del-coronavirus/#respond Mon, 30 Mar 2020 08:58:37 +0000 https://a-zpress.com/?p=457 In questo periodo di stasi obbligatoria impostaci dal Covid-19, da una parte è cresciuto notevolmente l’uso di portali e distributori online di immagini e film come Netflix, Prime Video e Infinity, dall’altra si è sensibilmente abbassato invece quello dei siti riguardanti i servizi di musica in streaming. Questo, molto probabilmente, sta succedendo perché in condizioni […]

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In questo periodo di stasi obbligatoria impostaci dal Covid-19, da una parte è cresciuto notevolmente l’uso di portali e distributori online di immagini e film come Netflix, Prime Video e Infinity, dall’altra si è sensibilmente abbassato invece quello dei siti riguardanti i servizi di musica in streaming. Questo, molto probabilmente, sta succedendo perché in condizioni “normali” la musica è una sorta di evasione o “semplice svago”: si ascolta una playlist energica mentre si è in palestra, si fa zapping tra migliaia e migliaia di album su Spotify se si rimane imbottigliati nel traffico, si ascoltano in velocità le canzoni appena uscite su Youtube mentre portiamo a spasso il cane, ecc. come una sorta di colonna sonora della nostra vita anche se non viviamo in un film.

Millenials che ascoltano musica allo smartphone

FACCIAMOCI UNA DOMANDA

La musica ormai è diventata un semplice passatempo? Per rispondere a questa domanda dovremmo infilarci in una selva intricata di riflessioni, che probabilmente non ci competono e lasciamo ai più esperti, ma se ci basiamo “solo” sui dati oggettivi allora la risposta è si. Tutto ciò porta poi ad un’altra serie di domande correlate che vedono chiamati in causa soprattutto i giovani.

IL MONDO DEI MILLENIALS E GENERAZIONE Z

Spesso oggi vediamo i ragazzi che ascoltano musica con una sola cuffia mentre chattano su WhatsApp e lanciano cuoricini sulle foto di Instagram. Come si può dire che stiano realmente ascoltando quello che gli arriva in cuffia? Distrazione e Multitasking sono il pane quotidiano di queste nuove generazioni (Millenials e Generazione Z) che stanno crescendo senza saper realmente gustare un prodotto musicale.

Nei decenni passati, quando internet non occupava un posto così rilevante nella nostra vita, si pregustava l’uscita di un disco ascoltando il singolo che passavano alla radio. In silenzio, pronti con le musicassette vergini per registrare al momento giusto la canzone. Me senza andare in un passato troppo lontano, non è nostra intenzione passare per vecchi nostalgici, basta ricordare anche la bellezza di quei momenti in cui ci si prendeva il tempo necessario e si ascoltava con attenzione il testo perché su internet ancora non lo si trovava. Oggi, tutto questo tra i giovani è forse sparito. Vige sempre di più il tutto e subito, la leggerezza di canzoni stagionali e l’iper connessione costante anche e soprattutto mentre si ascolta musica (forse in questo caso sarebbe molto più adatto il verbo “sentire”).

E vogliamo parlare poi di generi vintage, maggiormente legati al passato? Sembra una missione impossibile. Come la si può far apprezzare ad una generazione che cresce in un mondo multimediale che corre più veloce della luce? Quel che oggi è nuovo domani è già superato e così si crea una sorta di catena di montaggio digitale che produce, produce e produce senza mai fermarsi: prodotti facili, veloci e leggeri. In un rapporto con le precedenti generazioni – quelle dei genitori, di amici più anziani o colleghi di lavoro – nasce una sorta di “scontro culturale” che vede opporsi due differenti fazioni. Quelli che difendono ostinatamente l’ideologia della musica come veicolo culturale, intrisa di storia e di ascolti attenti percepita dalle nuove leve come troppo impegnata e poco appetibile che, al contrario, pare possano venire attratti da un suono più immediato e meno importante nella sua forma, ma veicolo per far emergere una nuova forma di ribellione.

La musica in questi anni frenetici è diventata un sottofondo alle nostre vite sempre di corsa. Ora che il mondo ci ha costretto a fermarci dovremmo cominciare a riflettere e magari tornare a restituirle il posto che merita.

Perché forse proprio nei giovani è insita la scintilla che inevitabilmente lega passato e futuro, quel non so che di bello legato alla qualità e non alla quantità. Nonostante tutto, basterebbe dialogarci più spesso e provare a comprendere il loro mondo e la loro vita, un dialogo che spesso anche gli stessi ragazzi cercano.

I GIOVANI E LA MUSICA, E DOMANI?

È questo il futuro della musica o ci sarà un nuovo cambiamento? Potrà l’era del Coronavirus venire ricordata come punto di svolta per una società che stava correndo ben oltre le proprie umane possibilità? È presto per dare una risposta, ma nell’aria – nascosta tra terrore e disillusione – c’è anche una positivo desiderio di tornare alla “normalità”, con una voglia di rispetto. Rispetto per l’ecosistema, e rispetto per le persone. E, allora, all’interno di questo cambiamento – forse – la musica potrà recuperare il proprio ruolo centrale che, la storia ce lo insegna, è quello di comunicare messaggi, siano essi d’amore come di protesta, con alla base una struttura capace di creare sollievo alle anime. Perché la musica non potrà mai morire, se non con l’ultimo uomo.

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BOB DYLAN E LA NUOVA CANZONE INEDITA CHE SPEZZA IL CUORE E ARRIVA DIRETTA AL CERVELLO https://a-zpress.com/bob-dylan-e-la-nuova-canzone-inedita-che-spezza-il-cuore-e-arriva-diretta-al-cervello/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=bob-dylan-e-la-nuova-canzone-inedita-che-spezza-il-cuore-e-arriva-diretta-al-cervello https://a-zpress.com/bob-dylan-e-la-nuova-canzone-inedita-che-spezza-il-cuore-e-arriva-diretta-al-cervello/#respond Fri, 27 Mar 2020 22:22:21 +0000 https://a-zpress.com/?p=446 Mai banale, mai retorico. Sprezzante, schietto, geniale, bugiardo e sincero e anche antipatico quanto basta per amarlo più di chiunque altro. Questo è Robert Allen Zimmerman, classe 1941, da Duluth, Minnesota, cittadina di nemmeno centomila persone divenuta celebre grazie al nome di Bob Dylan. Su questo immenso artista si è scritto di tutto e di […]

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Mai banale, mai retorico. Sprezzante, schietto, geniale, bugiardo e sincero e anche antipatico quanto basta per amarlo più di chiunque altro. Questo è Robert Allen Zimmerman, classe 1941, da Duluth, Minnesota, cittadina di nemmeno centomila persone divenuta celebre grazie al nome di Bob Dylan. Su questo immenso artista si è scritto di tutto e di più, nessuno mai è arrivato al suo livello da quando, nel lontano 1962 l’accoppiata John Hammond e Columbia Records decisero di pubblicare il suo primo omonimo album.

Bob Dylan photo

IL PERSONAGGIO BOB DYLAN

Da subito personaggio al di fuori degli schemi e con una spiccata personalità ha saputo anticipare i tempi, influenzando una infinita schiera di musicisti, ed avendo il merito di aver fatto conoscere il vero blues agli americani bianchi e la musica popolare bianca ai neri d’America. È stato il primo punk – ancora prima del coetaneo Lou Reed, mescolando le sue esperienze ebraiche, col blues, la Factory di Andy Warhol, Bertolt Brecht e il r’n’r – senza neanche saperlo, ma è stato bluesman, cantautore, rocker, scrittore, pittore e puranche attore. Ha cantato quello che gli avevano insegnato Woody Guthrie e Ramblin’ Jack Elliott e ha cantato pure Dio, alla sua maniera. Ha composto alcune delle più belle canzoni mai apparse su questo pianeta, tanto che si può infilare alla cieca una mano nella sua sterminata discografia ed un capolavoro ce lo trovi senz’altro. È stato etichettato in mille modi e lui è sempre riuscito a sfilarsi con classe e con la sua musica. Perché lui è Bob Dylan.

PREMI E RICONOSCIMENTI

Nella sua interminabile carriera ha ricevuto una serie infinita di premi e riconoscimenti, tra Grammy Award, Premi Oscar, Golden Globe, BAFTA, Lauree Honoris Causa fino al recente Premio Nobel per la Letteratura, conferitogli nel 2016 «per aver creato nuove espressioni poetiche nell’ambito della grande tradizione della canzone americana» e ritirato dall’amica Patti Smith poiché lui aveva già altri impegni.

MURDER MOST FOUL, JFK E IL CORONAVIRUS

E oggi, a quasi ottant’anni, eccolo stupirci ancora una volta, come solo lui sa fare, con una nuova canzone uscita chissà da dove e scritta chissà quando a sancire con forza che è ancora e sempre lui il migliore.

Un breve annuncio attraverso un post su Twitter di poche parole dove saluta e ringrazia i suoi fan e followers per il supporto e la lealtà con cui lo hanno sempre seguito. E a tutti loro regala questa canzone inedita «che potreste trovare interessante». Lui lo sa benissimo cosa gli e ci ha regalato e conclude con un «State al sicuro, state attenti e che Dio sia con voi». Poi parte il brano e subito si viene catapultati nell’universo Dylan. Diciassette minuti dura questa “Murder Most Foul”, lenta, tragica, maestosa, con un pianoforte appena accennato, un violino straziante lontano sullo sfondo, dei tamburi e la sua voce, una delle più belle voci che la musica abbia mai avuto e allo stesso tempo così tanto criticata.

Il brano ci arriva oggi quando siamo nel pieno di una catastrofe con questo Coronavirus che ci sta sterminando, e ci parla di un’altra immane catastrofe che è stato l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy avvenuto nel novembre 1963 a Dallas, Texas, che di morti ne ha fatti uno solo, ma ha ucciso un’intera generazione e i suoi sogni di pace.

“Murder Most Foul”, l’omicidio più disgustoso è la storia di quei tragici momenti e di quello che c’è stato. Tantissimi i riferimenti, dai Beatles che stavano arrivando negli USA, il blues, Hair e Woodstock con il suo sogno di pace e amore ucciso in quella Altamont mentre si dichiarava la simpatia verso il Diavolo e intanto l’Acid Queen britannica cerca di irretire il giovane Tommy. Poi partono una serie di citazioni, da Marilyn a Buster Keaton e Houdini, al jazz, gli Eagles, Allman Brothers, Buddy Holly, Fleetwood Mac, il rock e le sue canzoni, il cinema.
L’America, i suoi eroi e i suoi miti, quello che era e quello che abbiamo oggi.

Alcuni punti del testo sono veramente forti e toccanti «il giorno che hanno fatto esplodere il cervello del Re migliaia guardavano da casa e vedevano che tutto è successo così in fretta» e, anche, «Figlio, l’era dell’anticristo è appena iniziata».

Dylan ancora una volta non ci indica la strada, ci pone di fronte ad una realtà fredda, dura, fatta di bene e male che vivono in una sorta di parallelo dentro di noi. Insomma quasi a volerci dire che dobbiamo imparare dai nostri errori e che la morte è sempre in agguato.

Non ci è dato sapere se sia un invito alla popolazione a chiudersi in casa come qualcuno ipotizza, quello che sappiamo per certo che siamo di fronte all’ennesimo capolavoro di Dylan che riposava in un cassetto e ci ha messo degli anni ad uscire allo scoperto, come già capitò per tanti altri brani, vedi “Blind Willie McTell”.
Ma questo è Bob Dylan e a noi piace anche così.

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ASCOLTARE MUSICA HA BENEFICI SUL CORPO E SULLA MENTE E ACQUISTARE UN DISCO TI RENDERÀ UNA PERSONA MIGLIORE https://a-zpress.com/ascoltare-musica-ha-benefici-sul-corpo-e-sulla-mente-e-acquistare-un-disco-ti-rendera-una-persona-migliore/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=ascoltare-musica-ha-benefici-sul-corpo-e-sulla-mente-e-acquistare-un-disco-ti-rendera-una-persona-migliore https://a-zpress.com/ascoltare-musica-ha-benefici-sul-corpo-e-sulla-mente-e-acquistare-un-disco-ti-rendera-una-persona-migliore/#respond Wed, 25 Mar 2020 11:07:49 +0000 https://a-zpress.com/?p=437 Ascoltare musica fa bene. La scienza ha da tempo concentrato notevoli sforzi ed energie sullo studio approfondito degli effetti positivi della musica sul benessere personale. Pensiamo, per esempio, ai brani musicali utilizzati per accompagnare i nostri momenti di piacere, sia per l’ascolto ma anche per favorire l’addormentamento ed il sonno, facilitando il relax. Le ricerche […]

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Ascoltare musica fa bene.
La scienza ha da tempo concentrato notevoli sforzi ed energie sullo studio approfondito degli effetti positivi della musica sul benessere personale. Pensiamo, per esempio, ai brani musicali utilizzati per accompagnare i nostri momenti di piacere, sia per l’ascolto ma anche per favorire l’addormentamento ed il sonno, facilitando il relax. Le ricerche effettuate sul campo e sul web da una “equipe specializzata” di A-Z Press si sono focalizzate soprattutto sulle scienze neurologiche applicate alla musica.

ascoltare musica e i suoi benefici

Noi siamo fisica e chimica, nel corpo e nella psiche. E la musica riesce, attraverso le sue specifiche e peculiari vibrazioni, a modificare alcuni squilibri agendo proprio su questi aspetti e, dunque, sulla nostra salute psico-fisica.

  • Efficace per ridurre l’ansia.

  • Rinforza il sistema immunitario.

  • Relazioni sociali migliori.

  • Effetto antistress.

  • La musica facilita la comprensione delle emozioni.

  • Alimenta il desiderio e migliora l’attività sessuale

Molti studenti, per esempio, amano studiare con la loro musica preferita nelle orecchie. Questo metodo, nonostante lo scetticismo soprattutto da parte dei genitori, può essere davvero utile al raggiungimento del successo accademico. Secondo gli ultimi studi, proprio l’ascolto della musica non solo non distrae il cervello dall’apprendere nuove nozioni, ma aiuta notevolmente il procedimento d’apprendimento, questo è il pensiero del neuroscienziato di Cardiff, Dean Burnett nel suo saggio “The Idiot Brain”. Sempre secondo lo studioso, la musica classica, rappresenterebbe il genere musicale più idoneo per favorire l’apprendimento, ma in un’ultima analisi è sufficiente scegliere un tipo di musica molto amata (potrebbe essere efficace anche scegliere ad esempio la colonna sonora del film o preferito).

Il cervello e la musica sono profondamente interconnessi, prova ne sono numerosi studi e applicazioni di musicoterapia, applicata a diverse patologie, vista la sua capacità riabilitativa, oppure le restrizioni all’uso di auricolari durante le performance sportive di alto livello in quanto equiparate al doping da sostanze stupefacenti.

Da uno studio recente di Alisa Yamasaki, i risultati hanno mostrato un ruolo ben definito per la musica anche nel recupero dallo stress, nella regolazione della motilità gastrica e intestinale e nell’aumento del metabolismo con conseguenti effetti benefici per l’organismo. [Fonte: http://www.cytothesis.us/3.0/Music-Therapy_Cancer_01.pdf]

A-Z Press fa notare inoltre, come in un’epoca di crisi statica del mercato discografico tradizionale, per ogni artista o band del panorama musicale mondiale sia divenuta fondamentale l’attività dei concerti dal vivo con il sostegno da parte del pubblico attraverso l’acquisto delle produzioni discografiche. La dimensione live, come ben sappiamo, rimane ad oggi la migliore l’occasione di interazione tra pubblico e musicisti, pertanto sostenere un artista, magari indipendente, ti potrà anche far sentire una persona migliore, oltre a fornire un potente medicinale curativo di numerose patologie della vita moderna, e senza indesiderati effetti collaterali.

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L’ARTISTA CHE NON C’ERA: LE ISCRIZIONI PER LA 17° EDIZIONE FINO AL 22 APRILE 2020 https://a-zpress.com/lartista-che-non-cera-le-iscrizioni-per-la-17-edizione-fino-al-22-aprile-2020/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=lartista-che-non-cera-le-iscrizioni-per-la-17-edizione-fino-al-22-aprile-2020 https://a-zpress.com/lartista-che-non-cera-le-iscrizioni-per-la-17-edizione-fino-al-22-aprile-2020/#respond Thu, 19 Mar 2020 09:26:16 +0000 https://a-zpress.com/?p=423 Edizione 2020 del concorso “L’artista Che Non C’era” E’ da poco partita la 17ª edizione de L’Artista che non c’era, storico concorso musicale organizzato da “L’Isola che non c’era (più semplicemente “L’Isola”), realtà musicale dedicata alla valorizzazione e promozione di artisti italiani. Viene riconfermata la possibilità di iscriversi in due sezioni: “GENERALE” – artisti/gruppi che presentano […]

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Edizione 2020 del concorso “L’artista Che Non C’era”

E’ da poco partita la 17ª edizione de L’Artista che non c’era, storico concorso musicale organizzato da “L’Isola che non c’era (più semplicemente “L’Isola”), realtà musicale dedicata alla valorizzazione e promozione di artisti italiani. Viene riconfermata la possibilità di iscriversi in due sezioni:

  • GENERALE” – artisti/gruppi che presentano brani cantati in italiano, dialetto o qualsiasi altra lingua.
  • “STRUMENTALE” – artisti o gruppi che presentano brani esclusivamente strumentali.
 Tra le novità più importanti segnaliamo l’impegno, concreto, di offrire sempre più occasioni
per far suonare in giro per l’Italia non solo il vincitore, ma anche i finalisti e spesso anche i semi-finalisti.

 

Ecco i principali bonus in palio:

  • Anche per la 17ª edizione il Premio L’Artista che non c’era potrà garantire ad uno dei finalisti (scelto dalla Giuria presente al live finale e dalla redazione de L’Isola) un tour di 8 date, grazie al progetto realizzato realizzato con i fondi dell’art.7 L. 93/92 Bando Promozione NUOVOIMAIE, che consentirà di usufruire di un rimborso complessivo pari ad un valore massimo di Euro 15.000;
  •  In collaborazione con lo storico locale romano “L’Asino che vola”, verrà organizzato un concerto per il vincitore e due finalisti. Data e luogo da concordare con gli artisti/gruppi.
  • In collaborazione con A-Z Blues agenzia nazionale specializzata in Servizi musicali, verrà organizzato un concerto per uno dei finalisti. Data e luogo da concordare con l’artista/gruppo.
  • Come negli anni scorsi, anche quest’anno L’Isola è presente sul territorio nazionale in molte rassegne – organizzate direttamente o come direzione artistica – offrendo ai finalisti e semi-finalisti occasioni per promuoversi con concerti ad hoc, interviste e showcase, aperture di concerti, ecc. Tra queste ‘Sa(n)remo senza Confini’, rassegna quotidiana che si tiene nella Sede del Club Tenco nei giorni del Festival di Sanremo e ‘Tieni il Palco’, format che si sviluppa su quattro città italiane.
  • Altri bonus e opportunità sono in fase di definizione e verranno comunicate sui nostri canali social.

Le iscrizioni a L’artista Che Non C’era sono aperte fino al 22 aprile

LA FINALE LIVE SI DISPUTERÀ IL 26 GIUGNO 2020 AL CPM DI MILANO


Ecco alcuni dei finalisti/vincitori delle precedenti edizioni de L’artista Che Non C’era

  • Daniele Tenca
  • The Crowsroads
  • Sergio Calonego
  • Zibba,
  • Dany Franchi
  • Cesare Carugi
  • Arianna Antinori
  • Jama Trio
  • Sara Jane Ceccarelli
  • Paolo Ambrosioni and the Bi-Folkers

Regolamento: clicca qui
Modulo di iscrizione: clicca qui
INFO: Isola che non c’era

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A-Z PRESS LANCIA LO #SLIPPERSMUSICCHALLENGE. SUI SOCIAL SPOPOLANO VIDEO DI MUSICISTI A CASA PER IL RICONOSCIMENTO DELLE TUTELE PREVIDENZIALI DEGLI ARTISTI https://a-zpress.com/a-z-press-lancia-lo-slippersmusicchallenge-sui-social-spopolano-video-di-musicisti-a-casa-per-il-riconoscimento-delle-tutele-previdenziali-degli-artisti/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=a-z-press-lancia-lo-slippersmusicchallenge-sui-social-spopolano-video-di-musicisti-a-casa-per-il-riconoscimento-delle-tutele-previdenziali-degli-artisti https://a-zpress.com/a-z-press-lancia-lo-slippersmusicchallenge-sui-social-spopolano-video-di-musicisti-a-casa-per-il-riconoscimento-delle-tutele-previdenziali-degli-artisti/#respond Sun, 08 Mar 2020 10:21:05 +0000 https://a-zpress.com/?p=408 #slippersmusicchallenge nasce con il problema Coronavirus e con la recentissima interdizione alla circolazione nelle “zone rosse” che ha colpito inevitabilmente anche il settore dello spettacolo, poiché con il Decreto firmato nella sera del 4 marzo 2020, il Governo ha introdotto l’obbligo della sospensione di ogni tipologia di spettacoli (leggi qui) che non consentano di mantenere una […]

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#slippersmusicchallenge nasce con il problema Coronavirus e con la recentissima interdizione alla circolazione nelle “zone rosse” che ha colpito inevitabilmente anche il settore dello spettacolo, poiché con il Decreto firmato nella sera del 4 marzo 2020, il Governo ha introdotto l’obbligo della sospensione di ogni tipologia di spettacoli (leggi qui) che non consentano di mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro tra gli spettatori. Il mese corrente ha visto dunque annullati e rimandati concerti e manifestazioni (per ora fino al 3 aprile) con una grave ripercussione nel settore dei lavoratori professionisti dello spettacolo.

Coronavirus slippersmusicchallenge

Cos’è lo #slippersmusicchallenge? Come fare?

In questi giorni sul web stanno spopolando video “home made” eseguiti entro gli spazi di casa. Così A-Z Press, per rendere meno acute e angoscianti le paure di questi giorni, ha pensato di lanciare ai musicisti una nuova sfida social: lo #slippersmusicchallenge, un video in cui i musicisti suonano i loro brani preferiti, in casa e rigorosamente in ciabatte o pantofole. Questo allo scopo di porre l’attenzione sulla drammatica situazione che ha messo in ginocchio tutti i lavoratori dello spettacolo dal vivo, della cultura e della creatività con le loro famiglie.

  1. Registra un video in casa, rigorosamente in ciabatte, mentre suoni e canti uno dei tuoi brani preferiti;
  2. Postalo sui tuoi profili social inserendo l’hashtag #slippersmusicchallenge;
  3. Firma la petizione e aggiungi questo link in descrizione: Change.org: https://tinyurl.com/u9v5lff
  4. Nomina e tagga altri 5 amici, contagiamoci con l’arte!

Uno scopo importante, appello per sostegno urgente ai lavoratori dello spettacolo.

Lo scopo, come detto, vuole essere, a sostegno di un’importante causa. Fodazione Centro Studi Doc ha lanciato su change.org (https://www.change.org/p/ministro-per-i-beni-e-le-attivit%C3%A0-culturali-e-per-il-turismo-appello-per-sostegno-urgente-ai-lavoratori-dello-spettacolo) un appello per il sostegno urgente ai lavoratori dello spettacolo, che ad oggi ha raccolto oltre 30.000 firme, a causa di una perdita di introiti irrecuperabili nel tempo, senza nessun tipo di copertura o accesso al credito o dilazione di pagamenti, chiedendo finalmente uno status giuridico specifico, che preveda in primo luogo il riconoscimento delle tutele previdenziali per scongiurare l’abbandono della professione in caso di malattia o difficoltà di settore.

Via alla sfida!

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CORONAVIRUS: BLOCCATI GLI SPETTACOLI FINO AL 3 APRILE, UNA SOSTA DI RIFLESSIONE? https://a-zpress.com/coronavirus-bloccati-gli-spettacoli-fino-al-3-aprile-una-sosta-di-riflessione/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=coronavirus-bloccati-gli-spettacoli-fino-al-3-aprile-una-sosta-di-riflessione https://a-zpress.com/coronavirus-bloccati-gli-spettacoli-fino-al-3-aprile-una-sosta-di-riflessione/#respond Thu, 05 Mar 2020 11:42:57 +0000 https://a-zpress.com/?p=402 Il problema Coronavirus colpisce, inevitabilmente, anche il settore dello spettacolo. Infatti il Governo ha deciso, con un Decreto firmato nella sera del 4 marzo 2020, l’obbligo della sospensione di ogni tipologia di spettacoli che non consentano di mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro tra gli spettatori. Questo obbligo ha la durata fino […]

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Il problema Coronavirus colpisce, inevitabilmente, anche il settore dello spettacolo. Infatti il Governo ha deciso, con un Decreto firmato nella sera del 4 marzo 2020, l’obbligo della sospensione di ogni tipologia di spettacoli che non consentano di mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro tra gli spettatori. Questo obbligo ha la durata fino al giorno 3 aprile 2020 e, come si può immaginare, crea un problema non piccolo nell’ambiente dello spettacolo, che già lamentava crisi.

Coronavirus e sospensioni spettacoli

DECISIONE GIUSTA?

Ma come poter contestare od essere contrari a questa decisione?

È la prima volta che ci troviamo di fronte ad una situazione così importante e, sotto certi aspetti, anche emblematica. Il ruolo del Governo è quello di tutelare la salute di tutti i cittadini e, quindi, pensiamo sia necessario evitare che la popolazione possa contagiarsi con il Covid-19 rimanendo a stretto contatto. Questo stop potrebbe, altresì, accelerare i tempi riducendo drasticamente i casi.

IL DECRETO CORONAVIRUS

Come si può chiaramente leggere nel decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana non siamo di fronte ad un vero e proprio obbligo di chiusura, ma alla fine dei conti è molto difficile per teatri o club poter garantire una tranquilla programmazione degli eventi. Per chiarezza il punto “b” del decreto stabilisce che «sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro di cui all’allegato 1, lettera d»

COSA FARE?

È perciò difficile ipotizzare il normale svolgimento degli spettacoli previsti in questo periodo che vengono annullati o, tuttalpiù, rinviati.

Tutto questo non deve impaurire o farci gridare alla catastrofe, rientra in un percorso – imprevisto e non gradito – dal quale possiamo e dobbiamo uscire reagendo positivamente, magari sfruttando questo periodo di inattività per andare a rivedere e riscoprire il nostro lavoro (per gli addetti) e le nostre passioni (pubblico).

Riprendiamo in mano i testi, i dischi, diffondiamo le nostre passioni, contagiamo – positivamente in questo caso – i nostri conoscenti al fine di creare una reale attesa a quando, finalmente, tornerà la normalità, perché tornerà.

Guardiamo sempre con un occhio costruttivo tutto quello che sta accadendo, cercando di migliorare quello che già esiste perché esso sia motivo di grande interesse per il futuro e, soprattutto, costruiamo nuovi progetti artistici da proporre in quell’imminente futuro che ci attende.

Spesso davanti a delle difficoltà che potevano sembrare insormontabili la popolazione ha saputo costruire e dare il meglio. Questo è il momento di dimostrare che tutto è possibile.
Rimbocchiamoci le maniche e andiamo avanti.

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TERRAZZA MARTINI, UN VERO E PROPRIO SALOTTO SUL TETTO DI MILANO CON VISTA SULLA MERAVIGLIOSA PIAZZA DUOMO https://a-zpress.com/terrazza-martini-un-salotto-sul-tetto-di-milano/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=terrazza-martini-un-salotto-sul-tetto-di-milano https://a-zpress.com/terrazza-martini-un-salotto-sul-tetto-di-milano/#respond Tue, 03 Mar 2020 11:32:09 +0000 https://a-zpress.com/?p=394 Nel cuore di Milano, agli ultimi piani del grattacielo di Piazza Diaz, si trova un luogo unico, forse il più suggestivo della Città, che vi permetterà di godervi una vista privilegiata sul Duomo e anche su tutta la grande metropoli. Questa è la Terrazza Martini, quella che svetta in tutte le foto dalla prospettiva della […]

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Terrazza Martini in piazza Duomo a Milano

Nel cuore di Milano, agli ultimi piani del grattacielo di Piazza Diaz, si trova un luogo unico, forse il più suggestivo della Città, che vi permetterà di godervi una vista privilegiata sul Duomo e anche su tutta la grande metropoli. Questa è la Terrazza Martini, quella che svetta in tutte le foto dalla prospettiva della Galleria Vittorio Emanuele, un luogo il cui nome legato ad una ditta e ad una bevanda iconica, che ha fatto la storia dei cocktail in Italia e nel resto del mondo. Questa terrazza è da sempre protagonista del lifestyle milanese ed è simbolo di eleganza; il luogo ideale per chi vuole vivere esperienze indimenticabili in perfetto “stile Martini”, declinato in chiave contemporanea. E’ possibile definirla come la cornice perfetta per l’esperienza dell’aperitivo con vista.

Un tempo la Terrazza Martini era concessa solo ad eventi privati. Ora, invece, si apre a due nuove esperienze, anzi a due formule azzeccate per l’invidiabile location, ovvero la “Martini Cocktail Experience” e la “Martini Observatory”.

Con la prima esperienza si può, come suggerisce il nome, imparare l’arte della preparazione dei Cocktail Martini con la Mixology class, in un’ora e mezza di divertimento e prove, sotto la guida degli esperti bartender Martini. La lezione comprende la preparazione di tre cocktail: il nuovo Martini Fiero & Tonic, lo storico Americano e l’iconico Martini Negroni Cocktail, oltre ovviamente alla possibilità di gustare questi aperitivi al termine dell’ora e mezza trascorsa, con una vista esclusiva proprio sul Duomo di Milano.

Il Martini Observatory è invece il classico aperitivo, con drink e stuzzichini, sul roof bar della Terrazza Martini al 16° piano potendo quindi godere di una vista unica e mozzafiato, comodamente adagiati nel luogo icona della Dolce Vita, da sempre tappa irrinunciabile per i protagonisti del mondo dello spettacolo. Se infatti la Terrazza Martini non è stata la prima, è sicuramente la più famosa location del genere, in Piazza Diaz a Milano, uno dei luoghi simbolo della Città. Inaugurata nel 1958, ha ospitato tra gli anni ’60 e ’70 tutto il jet set del bel mondo: qui si tenne a battesimo il film ‘La Dolce Vita‘ di Federico Fellini e di qui passavano Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Mastroianni, Truffaut, Anita Ekberg, Moravia, Pasolini, Pavarotti, Guttuso.

A due passi dal cielo e al centro di Milano, la Terrazza Martini, il cui nome è legato ad un brand simbolo di stile e modernità, rimane sempre disponibile per organizzare eventi privati, feste o ricevimenti, oggi rinnovata negli spazi e nel design è il luogo ideale per accogliere format diversi, con i suoi spazi modulari, catering dedicato, proposte di musica dal vivo e dj set, sistema di schermi interattivi, live communication, e molto altro, per dare quel tocco particolare ad un momento indimenticabile.

Dal 2018 Terrazza Martini è seguita da Hubsolute, agenzia di marketing per il turismo,  leader nel suo settore,  per tutto ciò che riguarda la promozione come attrazione e valorizzazione come luogo iconico e culturale di Milano. Il risultato dell’ottimo lavoro di Hubsolute è stato un rilancio della location che è tornata ad essere ai vertici dell’intrattenimento di classe nella capitale Lombarda.

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