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SI PUÒ RIDERE AL TEMPO DEL COVID? SCOPRIAMO L’IMPORTANZA DELLA COMICITÀ NEL 2020

Molti sono gli eventi di questo 2020 che ricorderemo a lungo, soprattutto per le persone che ci hanno lasciato raggiungendo, forse, in un posto migliore. Nulla come la mancanza di qualcosa o qualcuno riesce a destare in noi la consapevolezza di quanto fosse importante e vitale, dagli abbracci e baci negati, alla vita sociale, dallo sport, alla musica, dal ritrovarsi in piazza per un caffè alla possibilità di viaggiare e vedere il mondo. “Libertà è partecipazione” diceva con perspicacia Giorgio Gaber.

L'importanza della comicità nel 2020

Tra di loro ne vogliamo ricordare almeno uno che, con la classe che le contraddistingue, ci ha regalato momenti di gioia ovvero Gigi Proietti, attore a 360 gradi, cantante, ballerino, con un’innata vena comica che riusciva a trasmettere al pubblico in qualunque gag o barzelletta. Immortale il suo racconto del “Cavaliere Nero”, rintracciabile su YouTube in mille versioni (compresa quella di Osho in cui l’immagine del maestro spirituale è sovrapposta alla sua voce).

E Gigi è il gancio che ci permette di parlare della comicità e del ridere, in un periodo in cui i motivi per essere allegri sono davvero pochi, cercando di farlo in maniera leggera, come si confà ad una professione le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

La comicità in Italia

La nascita della commedia dell’arte, nota all’estero come “commedia italiana”, si colloca appunto in Italia nel XVI secolo e lo stesso Leopardi nel “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” ci definisce come un popolo che “ride della vita”, o “irridenti e disprezzanti nei confronti del prossimo” con chiaro giudizio morale. Bisogna invece risalire fino al teatro greco del V sec a.C.  per trovare la distinzione tra commedia e tragedia, le due tematiche principali delle sue rappresentazioni. Andiamo ancora più indietro, nel Medioevo, per definire la figura del giullare che, raccontando le sue storie in maniera divertente e spesso accompagnate dalla musica, faceva le mansioni della moderna satira “politica”.

Ma possiamo immaginare che, ben prima di qualunque classificazione, il genere umano abbia saputo dare sfogo al suo desiderio di gioia e divertimento, pur vivendo in un ambiente difficile ed ostile.

E se il ridere pare non essere appannaggio solamente del genere umano, per quanto negli animali in cui si è denotato un comportamento simile, non si tratti di una vera e propria risata, e per farlo dobbiamo mettere in moto ben 12 dei 36 muscoli presenti sul viso, resta il fatto che non ci si può fare il solletico da soli, è necessaria quindi sempre connivenza e complicità.

Il ridere è socialità e legame, unisce e affranca i rapporti: la gioia e l’allegria, giustamente dette contagiose ben prima che qualcuno scoprisse i famosi neuroni a specchio, contribuiscono a creare e rinsaldare i rapporti di clan, tribù, gruppo e società.

Il sorriso assume anche un valore terapeutico, ormai da anni è entrato infatti a far parte di tutta una serie di iniziative che affiancano protocolli sanitari, soprattutto per le malattie infantili. Inoltre, è stato dimostrato scientificamente quanto questo migliori la ripresa dopo un intervento o semplicemente riesca ad alleviare la sofferenza e, combattendo lo stress, aumenti le nostre difese immunitarie.

L’umorismo è ribellione, come spesso ricordano le mamme ed il loro tentativo (infruttuoso) di impedire ai figli di ridere sguaiatamente, ed è di certo resistenza al potere, soprattutto con la satira (politica o meno), e proprio per questo è sempre stato combattuto, vietato e perseguito, in maniera più o meno drastica, dai regimi totalitari, di qualunque colore essi fossero. Ma spesso il sottile confine della decenza viene superato sia nella satira che nella comicità, ed è difficile, in un periodo storico come il nostro in cui il “politically correct” regna sovrano ed inevitabilmente appiattisce un po’ tutti, capire dove fermarsi o meno.

Il sorriso è anche seduzione e complicità, partendo infatti dall’intrattenimento (chi non ha un amico “bravissimo” a raccontare barzellette e per questo invidiato da tutti), ormai inserito a pieno titolo in qualsiasi apparizione pubblica e discorso ufficiale di numerose personalità internazionali, si arriva all’intesa con il partner (o l’aspirante tale), con cui un sorriso o una risata può essere un segnale inequivocabile di sintonia e di “chimica”, con tutto quello che ne può conseguire.

Ridere al tempo del Covid

Forse davvero mai come in questo periodo ci servirebbe ridere, non per negare la realtà, né per sminuire la situazione epocale di pandemia che stiamo vivendo, ma proprio per reagire all’inevitabilità e, avendo forzatamente tempo per pensare e riflettere, utilizzare l’umorismo in maniera costruttiva.

Con l’avvento del nuovo Millennio e il proliferare dei social media la comicità si è, inevitabilmente, radicata anche in essi, a volte in maniera sguaiata e gretta, spesso con finezze degne del miglior guitto. In questo tormentato anno questa attività si è rivelata utile per sdrammatizzare quell’oscuro male che ci ha colpiti all’improvviso, senza guardare in faccia nessuno, ponendoci tutti allo stesso livello, costringendoci a bloccare tutte quelle forme di spettacolo che ci regalano spensieratezza.

Post spiritosi, anche crudeli (come spesso è la comicità) sono serviti per ridicolizzare un qualcosa che ci spaventa, a regalarci serenità con un intrinseco messaggio positivo, che ci aiuterà ad uscire da questo spaventoso momento.

Forse una risata ci seppellirà, ma siamo quasi certi che quello sarebbe un bellissimo modo di andarsene.

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