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Whisky o Whiskey, chiamatelo come volete, rimane il distillato più amato al mondo

Se in Italia, soprattutto nelle regioni del Nord, la grappa è il liquore distillato più prodotto e maggiormente consumato, nel resto del mondo il whisky o whiskey (a seconda delle zone di produzione) può vantare appassionati anche in località inpensabili.

A differenza di alcuni distillati che hanno un carattere debole e passivo, o sentono la necessità di nascondersi timidamente, il whisky cammina a testa alta, sempre pronto a soddisfare anche i gusti più tenaci.
Il sapore di questa bevanda comincia innanzitutto dall’acqua che viene utilizzata e successivamente anche dalla torba durante il momento della maltazione, ossia quel procedimento in cui gli amidi contenuti nei chicchi del cereale vengono resi più solubili: il whiskey in questo istante assumerà un gusto dolce grazie al grano oppure all’orzo, speziato se prevale la segale o magari fruttato se invece prevarrà il lievito.

In Europa i paesi famosi per la distillazione sono in primis la Scozia e l’Irlanda, ognuna ben identificata con sapori e stili tipici. Per quanto riguarda il Nuovo Mondo invece la partita si gioca tra Canada e Stati Uniti, ma anche l’Australia cerca di ritagliarsi il suo spazio. Se andiamo verso Est incontriamo il Giappone che si colloca tra i maggiori produttori di whiskey di qualità.

i più pregiati whisy sono scozzesi, canadesi e giapponesi, tra i whiskey quelli irlandesi e americani

I whisky scozzesi

Se un corpo potesse scoprire la sua propria ed esatta proporzione, nonché la relativa quantità da bere quotidianamente e vi si attenesse, in verità io ritengo che potrebbe vivere per sempre, senza morire, e che i dottori e i preti andrebbero fuori moda”. Queste parole del poeta scozzese James Hogg fanno un po’ sorridere, ma chiunque ami il whisky non può non condividere il suo pensiero.
Storicamente la Scozia è suddivisa in 4 regioni che producono questo distillato: Lowlands, Campbeltown, Islay e Highlands.

Le Lowlands, come dice il nome, sono le terre basse e sono celebri per la produzione di whiskey dal sapore tradizionale, con poca acqua granitica, scarsa torbosità e prevalenza invece della morbida dolcezza del malto e del fruttato del lievito. I più celebri sono l’Auchentoshan, il Rosenbank e il Glenkinchie.
Campbeltown caratterizza il suo prodotto con una torbosità leggera e note molto particolari con un profumo fresco e toni salmastri, grazie alle nebbie marine che avvolgono questa cittadina. I più apprezzati sono il Longrow, lo Springbank e il Glen Scotia.
Il più pungente di tutti i whiskey della Scozia arriva dall’isola di Islay dove si producono bottiglie che hanno al loro interno i sentori del mare e della terra, dell’orzo e del lievito, caratterizzate da forte sentore di torba e con un profumo definito “iodato”. Famosi sono il Caol Ila, il Laphroaig e il Lagavulin.
Infine abbiamo el Highlands, ossia le terre alte sulle montagne, spesso divise in sottozone più specifiche, ognuna con uno stile di produzione con caratteristiche diverse. Difficile quindi operare una sintesi esaustiva, ma siamo sicuri che se nominiamo l’Oban, il Talisker e il The Glenlivet sentite già i loro sapori in bocca, ben distinti.

I whiskey irlandesi

Se andate in un pub irlandese e ordinate un “ball of malt” possono portarvi 4 cose: una birra Lager, una Stout, una dolce Ale o un whiskey. Noi in questo caso optiamo ovviamente per l’ultimo e andiamo a scoprire come è prodotto in Irlanda.

In Irlanda i forni per la maltazione non sono alimentati con la torba, ma col carbone e questo significa che il prodotto finale non avrà alcun sentore di affumicato, come accadeva invece in molti dei fratelli alcolici scozzesi. Il poteen è il whiskey casereccio e clandestino, proprio come il moonshine del Sud degli Stati Uniti, ma ora parliamo un po’ di quelli legali.
I whiskey più irlandesi di tutti sono quelli maturati nelle botti di sherry della Jameson a Dublino che un tempo si scontravano con quelli rivali della distilleria John Power. Se scendiamo invece verso meridione troviamo Cork, città portuale conosciuta per il whiskey Paddy, un distillato dal corpo deciso che prende il nome da Paddy O’ Flaherty, un venditore della Cork’ Distilleries Company: questo signore era molto popolare negli anni ’20 perché i suoi clienti chiedevano sempre forniture del “whiskey di Paddy” fino al momento in cui questo è diventato il nome ufficiale del principale prodotto della società.
Se ci dirigiamo invece verso il Nord dell’isola , verso la contea di Antrim, la storia della produzione del whiskey inizia con i mulini ad acqua posti nel fiume Bush all’inizio del 1600: la prima licenza per la produzione di distillati è stata rilasciata nel 1608 alla Bushmills, orgogliosa quindi di dichiararsi la più antica distilleria del mondo di whiskey.

I whisky canadesi

La patria dell’industria canadese del whiskey fu con tutta probabilità l’Ontario e si caratterizza per il “Rye”, o whiskey di segale. Tutti questi distillati canadesi hanno delle caratteristiche inconfondibili: sono miscele di distillati di segale e di alcol relativamente neutro. Il sapore è quello delle spezie e del dolceamaro del cereale, alleggerito un po’ dal alcol in miscelazione, a cui si aggiunge un sentore dolce di vaniglia, tipico di Bourbon. Dobbiamo a Hiram Walker il lancio del Canadian Club nel 1884 che rappresenta lo stile nazionale del whiskey canadese come lo conosciamo oggi: con la parola “club”, Walker voleva indicare un whiskey sofisticato, per un ristretto gruppo di gentiluomini e non per villani. In un periodo in cui questo distillato si vendeva in barili per poi essere servito in decanter, Walker vien ricordato come uno dei pionieri di questa bevanda perché iniziò a imbottigliarlo ed etichettarlo per garantirne la fonte.

I whiskey statunitensi

Il whiskey americano ha esordito come Rye in Pennsylvania e nel Maryland, poi si è diretto verso Sud trasformandosi in Sour nel Tennessee (Jack Daniel’s, George Dickel) e in Bourbon nel Kentucky (Wild Turkey, Maker’s Mark, Jim Beam). Ci sarebbe da scrivere un libro su tutte le varianti di questi whiskey, ma in questo caso ci accontentiamo delle parole di Bernard De Voto, un mormone di origini italiane: “Il vero Rye e il vero Bourbon risvegliano delizie come ogni grande vino, con una ricca e magica pienezza di ipertoni, rime, dissonanze risolute e successioni contrappuntate di passaggi di retrogusti. Rendono degno l’uomo che possiede un palato capace di corrispondere loro e nobilitano la sua anima che risplende in quella reazione”.

I whisky del Giappone

Non c’è alcun dubbio sulla nascita dei whiskey giapponese: hanno sicuramente madre scozzese in fatto di sapori. Nella famiglia dei distillati di questo tipo infatti, quelli del Giappone e quelli della Scozia sono fratelli (quasi) gemelli, distinguibili solamente per qualche tratto della personalità. Una delle poche differenze sta nella misura del sapore di torba: nel paese del sol levante i whiskey sono meno torbati e, proprio per questo motivo, presentano una profumazione più leggera. In Giappone i quattro distillatori più importanti sono Suntory, la prima azienda giapponese a distillare whiskey; Nikka, produttrice di whiskey morbidi ma con una tipica profondità di gusto; Kirin Seagram, conosciuta per i suoi whiskey secchi con forti accenti scozzesi; e infine Sanraku Ocean, un produttore relativamente giovane che era nato inizialmente come marca di sake.

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