Le incontriamo pochi minuti prima di salire sul palco del Druso di Bergamo, nel cuore del backstage, quando l’adrenalina del live inizia a farsi sentire e il pubblico è già pronto sotto il palco. Rebecca e Megan Lovell, in arte Larkin Poe, arrivano in Italia per la prima volta il 28 Novembre 2018 con un concerto che segna un debutto atteso e simbolico, organizzato da A-Z Press e Slang Music.
Tra un meet & greet appena concluso e gli ultimi preparativi, le due sorelle raccontano a Davide Grandi e Lorenz Zadro il loro legame viscerale con il blues, le radici del Sud degli Stati Uniti, la forza emotiva delle canzoni e la libertà conquistata producendo in autonomia la propria musica.
Ne nasce un ritratto intimo e sincero, dove tradizione e presente si intrecciano, e il blues diventa ancora una volta una questione di famiglia, anima e sudore.
Larkin Poe, l’intervista
Nel vostro repertorio trovano spazio anche numerosi brani tradizionali del blues: da dove nasce questa scelta?
Essendo cresciute nel sud degli stati uniti è la musica della nostra infanzia, è la musica con cui siamo cresciute. Quando eravamo piccole suonavamo musica classica con il violino ed il piano, ma da ragazzine siamo state attratte dalla musica roots americana, come il bluegrass ed il blues, la musica delle ‘hill’, per cui ci sembrava la cosa più giusta da fare, perché fa parte della nostra tradizione ed eredità.
Come nasce la scelta dei brani che portate sul palco? Quali generi e quali canzoni sentite più vicini alla vostra sensibilità musicale?
Ascoltiamo tutto, ci piace tutta la musica! Siamo cresciute ascoltando molto classic rock, mio padre ascoltava dischi come gli Allman Brothers Band, i Black Sabbath, Guns’ n’ Roses. Ogni volta che scegliamo una canzone, questa ha un valore sentimentale per noi, o una canzone che ci ha formato come come artisti, canzoni con cui siamo in pratica cresciute.
Ci sono una o due canzoni per voi particolarmente speciali? Penso, ad esempio, al brano dedicato a vostro nonno e alla sua malattia: sia una cover che una vostra composizione a cui siete legate in modo speciale, per il suo significato o per la sua storia.
La canzone di cui hai parlato è una delle mie preferite ‘Mad As A Hatter’ ed è appunto stata scritta per nostro nonno, ma ora entrambi i nostri nonni materni soffrono di alzheimer e demenza senile, e quindi quella canzone ha un significato particolare per noi. E oddio direi che una delle canzoni preferite adesso è proprio ‘Bleaches Blonde Bottle Blues’, sta andando molto bene ed è il primo singolo del nostro nuovo album, ed è veramente bello cantarla davanti ad un pubblico che la conosce e che canta assieme a noi!
Dopo questa data partirete subito per la Spagna, giusto?
Sì, e ci vogliono ben due giorni per arrivare là! E qualunque suggerimento per uno stop lungo la strada è benvenuto (risata)!
Abbiamo saputo che quest’estate sarete al Notodden Blues Festival, ad agosto, ospiti dell’amico Jostein Forsberg: se riusciremo, cercheremo sicuramente di esserci anche noi.
Tra adesso e la fine dell’anno saremo ancora in tour, abbiamo davvero tanti appuntamenti. Torneremo a casa tra circa 5 o 6 giorni e poi faremo un tour con Bob Seger, e siamo molto emozionate da questa opportunità, saremo in tour fino a Natale. Avremo ancora un sacco di concerti con lui nel nuovo anno, e a gennaio, marzo e aprile altri tour che toccheranno anche l’Italia, la gente vuole vederci e questo ci rende molto felici.
C’è un episodio o un’esperienza particolare che ricordate con più emozione, avvenuta durante una registrazione, nella scelta di un brano o nel corso di un concerto?
‘Venom And Faith’, il nuovo disco, è il secondo progetto che abbiamo prodotto da sole, perché la maggior parte degli altri lavori è stata portata avanti da altri produttori, ma ora tocca a noi condurre la nave. Negli ultimi due dischi abbiamo suonato tutti gli strumenti, prodotto i dischi e scritto la maggior parte delle canzoni, è stata un’esperienza davvero pazzesca. E quando la gente ascolta questi dischi sta davvero ascoltando le nostre anime. Questo disco ha avuto un’accoglienza incredibile. È n. 1 nelle Blues Charts di Billboard. È davvero gratificante vedere un progetto in cui abbiamo investito così tanto ricevere una tale accoglienza. Sono cose che fanno bene al cuore.
Avete in programma, in futuro, un tour o alcune date in formazione ridotta, solo voi due sorelle, senza la band?
Può darsi, ci piace suonare solo noi due ma dipende anche dal posto in cui ci esibiamo, come il locale dove suoneremo stasera, il Druso. La gente sta in piedi, e ha bisogno di energia. Dopotutto siamo solo in quattro, con basso e batteria. Ad un certo punto magari torneremo ad esibirci in duo. Abbiamo suonato spesso solo noi due, e fatto tour in duo, ad esempio quando eravamo con Elvis Costello, e ci siamo divertite molto a suonare così, ma è anche bello vedere la gente muoversi e ballare.
E siamo certi che stasera farete ballare tutti. Grazie per il vostro tempo: vi chiediamo solo un ultimo favore, una foto di gruppo.
Certamente!





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