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Ascoltare la musica: chi, cosa, quando, perché ma, soprattutto, come

In questi giorni – un po’ di festa e molto di lockdown – abbiamo maggior tempo a nostra disposizione da poter dedicare alle più svariate passioni, che ognuno di noi solitamente riesce a coltivare solo nei ritagli liberi della propria vita. O, almeno, così dovrebbe essere.

Eccoci, allora, a fare una sintetica analisi andando a focalizzare la nostra attenzione sull’ascolto della musica.

Siamo una società, ormai, che in una grandissima percentuale dei casi passa il proprio tempo purtroppo perdendosi – senza una meta precisa – a scorrere lo schermo del nostro smartphone (una sorta di angelo e demonio) alla vana ricerca di un illusorio qualcosa, senza renderci conto del tempo perso inutilmente a scapito invece del poter fare cose veramente interessanti.

Lo hanno capito molto bene coloro che vogliono veicolare il nostro interesse verso un determinato obiettivo. Lo fanno i politici, lo fanno le industrie, lo fa – ovviamente – il mondo musicale che è radicalmente cambiato col nuovo Millennio.

ascoltare la musica: come lo si fa oggi

La musica ieri e oggi

I dati sono molto eloquenti: la popolarità di un artista non la si evince dal numero di copie vendute della propria discografia ma sul numero degli ascolti che una singola canzone riesce a generare.

È ovvio che così facendo tutto il grande lavoro che stava dietro la costruzione di un album – quindi una serie di canzoni ed una storia che le collega – viene messo in secondo piano, a favore di una comunicazione e di una promozione atta a spingere quella determinata canzone, che si spera diventerà l’hit del periodo per poi sparire (in molti casi possiamo aggiungere fortunatamente) nel totale oblio.

Il fenomeno del “tormentone” non è un’invenzione del periodo, diciamo che c’è sempre stato da quando la musica è entrata nelle case grazie alla diffusione del vinile, pensiamo – ad esempio – ai famosi “mangiadischi” degli anni Sessanta.

Quello che cambia è che attorno a queste poche canzoni che caratterizzavano, magari, un’estate, un tempo c’era una fiorente industria fatta da veri professionisti, sia tra gli interpreti che tra i discografici. Oggi, pur restando che ci sono ancora parecchi ottimi musicisti, il baricentro dell’attenzione si è drasticamente sbilanciato verso la parte commerciale, impoverendo la qualità e, soprattutto, il messaggio.

Cos’è la musica

Possiamo affermare, crediamo senza commettere errori, che un tempo la musica fosse il più semplice mezzo di comunicazione alle masse, capace di raggiungere chiunque. Ce lo insegna il blues, ancora prima i canti popolari delle antiche tribù. Col passare del tempo, con la nascita dell’industria discografica e delle radio la musica, e il messaggio in esso contenuto, è entrato prepotentemente in tutte le case.

Proviamo a pensare al celebre movimento di “controcultura” nato negli anni Sessanta, sia negli USA che nella vecchia Europa, ed è evidente quale sia stato il ruolo della musica, come aggregatore e come comunicatore.

Anche il pur breve fenomeno punk, così come quello del grunge, hanno sfruttato la potenzialità della forma canzone per denunciare una società a loro inadatta.

Ma oggi, Ventunesimo Secolo come sono cambiate le cose?

Ci pare evidente che la musica è diventata un semplice riempitivo, senza più quella forza d’urto – principalmente verso le nuove generazioni – capace di indicare una strada.

Oggi ci pensano i social a fare tutto ciò, relegando le canzoni ad un banale conto numerico.

Quando si ascolta la musica

Basta fare un giro per strada, fermarsi ad una stazione ferroviaria o della metropolitana e vedere pressoché tutte le persone concentrate a guardare lo schermo illuminato del proprio telefono. Un’immagine che nel Secolo scorso avremmo definito alienante. Queste persone, nella maggior parte dei casi, stanno ascoltando delle canzoni con i propri auricolari, utilizzando quelle piattaforme digitali che ci regalano la possibilità di avere una banca dati musicale impressionante, vedi il fenomeno Spotify.

Oggi è così che si fa, il tempo dedicato all’ascolto della musica è pressoché limitato ai momenti tra un’attività e l’altra, se non a “colorare” quelle in corso.

Fenomeno nato con l’avvento dei walkman, arrivato sul mercato negli anni ’80 ed evolutosi nel tempo.

Difficilmente la popolazione media si dedica all’ascolto musicale in una stanza apposita nella propria abitazione, da soli o in gruppo come si faceva un tempo.

Persino i concerti dal vivo sono diventati un sottofondo alle nostre chiacchiere, perdendo totalmente il senso dell’ascolto, a meno che non sia l’evento di grido dove si deve andare assolutamente per potersi auto-immortalare sui propri profili social affermando quel “io c’ero” che non ha nulla a che vedere con l’assistere ad un concerto.

Come ascoltare la musica

Questo è un altro aspetto molto importante. Qualcuno più avanti con l’età, ricorderà le numerose riviste dedicate all’hi-fi che si potevano trovare nelle edicole, così come i vari negozi dedicati alla vendita degli impianti stereofonici presenti nelle varie città, per non parlare dei negozi di dischi, ormai scomparsi pure quelli.

Perché il mezzo per ascoltare la musica era importante, in alcuni casi uno status-symbol vero e proprio. La qualità dell’ascolto spesso superava quella di ciò che si ascoltava, si mostrava con orgoglio il proprio amplificatore – magari valvolare – il giradischi o i diffusori. Oggi tutto è relegato ad un oggetto di pochi centimetri, dotato di un altoparlante di millimetriche dimensioni che trasmette una musica compressa e ridotta in modo da poter occupare sempre meno spazio in minuscole memorie. Il potere della tecnologia in continua evoluzione.

Ma può, senza essere troppo retorici, questa evoluzione darci la bellezza del suono di una volta?

I detrattori della “musica liquida” non vogliono nemmeno prendere in considerazione la cosa ed, oggettivamente, è difficile potergli dare torto. Bisogna, però, fare delle distinzioni come sempre necessarie. Partiamo dal presupposto che è innegabile che la qualità sonora di un buon vinile si differenza da quella del CD, ancora di più dai vari formati (mp3 su tutti) compressi.

Però la qualità del vinile dev’essere buona, altrimenti anche questo supporto ha i suoi notevoli difetti ma – e qui casca l’asino – dobbiamo sempre tenere presente su cosa gira questo LP. Perché se, alla fine, utilizziamo l’impianto stereofonico acquistato in un supermercato (ed è già un paradosso che un supermercato venda queste cose), allora vale tutto, anche lo smartphone di ultima generazione.

Ascoltare la musica, buona musica, ben suonata, ben incisa è un piacere assoluto che andrebbe recuperato e a cui andrebbe ridata la giusta attenzione. Bisogna imparare a dedicare a questo piacere il giusto tempo e la totale concentrazione, ascoltando l’album acquistato (sempre meglio) o scaricato nella sua totalità, magari leggendo le note, imparare a conoscere chi suona in quel disco e perché è stato fatto, sfruttando le riviste musicali o il web. Inutile poi fare corsi di meditazione per “ritrovare se stessi e l’armonia interiore” se non riusciamo a dedicare tempo alle cose che ci piacciono veramente.

Lo dovete fare per voi stessi, la vostra vita cambierà, altrimenti sarà solo un inutile e preconfezionato tunz-tunz.

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