Millenials che ascoltano musica allo smartphone

In questo periodo di stasi obbligatoria impostaci dal Covid-19, da una parte è cresciuto notevolmente l’uso di portali e distributori online di immagini e film come NetflixPrime Video e Infinity, dall’altra si è sensibilmente abbassato invece quello dei siti riguardanti i servizi di musica in streaming. Questo, molto probabilmente, sta succedendo perché in condizioni “normali” la musica è una sorta di evasione o “semplice svago”: si ascolta una playlist energica mentre si è in palestra, si fa zapping tra migliaia e migliaia di album su Spotify se si rimane imbottigliati nel traffico, si ascoltano in velocità le canzoni appena uscite su Youtube mentre portiamo a spasso il cane, ecc. come una sorta di colonna sonora della nostra vita anche se non viviamo in un film.

 

FACCIAMOCI UNA DOMANDA

La musica ormai è diventata un semplice passatempo? Per rispondere a questa domanda dovremmo infilarci in una selva intricata di riflessioni, che probabilmente non ci competono e lasciamo ai più esperti, ma se ci basiamo “solo” sui dati oggettivi allora la risposta è si. Tutto ciò porta poi ad un’altra serie di domande correlate che vedono chiamati in causa soprattutto i giovani.

IL MONDO DEI MILLENIALS E GENERAZIONE Z

Spesso oggi vediamo i ragazzi che ascoltano musica con una sola cuffia mentre chattano su WhatsApp e lanciano cuoricini sulle foto di Instagram. Come si può dire che stiano realmente ascoltando quello che gli arriva in cuffia? Distrazione e Multitasking sono il pane quotidiano di queste nuove generazioni (Millenials e Generazione Z) che stanno crescendo senza saper realmente gustare un prodotto musicale.

Nei decenni passati, quando internet non occupava un posto così rilevante nella nostra vita, si pregustava l’uscita di un disco ascoltando il singolo che passavano alla radio. In silenzio, pronti con le musicassette vergini per registrare al momento giusto la canzone. Me senza andare in un passato troppo lontano, non è nostra intenzione passare per vecchi nostalgici, basta ricordare anche la bellezza di quei momenti in cui ci si prendeva il tempo necessario e si ascoltava con attenzione il testo perché su internet ancora non lo si trovava. Oggi, tutto questo tra i giovani è forse sparito. Vige sempre di più il tutto e subito, la leggerezza di canzoni stagionali e l’iper connessione costante anche e soprattutto mentre si ascolta musica (forse in questo caso sarebbe molto più adatto il verbo “sentire”).

E vogliamo parlare poi di generi vintage, maggiormente legati al passato? Sembra una missione impossibile. Come la si può far apprezzare ad una generazione che cresce in un mondo multimediale che corre più veloce della luce? Quel che oggi è nuovo domani è già superato e così si crea una sorta di catena di montaggio digitale che produce, produce e produce senza mai fermarsi: prodotti facili, veloci e leggeri. In un rapporto con le precedenti generazioni – quelle dei genitori, di amici più anziani o colleghi di lavoro – nasce una sorta di “scontro culturale” che vede opporsi due differenti fazioni. Quelli che difendono ostinatamente l’ideologia della musica come veicolo culturale, intrisa di storia e di ascolti attenti percepita dalle nuove leve come troppo impegnata e poco appetibile che, al contrario, pare possano venire attratti da un suono più immediato e meno importante nella sua forma, ma veicolo per far emergere una nuova forma di ribellione.

La musica in questi anni frenetici è diventata un sottofondo alle nostre vite sempre di corsa. Ora che il mondo ci ha costretto a fermarci dovremmo cominciare a riflettere e magari tornare a restituirle il posto che merita.

Perché forse proprio nei giovani è insita la scintilla che inevitabilmente lega passato e futuro, quel non so che di bello legato alla qualità e non alla quantità. Nonostante tutto, basterebbe dialogarci più spesso e provare a comprendere il loro mondo e la loro vita, un dialogo che spesso anche gli stessi ragazzi cercano.

I GIOVANI E LA MUSICA, E DOMANI?

È questo il futuro della musica o ci sarà un nuovo cambiamento? Potrà l’era del Coronavirus venire ricordata come punto di svolta per una società che stava correndo ben oltre le proprie umane possibilità? È presto per dare una risposta, ma nell’aria – nascosta tra terrore e disillusione – c’è anche una positivo desiderio di tornare alla “normalità”, con una voglia di rispetto. Rispetto per l’ecosistema, e rispetto per le persone. E, allora, all’interno di questo cambiamento – forse – la musica potrà recuperare il proprio ruolo centrale che, la storia ce lo insegna, è quello di comunicare messaggi, siano essi d’amore come di protesta, con alla base una struttura capace di creare sollievo alle anime. Perché la musica non potrà mai morire, se non con l’ultimo uomo.

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