Con il volume “Emozioni Garantite”, edito da Azzurra Music e scritto insieme a Massimo Cotto, Maurizio Vandelli ripercorre oltre sessant’anni di musica e di vita, alternando ricordi personali, aneddoti inediti e incontri con alcune delle più grandi icone del rock internazionale, da Jimi Hendrix a John Lennon, da Paul McCartney a Brian Jones fino ad Anita Pallenberg, con cui ebbe anche una breve relazione sentimentale.
Un racconto sincero che restituisce il ritratto di uno dei protagonisti della stagione beat italiana: la voce dell’Equipe 84, interprete di pagine fondamentali della nostra canzone e testimone diretto di un’epoca irripetibile.
Da quel libro prende spunto questa intervista a Maurizio Vandelli, avvenuta a seguito della presentazione alla Libreria Feltrinelli di Verona, lo scorso 26 ottobre 2022, in cui, assieme a Massimo Cotto ha ripercorso i momenti più significativi della sua carriera, tra successi, cambiamenti e passioni che continuano ancora oggi ad alimentare il suo percorso artistico.

Massimo Cotto e Maurizio Vandelli alla Libreria Feltrinelli di Verona, 26 ottobre 2022
INTERVISTA A MAURIZIO VANDELLI
“Emozioni Garantite” non è una semplice autobiografia. Cosa troverà il lettore tra queste pagine che finora non avevi mai raccontato?
«Non avevo voglia di fare l’elenco dei dischi, dei concerti o dei premi. Quello si trova dappertutto. Mi interessava raccontare quello che succede dietro le quinte, le persone che hanno attraversato la mia vita, i momenti belli e quelli difficili. Le emozioni sono quelle che restano quando il sipario si chiude.»
Il libro nasce dal dialogo con Massimo Cotto. Come si è sviluppato il vostro lavoro e quanto è stato importante avere accanto un giornalista capace di trasformare i ricordi in racconto?
«Massimo ha un dono raro: ascolta davvero. Non cerca la frase a effetto, cerca la verità delle persone. Con lui non sembrava di fare un’intervista, sembra di parlare con un amico. Credo che il libro abbia questa spontaneità proprio grazie al suo modo di lavorare.»
Ripercorrendo la tua vita, c’è un episodio che oggi ti emoziona più di quanto non facesse quando lo hai vissuto?
«Quando sei giovane vivi tutto di corsa. Oggi riguardo certi momenti con occhi diversi. Penso agli inizi con l’Equipe 84, ai sacrifici, ai chilometri fatti in furgone senza sapere cosa sarebbe successo. Allora sembrava normale, oggi capisco quanto fosse straordinario.»
Hai attraversato gli anni più straordinari della musica italiana. Cosa aveva quella stagione che oggi si è un po’ perso?
«Aveva il tempo. Il tempo di provare, di sbagliare, di crescere. Le canzoni maturavano insieme agli artisti. Oggi tutto corre molto più veloce. Ci sono grandi talenti, ma spesso manca il tempo per costruire una carriera e un’identità.»
Nel libro emergono incontri con personaggi entrati nella storia della musica mondiale. Qual è quello che ti ha lasciato il ricordo più intenso o più sorprendente?
«Ogni incontro ti lascia qualcosa. Ho avuto la fortuna di conoscere artisti straordinari, ma quello che mi colpiva davvero era scoprire quanto fossero persone normali. Dietro il mito c’erano uomini con le loro passioni, le loro paure e una sconfinata voglia di fare musica.»
Il progetto è accompagnato da un doppio CD dedicato a Lucio Battisti. Qual è il suo obiettivo: rendere omaggio all’amico Battisti o restituire quelle canzoni al pubblico con la sua sensibilità?
«Entrambe le cose. Lucio non ha bisogno di omaggi, perché la sua musica vive da sola. Io ho semplicemente cercato di interpretare quelle canzoni con il rispetto che si deve ai capolavori e con la mia storia personale. Non volevo imitare nessuno, solo raccontarle attraverso la mia voce.»
Molti artisti evitano di confrontarsi con il repertorio di Battisti. Tu invece lo hai affrontato con naturalezza. Quanto hanno inciso i ricordi personali nel modo di interpretare questi brani?
«Tanto. Quando canti una canzone che ha accompagnato un pezzo della tua vita non puoi essere distaccato. Ogni parola ti riporta a un momento preciso. Forse è proprio questo che arriva al pubblico: non una semplice esecuzione, ma un vissuto.»
Se dovessi scegliere una sola canzone di Battisti che rappresenta meglio il Maurizio Vandelli di oggi, quale sarebbe e perché?
«Forse ‘Emozioni’. Perché, con il passare degli anni, ti accorgi che quello che conta davvero non sono i numeri o il successo, ma le sensazioni che hai provato e che riesci ancora a trasmettere agli altri.»
Dopo oltre sessant’anni di carriera continui a salire sul palco con entusiasmo. Cosa provi ancora pochi istanti prima che si accendano le luci?
«La stessa emozione del primo concerto. Se un giorno dovesse sparire, significherebbe che è arrivato il momento di fermarsi. Finché sento quel batticuore vuol dire che ho ancora qualcosa da condividere.»
Guardando al ragazzo dell’Equipe 84, c’è qualcosa che oggi gli diresti? Un consiglio, un rimprovero o semplicemente un grazie?
«Gli direi grazie. Perché ha avuto il coraggio di inseguire un sogno quando sembrava una follia. E gli direi anche di godersi un po’ di più il viaggio, senza pensare sempre a quello che verrà dopo.»
Oggi il pubblico vive la musica in modo molto diverso rispetto agli anni Sessanta e Settanta. Che rapporto hai con le nuove generazioni che scoprono le tue canzoni?
«Mi fa sorridere vedere ragazzi che conoscono canzoni nate prima di loro. Significa che la buona musica non ha una data di scadenza. Cambiano i mezzi con cui si ascolta, ma le emozioni restano identiche.»
Se il libro dovesse lasciare un’unica emozione al lettore una volta chiusa l’ultima pagina, quale vorresti fosse?
«Vorrei che chi lo legge capisse che la vita è fatta di incontri, di passioni e di occasioni da cogliere. La musica mi ha regalato tutto questo, ma credo che valga per chiunque. Se il libro riuscirà a trasmettere un po’ di gratitudine per il proprio percorso, allora avrà raggiunto il suo scopo.»
[Lorenz Zadro]






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